Dopo aver considerato chi sta on the sunny side of the street, è il momento di una carrellata sui cinque volti che non hanno bisogno di cappelli né di occhiali da sole.
Arrancano nelle tenebre..

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Baron Davis e coach Dunleavy? Non può funzionare.

Baron Davis e coach Dunleavy? Non può funzionare.

-1. Los Angeles Clippers: Mike Dunleavy sr.
C’è un sito – firedunleavy.comMike Dunleavy peggior coach della NBA.
E c’è pure una petizione online che fornisce argomentazioni valide a sostegno di quanti chiedono la testa del coach dei Clippers.

Mi limito a citare le parti più oggettive. Si legge:

La squadra sembra bellissima sulla carta, ma gli schemi offensivi sono orribili e le sostituzioni di Mike sono perfino peggiori. […] Una unica stagione vincente in sei anni, è un assoluto disastro. […] Da tifosi della squadra chiediamo, per cortesia, di sollevare Mike Dunleavy dai suoi compiti di allenatore. Troppi giocatori si sono lamentati del suo modo di allenare, e perfino i giocatori che ambiscono a diventare allenatori – come Sam Cassell – hanno preferito andare ad imparare da altri (George Karl). Che vorrà dire?

Che Dunleavy finisce dritto dritto nell’articolo – in fase di lavorazione – su quei coach spesso buoni per dare struttura ad un gruppo di sbandati, ma poi totalmente incapaci di guidare una squadra alla completa maturazione.

-2. Philadelphia 76ers: Elton Brand
Nell’estate 2008 era opinione comune che agli emergenti Sixers mancasse un giocatore capace di produrre quei canestri nel pitturato che il limitato Dalembert non poteva (e non può) garantire. L’esoso acquisto di Brand mise tutti d’accordo: best move al mercato dei free agent.

Sono un grande estimatore di Elton Brand e non lo ritengo affatto responsabile del parziale flop di Philadelphia. È altresì innegabile che Brand non sia il difference maker atteso e nella scorsa stagione i migliori risultati si ottennero proprio quando lui era in infermeria.

Rientrato dall’infortunio l’ex Clippers non è più al centro del progetto. Non è solo una questione di stile di gioco (invito gli scettici a rivedersi i playoff del 2006, prima di sostenere che Brand non possa adattarsi ai ritmi elevati dei Sixers).

La dirigenza ha pure ceduto Andre Miller, lasciando di fatto ad Iguodala (il top scorer della squadra) il ruolo di miglior passatore e creatore di gioco. Non c’è un Cassell, ma neppure un Turkoglu. In questo contesto è difficile immaginare un’inversione di rotta nella città dell’Amore Fraterno.

-3. Minnesota TimberWolves: Al Jefferson
Sempre più mi rifiuto di considerare i lati positivi della disastrosa trade che ha privato Minneapolis di Kevin Garnett. Non è solo il valore del giocatore, ma anche il suo ruolo fondamentale di leader. Come avete già letto nel post di debutto di Gerry, The Big Ticket è semplicemente il perno su cui Boston ha posto le basi per il ritorno al titolo Nba. Due anni fa come oggi, l’identità difensiva è il marchio di fabbrica dei Celtics di Thibodeau e Garnett È l’identità difensiva dei verdi.

Jefferson, di contro, è solamente un giocatore molto dotato.
Potrebbe pure terminare la carriera con statistiche migliori rispetto al giocatore di cui ha preso il posto, ma avrà mai un impatto sulla squadra paragonabile a quello del suo predecessore? Sarà mai una forza trascinante in grado di far rendere al massimo i propri compagni?

Oggi Kevin Arnovitz ha fatto un confronto tra l’aggressivo giocatore ammirato ai Celtics e la sua versione sbiadita in questo avvio di stagione. Profiles in frustration si conclude così:

Vuoi perché risente eccessivamente della pressione di farsi carico di una squadra indebolita , vuoi perché si sente ostacolato per non essere a 100%, il linguaggio del corpo di Jefferson è in forte contrasto con la fame di palloni a cui ci aveva abituato quando era in forma. [..] Ma la scorsa notte il lavoro in post di Jefferson non è sembrato essere altro che, appunto, lavoro. E a chi l’ha osservato, Al Jefferson non pareva uno che si diverte molto nel suo lavoro.

Nel dopo-trade i Lupi hanno vinto 22 e 24 partite di regular season e se la terza stagione comincia con un poco edificante 1-13, che ce la facciano ad arrivare al pur misero traguardo di 26? Chi la vede la luce alla fine del proverbiale tunnel?

-4 Washington Wizards: Gilbert Arenas
Dopo tre stagioni sempre sopra le 40 vittorie, i Wizards parevano pronti a spiccare il volo. Gli infortuni bloccano Arenas, Butler e tutti i giocatori sopra i 205 centimetri ed ecco che la squadra della Capitale ne esce con il peggior record ad est.

La nuova stagione non può che iniziare con un obiettivo: riscattarsi. Il grande ritorno dei Maghi passa dal recupero pieno dei suoi pezzi da novanta, ma per offrire qualche garanzia in più si aggiunge profondità al roster: Mike Miller, Randy Foye, Fabricio Oberto.

Flip Saunders è il nuovo coach, uno che in 13 tentativi ha centrato i playoff 11 volte. E se anche Andray Blatche in contumacia Jamison vale una candidatura al MIP 2010, come mai gli Wizards arrancano con 4 vittorie in 12 sfide?

Gilbert Arenas è il leader di questa squadra.
È il decision-maker, nella fase d’attacco di Washington.
Ed è sempre stato un gran chiacchierone, nonché blogger. Questa la terribile escalation delle sue dichiarazioni.

Mi accorgo che penso troppo in campo. Mi sto concentrando nel dare assist perché voglio essere etichettato come ‘point guard’. Chris Paul fa 20 punti e 10 assist di media e viene considerato la migliore point guard. Hey, in questo sistema posso fare anche io 20+10. Lasciatemi fare 20+10.

Ho convertito il mio modo di giocare per cercare di coinvolgere la gente, ma ad essere onesti alla fine siamo la stessa squadra di tre anni fa. [..]

Infine l’uscita delle agende nascoste, definizione con cui ha voluto alludere agli otto compagni di squadra che avrebbero già la testa alla prossima estate, quando saranno free agent. D’altra parte lui il suo contratto da 111 milioni in sei anni l’ha già firmato.

Queste sarebbero dunque le parole di un leader?

Non che sia Agent Zero il responsabile del record attuale dei Wizards, ma tirando con meno del 40% dal campo (e sbagliando più di un libero su quattro) e affiancando 4 palle perse ai 6,3 assist che consegna, dall’alto di cosa punta il dito sui compagni?

-5. New Orleans Hornets: Byron Scott
Il compagno di backcourt di Magic Johnson ai tempi dello show-time gialloviola occupa solo la quinta posizione. Sia per pietà umana, avendolo già ampiamente contestato, sia perché è stato licenziato e dunque non sarà più su di lui che si punterà il dito per i mali degli Hornets.
Tuttavia…

In Lousiana si liberano di Byron Scott e sono sconfitti da Portland. Dal match successivo devono fare a meno dell’infortunato Paul e subito si arrendono in Georgia. Due partite per assorbire l’urto e poi le rovine degli Hornets ne vincono tre di fila, superando le due leader di Conference – Phoenix e Atlanta – e sfiorando il poker contro Miami, battuti solo da un coraggioso jumper di Haslem nel finale. Le matricole Marcus Thornton e Darren Collison improvvisamente si fanno valere.

Rimpiazzato con una soluzione improvvisata, così mi appare la coppia formata dal GM Jeff Bower e dal neo-assistant Tim Floyd, Scott non si sta facendo rimpiangere. E la squadra sembra aver iniziato ad affrancarsi da quella Paul-dipendenza tipica della gestione del fu Coach of the Year.

Che però già minaccia: Tornerò ad allenare!

Osservati speciali: New Jersey/Rod Thorn e San Antonio/Ginobili.

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