Primo posto ad Est; primo posto assoluto nella lega; primo posto nel ranking ESPN che – non si sa bene perché – sembra diventato più indicativo della reale classifica.

Se ne stanno accorgendo tutti, tranne i tifosi locali: sì, Atlanta potrebbe essere diventata contender.

Cosa è cambiato e cosa si nasconde dietro questo inizio sfavillante dei Falchetti?

Joe Johnson, leader e play occulto di Atlanta.

Joe Johnson, leader e play occulto di Atlanta.

1 – Piano o forte?

Terzi per punti a partita (108), subito in coda agli adepti fuori categoria del run&gun (Warriors e Suns); quinti per percentuale dal campo (48%); terzi per palle perse (12.7). Eppure fatico moltissimo a considerare gli Hawks una squadra di alta qualità offensiva.

Se riescono a correre fortissimo come amano fare, sono forse il meglio che la lega può proporre al momento.

Il loro attacco a difesa schierata però non solo batte in testa e non rappresenta un raffinato affresco per i puristi, ma è proprio impossibile da decifrare.

Non si sa cosa fanno, non eseguono, non entrano nei giochi, non hanno principi riconoscibili ed un’identità marcata. Vanno tutti per conto loro con iniziative personali.

Sono come quelle jam sessions di musicisti jazz che si ritrovano in locali notturni per pochi eletti: il pianista propone qualcosa, il trombettista gli va dietro a modo suo, il sassofonista improvvisa un assolo, nessuno segue uno spartito.

Ma mentre in quelle rimpatriate si sforna grande musica, qui lo spettacolo è quantomeno discutibile.

Ci si guarda, si comunica poco, magari ci si fa vedere in situazioni di emergenza, ma in buona sostanza si aspetta fermi di apprendere cosa decide di fare chi ha la palla in mano, solitamente Johnson. E misteriosamente si va a segno.

E’ sulla varietà e sulla qualità dell’esecuzione offensiva che coach Woodson (storicamente non specialista in materia) deve lavorare se vorrà recitare un ruolo da protagonista anche in primavera.

2 – Josh Smith: when three becomes four

Troppo spesso si è fatto l’errore di identificarlo come ala piccola con prospettive perimetrali, dimenticandosi per esempio dei suoi 207 centimetri.

Ora Josh si è imposto la rinuncia all’agghiacciante tiro da 3 punti (mai raggiunto il 31% in 5 anni di carriera) e gioca come le sue inintelligibili caratteristiche gli impongono di fare: da 4, da ala grande up to date.

Risultato? Dal 49% al 56% dal campo, 2 assist, 2 rimbalzi ed 1 stoppata in più a partita, diminuzione delle palle perse.

E’ secondo nella NBA per punti in campo aperto. Se prende lui rimbalzo difensivo, gli Hawks corrono per inerzia: sta già pensando di metterla a terra quando ancora è in salto e poi imposta il contropiede dimenticandosi dell’esistenza di Bibby.

In difesa ha una non celata voglia matta di giocare e dominare da defensive overload, cioè staccandosi dal proprio avversario per andare all’assalto del pallone e delle emergenze in aiuto.

Per altro non ama muovere i piedi ma rende di più se può giocare contro lunghi stanziali ed opporre loro il suo andare più in alto di tutti. Da dietro in recupero poi è illegale: sta lottando con Brook Lopez per il primato assoluto nella classifica di stoppate.

In sintesi: gli piace andare e giocare dove e come vuole lui.
In conclusione: All Star. Perché vuole lui.

3 – Il marchio di fabbrica

Versatilità ed atletismo: i giocatori del quintetto sono pletorici atleti, hanno la facoltà di cambiare su qualsiasi situazione di pick&roll e non sono esattamente quello che il loro ruolo dovrebbe rappresentare.

C’è il play che fa i blocchi, la guardia che fa il play, l’ala piccola che è un’ala grande, l’ala grande che gioca centro.

In molti leggono prevalente il rischio del sottodimensionamento, soprattutto di Horford e di Smith.
Ma si torna al solito equivoco dei ruoli attuali nella NBA ed alla pericolosità di certe etichette: sono gli Hawks ad essere atipici oppure l’anomalia è rappresentata da chi non riesce ad adeguarsi alla loro presunta atipicità?

Risultati e classifica sono a disposizione per la risposta.

Sottodimensionati a chi?

Sottodimensionati a chi?

4 – Nobody in the paint = point in the paint

Gli Hawks sono nettamente al primo posto nella lega per punti segnati in area (53.3).

Il paradosso è che la loro area è sempre vuota, sia per far spazio ai tagli degli atleti che sanno finire da sotto che per arrivare a rimbalzo da posizioni che la difesa non si aspetta.

Chiedere a Boston, Portland e Miami, tutte battute a rimbalzo e massacrate in quello offensivo.

Il contropiede come parte integrante del loro gioco è l’altra chiave di lettura dei punti nel pitturato. E’ dogmatico: Atlanta cambia l’inerzia della partita quando corre, sfruttando la velocità tutto campo di Horford (avvistato in palleggio alla conduzione della transizione) e le doti insensate di Josh Smith.

5 – Amalgama, scienza esatta

Coach Woodson è mummificato su quella panchina dal 2004, prendendosi non pochi sberleffi per l’oggettiva scarsa creatività ed un carisma interlocutorio.

Eppure dando un’occhiata al numero di vittorie anno per anno si scorge un dato sfizioso:
2004-2005: 13
2005-2006: 26
2006-2007: 30
2007-2008: 37
2008-2009: 47

Gli Hawks sono la prima squadra dopo i Dallas Mavericks 1999-2003 a migliorare il record della stagione precedente per quattro anni consecutivi. E sono sulla buonissima strada per il quinto (10-2 al momento).

Josh Smith è arrivato insieme al coach; Johnson, Williams e Pachulia l’anno dopo; Horford e Bibby dalla stagione 2007-2008.

Si conoscono, ma non sono logori.
Alcuni perché giovani (Williams, Horford), altri perché hanno solo sfiorato l’anello (Bibby, Joe Smith) o per dare finalmente un senso alla loro carriera (Josh Smith, Crawford), ma la fame di questo gruppo è enorme.

Sono insomma come una vecchia canzone che ascoltiamo da anni ma che riusciamo ad apprezzare solo ora.
I said just an old sweet song keeps Georgia on my mind.

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2 Comments to “Georgia on my mind”

  1. Analisi di una completezza disarmante.

    E io dovrei scrivere un pezzo per Play It dopo che Gerry ha pubblicato una cosa del genere?!

  2. rodmanalbe says:

    Il Gerry ha portato fortuna, come suo solito….
    sconfitta contro gli Hornets

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