Oggi avrei dovuto esordire con qualcosa del tipo “davvero i Suns sono 8-1?!” ma ho preferito rimandare dopo aver notato che questa sera c’è in programma il big match ad ovest contro i Lakers. Così se dopo aver superato i Celtics riescono ad avere la meglio anche sui campioni in carica, la mia tesi sull’inconsistenza dei Suns diventerà una bella sfida.

Spazio allora all’uomo mercato del momento: Stephen Jackson.
Ecco la (mia) storia del trasferimento che può scombinare le gerarghie nella Lega.

Don Nelson dà indicazioni a Jackson, ancora per poco.

Don Nelson dà indicazioni a Jackson, ancora per poco.

Prima i fatti, poi le congetture.

Stephen Jackson vuole lasciare i Golden State Warriors.
Non che sia una novità, ma ora sta accelerando i tempi di questo addio. Non solo ha reso pubbliche le proprie intenzioni, ma ha incaricato il suo agente di fare il possibile per trovargli in fretta una nuova sistemazione.

Negli ultimi giorni coach Nelson ha spiegato ai media che l’agente di “Jack” può dire peste e corna di lui, l’importante è che il capitano continui a giocare come sa. Nel frattempo cercheranno un trasferimento che accontenti entrambi, giocatore e franchigia. La difficoltà, confessa Don, è trovare al contempo le contropartite adeguate per un giocatore dal contratto ricco e lungo come il suo: oltre 35 milioni di dollari in scadenza nel 2013.

Tanti soldi, per un giocatore che avrà 32 anni durante i prossimi playoff. Aggiungiamo a questo un carattere non esattamente facile ed abbiamo pressoché concluso la lista dei motivi per non essere interessati al veterano già campione con gli Spurs nel 2003.

Appurato il fatto che i suoi giorni ad Oakland sono contati, la questione riguarda unicamente la sua prossima destinazione. Jackson non si è limitato a chiedere di essere trasferito, pare abbia fatto un elenco di mete gradite: Cleveland, New York e le tre powerhouse texane.

Dallas appare rinata sotto la cura di Rick Carlisle e Josh Howard, a lungo sul piede di partenza, sembra ora rientrato nelle grazie della dirigenza. Guardando al loro roster, i Mavericks sono forse la squadra che meno ha bisogno di Jackson.

Gregg Popovich che si riprende un giocatore su cui non ha puntato dopo averlo avuto in organico? Altrettanto improbabile.

Su Houston si dice che sia pronta a mettere sul mercato Tracy McGrady ed i suoi 23 milioni di dollari in scadenza, eventualità in cui il solo Jackson non sarebbe certo una contropartita sufficiente.

A New York Stephen troverebbe un sistema di gioco familiare e sicuramente D’Antoni non potrebbe che beneficiare della presenza del veterano, ma il contratto lungo e pesante rema nella direzione opposta alla strategia svuota-il-cap di Walsh.

L’ipotesi Cleveland, invece, è clamorosamente intrigante.

L’arrivo di Shaq in Ohio non ha dato i frutti sperati, per ora. Imputato numero uno di questa partenza sotto il par è la fase offensiva: i Cavs segnano 95,7 punti a partita, 5 meno della passata stagione.

A mio avviso due sono le ragioni principali: i pochi canestri facili per LeBron, spesso costretto a crearsi da sé il tiro, e la difficile compresenza di Shaq e Varejao.

Gli esperiementi estivi del doppio centro non potevano che restare tali: anche se Ilgauskas potrebbe in fase offensiva allontanarsi dal canestro avversario, poi in fase difensiva la coppia di lunghi con Shaq creerebbe il grave punto di domanda su chi marca l’ala forte avversaria, specie se questa è veloce e con un discreto raggio di tiro.

L’alternarsi dei due veterani con Varejao è decisamente più ragionevole, ma il brasiliano in fase offensiva si accoppia decisamente meglio con il lituano piuttosto che con The Big Cactus. Il centro campione con Lakers e Heat non può che dare punti dal pitturato e il principale punto debole di Varejao è proprio quello di non avere un tiretto piazzato dai 4-5 metri affidabile.

Meno soluzioni, maggiore prevedibilità.

Charles Barkley si dichiarò a dir poco perplesso dalla mossa di mercato di Ferry.

Siamo realisti, non possono battere i Celtics o i Lakers e probabilmente neppure i Magic o i Nuggets. L’acquisto di Shaquille O’Neal sarà un grande affare per loro perché libera spazio salariale per la prossima estate. Ma non fa di loro una delle prime due o tre squadre in NBA.

LeBron giustifica le difficoltà di questo inizio di stagione unicamente in termini di naturali aggiustamenti che una squadra deve affinare con l’arrivo di un giocatore che ne altera gli equilibri. Una mera questione di tempo, insomma.

A mio avviso, però, il GM dei Cavs ha la possibilità di sistemare tutto via trade. A maggior ragione se consideriamo che, una volta tornato dall’infortunio, in panchina c’è un altro uomo d’area a roster: Leon Powe.

Rinunciare ad un big in favore di un giocatore duttile ed esperto come Stephen Jackson potrebbe colmare in un colpo solo il gap che ora divide Cleveland da Boston. Jackson può giocare sia guardia che in entrambi i ruoli d’ala e per tutte e tre le posizioni rivelarsi un signor difensore. Con LeBron potrebbe formare la coppia di ali più completa ed incontenibile della lega ed essere complemento ideale per un O’Neal che non vuole pestarsi i piedi con nessuno sotto le plance.

Uno scenario di mercato molto accattivante e apparentemente percorribile è quello che propone Matt Steinmetz (fanhouse.com): Jackson in Ohio e percorso inverso per il contrattone in scadenza di Ilgauskas.

Se nella trade ci finisse pure Delonte West si potrebbe parlare di capolavoro.

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One Comment to “Moving Jackson”

  1. canigggia says:

    La tesi è molto interessante, ma è difficile che Cleveland lasci partire un totem come Ilga, che è apprezzatissimo da LUI e dal resto della franchigia… A meno che non si riproponga una soluzione ‘alla Joe Smith’, ovvero facendolo tagliare e ritornare un mese dopo in Ohio… Allora sì che sarebbe veramente un capolavoro…

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