E non è un post per giovani.

E non è un post per giovani.

Il momento è arrivato, mi sento come Statler e Waldorf.
Spettatore di uno show che mi diverte solo quando posso deriderne i protagonisti.

Metà delle franchigie NBA ha un roster imbarazzante. Non sono semplicemente escluse dalla post-season, sono assolutamente non competitive.

E gli interpreti?
Dieci anni fa si affacciavano al massimo campionato LeBron, Wade, Bosh, Melo, ora tutti all’apice della loro carriera. Due anni dopo è la volta di Chris Paul e Deron Williams. Delle annate successive spicca il 2007, quando entrarono in scena Durant e Oden. Il centro dei Blazers di fatto mai visto davvero in NBA, per fortuna c’è rimasto almeno Domineddio.

Il presente (e il futuro prossimo) è in questi nomi. Più Rose al rientro.

Tutti giocatori che fin dal primo passo sul parquet ci hanno costretti alle ore piccole, incollati al monitor della tv o agli streaming nelle lingue più improbabili.
Come prima di loro era capitato con quelli che sono ormai in parabola discendente: Nash, Nowitzki, Pierce, Garnett, Duncan, Ginobili, ecc.
Ora?

Quali sono i nomi per la NBA del futuro?
Quelli che.. aspetta un paio d’anni e vedrai se non inizia l’ascesa che li porterà a giocare per il titolo per dieci anni.
Wall? Lillard? Griffin? Irving? Cousins? Monroe? (Anthony) Davis? Holiday? Gordon? George? Harden?

Ne abbiamo già persi tanti in questi anni, tra quelli che semplicemente spariscono dopo un paio d’anni promettenti, relegati in panchina in squadre sotto il 40%. E quelli (troppi) che l’estrema intensità e fisicità della NBA del nuovo millennio ha bloccato o ridimensionato.

Corrono più veloce, saltano più in alto (si rompono di più e più giovani), giocano meno a basket.
Forse è per un livellamento in basso del gioco che sono diventato un simpatizzante dei rivali di una vita, gli Spurs.

In questo contesto Brandon Roy e Danilo Gallinari sono state due boccate d’ossigeno, due interpreti fuori dal proprio tempo.
Se a questi due aggiungiamo pure l’assenza di Kobe Bryant, questo è il count-down di accompagnamento ai playoff meno entusiasmante di sempre.

O forse sono solo diventato un vecchio nostalgico e acido.

Tags:

5 Comments to “Non è una NBA per vecchi”

  1. Garion says:

    vogliamo puntare su harden wall lillard e irving? dai almeno sti quattro…
    nel frattempo io aspetto il ritorno del mamba. Tanto finchè non porta a casa il sesto non se ne va 🙂

  2. skin says:

    Si sei diventato nostalgico e acido 🙂
    Dai Harden,Wall,Davis,Lillard,Irving,Holiday,Curry,Griffin non sono una brutta base di partenza…poi sui roster inguardabili,ok che ne sono alcuni ma non tutti
    P.s Questi Playoffs saranno molti interessanti secondo me

  3. Frinf says:

    l’est sarà inguardabile, sia per livello tecnico delle squadre che di gioco…il fatto che QUESTI celtics facciano comodamente i playoff ad est la dice lunga.

    ma ad ovest sarà divertente…poi chi sopravvive se la vedrà con miami.

  4. Garion says:

    a est c’è anche una certa ny… 😉

  5. Saimon says:

    Cambia il gioco, cambiano gli interpreti, cambia la nostra capacità di “annusare” il talento.

    Così è nella musica, nel cinema, in tutto…….

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>