La stagione in tre foto.

«It's a hard knock life, Mikhail.»

È stata la stagione zero, come da slogan della divisione marketing: it’s all new.
E ci mancherebbe altro dopo le dodici vittorie della regular season 09-10, che hanno fatto definitivamente ripiombare i Nets nella loro storica dimensione, dopo gli anni magici delle finali con Kidd.

Nuova proprietà, nuovo general manager, nuovo allenatore. Servirebbero anche nuovi giocatori.. Ma al magnate russo non sono bastati né i soldi, né l’influenza della rap star Jay Z e neppure l’annunciato trasloco a Brooklyn: prima LeBron James, poi Carmelo Anthony hanno detto niet.
Quando ormai sembrava tutto rimandato all’estate, a sorpresa ecco il colpo che non ti aspetti.

Franchise player... o solo di passaggio?

Deron Williams però non promette nulla, alimentando una possibile telenevola per i prossimi anni e lasciando intendere che per restare ai Nets non vuole compiere alcun atto di fede, ma avere garanzie di competitività.
Già perché l’attuale roster dei Nets non consente di sognare in grande.

L’unica attrazione si chiama Brook Lopez, un centro alto, allenabile e molto dotato offensivamente. Una potenziale star, con il malus non trascurabile di essere un difensore discutibile e di avere una maggiore confidenza con i rimbalzi del solo Bargnani.
Alla faccia dei 7 milioni di dollari a stagione Travis Outlaw non ha ripetuto quanto visto a Portland, mentre il Piccolo Generale è riuscito a cavar fuori da Kris Humphries (nel contract year) un insospettabile fattore.

«(We'll play in) Brooklyn, baby!»

I soldi non hanno fatto miracoli, ma fin quando Deron non esce allo scoperto non c’è fretta. Bisogna invece smettere di sbagliare le scelte (passati senza lasciar traccia Terrence Williams e Derrick Favors) e confermare il #8 lavorando attorno a lui. Con Deron ai Nets manca un free-agent di lusso per tornare subito ai playoff, completando poi il roster con i giusti gregari. Senza Deron si rischia un altro anno zero.

Prokhorov troverà il modo per soddisfare le ambizioni dell’ex playmaker dei Jazz, anche perché l’obiettivo è presentarsi a Brooklyn, tra 18 mesi, con una squadra all’altezza della piazza prestigiosa.

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