Caduta anche la Kentucky di John Wall per mano di un folletto di nome Devan Downey che ha guidato South Carolina all’upset, già a Gennaio siamo rimasti senza imbattute nel college basket. Villanova, Syracuse e Michigan State vanno all’assalto delle due squadre maggiormente accreditate da inizio anno (Kentucky e Kansas), rimaste orfane di Texas che perde colpi. Georgetown e Purdue rientrano in top 10 dalla quale restano fuori per pochissimo i mormoni di Brigham Young.

La delusione: i playmaker della nuova generazione
Per trovare un’alternativa alla prima scelta assoluta John Wall nel prossimo draft, gli osservatori USA indicano Kalin Lucas di Michigan State (illetterato di rare proporzioni per controllo e gestione del gioco), Sherron Collins di Kansas (buono, compatto, solido, tiratore, ma non un play valorizzatore), Jerome Dyson di Connecticut (mio pallino, ma anche mille dubbi per le prospettive pro), Matt Bouldin (indicato miseramente point guard per fare numero, ma si tratta di un 195 centimetri bianco che esce dai blocchi alla Ray Allen).
Detto fuori dai denti dopo la vendemmia dello scorso draft, non solo non è l’annata dei play, ma non vedo grandi sbocchi anche in proiezione successiva, ad ulteriore conferma di quella metamorfosi ormai consolidata del ruolo più volte richiamata in passato. Curioso che gli unici nomi che mi appunterei al momento siano Bledsoe e Taylor, ovvero due compagni rispettivamente di Wall e Collins.

Il penetratore: Ishmael Smith – Wake Forest
Tuttavia con un po’ di pazienza qualche insospettabile interprete tra le point guard si può ancora trovare. Nessuno sa battere l’uomo, penetrare e concludere al ferro come questo senior da Wake Forest.
Sta imperversando dopo la partenza di Jeff Teague trovando posto in quintetto ed insindacabili minuti in campo, con raddoppio di quasi tutte le sue statistiche. Intendiamoci, i fenomeni sono altrove ed una scelta al draft difficilmente rientrerà negli orizzonti futuri di Ishmael, ma nella pur sempre competitiva ACC credo sia senza dubbio la rivelazione più eclatante, specie dopo aver fatto a fette North Carolina a domicilio. E’ a 15 chili e ad un tiro da fuori affidabile dal diventare un prospetto da seguire, ma in Europa potrebbe fare babilonia.

Ishmael Smith, sguardo del penetratore.

La scommessa: Jeff Taylor – Vanderbilt
In estrema sintesi, è la versione svedese e cresciuta negli Stati Uniti di Nicolas Batum. Fattispecie clamorosamente in auge nella NBA, è il prototipo dell’ala piccola moderna che sa fare un po’ tutto senza eccellere in specifici fondamentali, ma che soprattutto vanta un atletismo ammaliante ed un’apertura di braccia impressionante per essere onnipresente in campo, per rimbalzi, recuperi, stoppate, aiuti difensivi e tanto contropiede.
Tecnicamente da rifinire specie al tiro, ma può diventare l’ingranaggio decisivo per la chimica di squadre di vertice. Il problema è che se ne stanno accorgendo un po’ tutti, tanto da scalare una posizione dopo l’altra nelle previsioni del draft 2011 alzando forse troppo il profilo delle sue aspettative.

La caduta libera: North Carolina
Fa sempre un certo effetto non vedere UNC nelle prime 3 posizioni del ranking delle squadre NCAA; sbalordisce scorrere la classifica e prendere atto che non sia nemmeno nelle prime 10; annienta il fatto che i campioni in carica non si trovino nemmeno nelle prime 25! 4 sconfitte in 5 partite (tra cui l’invereconda caduta a Charleston) e record negativo dopo 5 gare di conference: non sono numeri accettabili per la storia recente dell’ateneo.
Su Ed Davis ho già espresso i miei dubbi; Deon Thompson non è male come viene dipinto, ma certamente il talento puro risiede altrove; Larry Drew mi sembra sempre interessante per geometrie e controllo, ma è il play con meno personalità che si sia mai visto a Chapel Hill negli ultimi 30 anni; gli uomini chimica Gynard e Graves non possono essere deputati a prendere in mano la squadra; dalla panchina i gemellini Wear che tanto piacciono a coach Williams, il lungagnone Tyler Zeller (pur in netta crescita e sempre più simile ad Hansbrough in attacco) ed il playmakerino di riserva Strickland sono ben lontani dal rappresentare un fattore, così come il prospettone John Henson è a dir poco tenuto a bagnomaria dallo staff tecnico.
Tempi duri erano attesi, ma fino a questo punto…

La realtà tattica: Hi-lo Motion Offense
Il vecchio ed usurato alto-basso non solo non va fuori moda, ma viene implementato con opzioni e variazioni che vanno ben oltre il classico posizionamento dei lunghi ai due post, base del sistema.
Pioniere incontrastato di queste elaborazioni nella NCAA moderna è coach Bill Self a Kansas, che sfrutta quest’anno la crescita imperiale e le riconosciute qualità di passatore di Cole Aldrich e la versatilità dei gemelli Morris, entrambi potenziati fisicamente ed ottimi interpreti senza palla.
Post alto, post basso, backdoor, continuità di tagli sul lato debole, ribaltamenti: non è un attacco immediato sia da insegnare che da imparare, le guardie hanno poco spazio per esaltare le proprie abilità in penetrazione e devono essere soprattutto tiratori perimetrali, ma col materiale adatto è una delle migliori soluzioni contro le appiccicaticce difese a zona del college basket.

La segnalazione: Lavoy Allen – Temple
Il nuovo Carl Landry, in versione low profile. Non se lo fila letteralmente nessuno, non compare in alcun ranking e men che meno nei vari mock draft, eppure come tira giù rimbalzi (10 a partita) questo qui se ne vedono davvero pochi in giro per il paese.
Il discorso è lo stesso fatto per Ishmael Smith: non è un fenomeno e non ci va nemmeno vicino dall’esserlo, perché il talento e la qualità risiedono chiaramente altrove; però è quasi impossibile trovare uno scienziato di tale livello tra i lunghi di scuola USA: conosce il gioco, ha educati fondamentali, sa sempre cosa fare in area, ottimo passatore dal post e benissimo nei ribaltamenti, buon uso del perno ed ottimi tagli dopo aver portato il blocco, voglia e cuore in difesa, atleta completo, anche decoroso piazzato dalla media.
Descrizione da primo giro del draft, destino quasi certo da undrafted, ma non c’è niente di più sfizioso della ricerca di questi ragazzi nel sommerso NCAA.

James Eayrs e Chubby: quando il cinema ispira la realtà.

L’idolo: James Eayrs – Milwaukee
Dal Wisconsin e dal Minnesota normalmente non ci si può aspettare molto altro di bianchi falegnami e taglialegna spesso con gote rosse e chili di troppo; ed eccovi servita la fattispecie estrema.
Bisogna avere almeno 25 anni per ricordarsi di un film culto degli anni ‘80, Voglia di vincere, in cui il licantropo Michael J. Fox si trasformava da ragazzo imbranato a uomo lupo cestista che guidava alla vittoria scarsissimi compagni di squadra segnando in tutti i modi a suo personale piacimento; tra questi compagni spiccava per insipienza e chilogrammi il numero 55, Chubby, classico bonaccione che preferiva le merendine al pallone da basket.
Bene, Chubby è tornato, ha sempre il numero 55, gioca a Milwaukee, fa segnare alla bilancia il dato di 140 chili compressi in meno di 2 metri d’altezza e viaggia pure a 12 punti a partita, poiché la mano è tutt’altro che da disprezzare; ma si fa chiamare James Eayrs. Potenziali idoli crescono sempre nel sottobosco NCAA.

L’inattesa: Pittsburgh
Persi in un colpo solo DeJuan Blair, Sam Young ed i meno appariscenti Fields e Biggs, l’ottimo coach Dixon pareva destinato alla classica sofferta stagione di ricostruzione per vagliare il nuovo asse attorno al quale ripresentarsi competitivi nei prossimi anni. Ed invece le Pantere sono sorprendentemente e saldamente nella top 25 e sono tra le squadre meglio allenate del college basket.
Il materiale non è eclatante: hanno un tronco d’abete in area che offre alla causa solo corpo e centimetri (Gary McGhee), un ala tutto fare che si intrufola ovunque e può avere una carriera in Europa (Brad Wanamaker) e soprattutto uno dei più scriteriati frombolieri dalla distanza con rilascio tanto strano ed anticipato quanto efficace e mortifero (Ashton Gibbs), ma nessuno di loro è da leggere in ottica NBA.
Attorno si aggira una banda di freshmen interessanti (il play brooklynese Woodall, i lunghi Taylor, Miller e Richardson) che assicurano risultati anche in futuro, così come è legittamente assicurata a Jamie Dixon la candidatura al premio di Coach of the Year, sentitissimo nel college basket.

TOP 10 Ranking Associated Press:

# 1. Kentucky
# 2. Kansas
# 3. Villanova
# 4. Syracuse
# 5. Michigan State
# 6. Texas
# 7. Georgetown
# 8. Duke
# 9. West Virginia
# 10. Purdue

TOP 10 Consensus Mock Draft:

# 1. John Wall PG – Kentucky
# 2. Derrick Favors PF – Georgia Tech
# 3. Donatas Motiejunas PF – Lituania
# 4. Ed Davis PF – North Carolina
# 5. Al-Farouq Aminu F – Wake Forest
# 6. Evan Turner SG – Ohio State
# 7. Cole Aldrich C – Kansas
# 8. Xavier Henry SG – Kansas
# 9. Greg Monroe PF – Georgetown
# 10. Willie Warren G – Oklahoma

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6 Comments to “NCAA today (2)”

  1. Vitor says:

    Bene dunque sullo svedese, come già detto altrove, hai il mio beneplacito. Il ragazzo piace parecchio già come secondo anno.
    Sui play… beh, il fatto che quest’anno ce ne siano pochini non sarebbe preoccupante, visto quanto ha offerto lo scorso draft. Preoccupa di più la mancanza di alternative in ottica futura, ma appunto può sempre venire fuori uno come Smith.

    Dyson è anche un mio pallino, ma venga da queste parti a farne 18 a sera, grazie.

  2. Leonardo Ancilli says:

    Gerry Ma in ottica draft come mai uno come Greg Monroe ha così poco credito ? A me sembra un signor lungo con mani educate. Quest’anno mi sembra abbia pure fatto diversi step in avanti in difesa. Uno come lui per me è roba da top 5 altro che il lituano della Benetton.

    E per Devan Downey chance di NBA pari allo zero ?

  3. Gerry says:

    Greg Monroe è e sarà uno dei casi del prossimo draft.

    Alla prima visione resti abbagliato: passatore e lettore offensivo delizioso, ben allenato, qualità rara nel gioco frontale, piedi da ballerino, tocco fuori media per un lungo.
    Poi alle visioni successive scattano le paranoie: non va bene a rimbalzo, non muove i piedi in difesa, sembra annoiarsi in post basso, non ama le botte e stare in area, accende e spegne nel corso della partita, non ha un ruolo definito.

    La Princeton di Georgetown in effetti esalta alcune caratteristiche e ne nasconde altre, quindi non è proprio facile immaginare la trasposizione su parquet NBA; io lo vedo come una via di mezzo tra Jamison e Boris Diaw ed escludo che finisca fuori dalla top 10 a fine Giugno (questa estate era dato certo in top 5). Però un front office può avere timore di scegliere così in alto una fattispecie del genere.

    Downey idolo, il miglior giocatore NCAA sotto il metro e ottanta, ma nella NBA moderna è quasi un fatto statistico: non si possono avere più di 2 giocatori sotto i 175 centimetri contemporaneamente sotto contratto. Ed i posti oggi sono occupati da Boykins e Robinson.
    Protagonista in Europa.

  4. Leonardo Ancilli says:

    Sai Gerry ormai i parametri con cui si sceglie uno sono i più folli, e poi molto dipende da dove vanno a cascare questi giovani, io penso se uno come Greg Monroe lo metti in mano a Clifford Ray, ne viene fuori un gran bel giocatore se lo dai a Don Nelson finisce come Brandan Wright.

  5. Charles says:

    Tra i nomi da appuntarsi per il futuro tra le PG io mi sono segnato Strickland. Va catechizzato, però ha dei colpi di classe cristallina. Come diresti tu l’ho segnato con l’asterisco rosso!
    Un altro play interessante può essere McCamey di Illinois.. Fisico alla Deron (sarà che la maglia me lo ricorda ahah), discreta capacità di passatore, buona forza nel corpo, migliorato al tiro da lontano. Niente di eccezionale, classico giocatore da college, però non è da buttare!

    Invece tra i giocatori che nessuno si fila nemmeno per il secondo giro vorrei segnalare un mio pallino: Gavin Edwards.. Difensivamente molto competente, uomo di energia pazzesca, sotto canestro si sa far valere. Purtroppo è un po’ piccolo, però 10 minuti come specialista difensivo, di energia e picchiatore alla Foster o Magloire li potrebbe fare. Ho visto molto di peggio scelto a fine secondo giro!

    Per il futuro i miei altri pallini sono due mancini (sai che li adoro!) di KSU e MSU, Curtis Kelly e Delvon Roe..Soprattutto Roe è poco servito ma ha una eleganza nel fare le cose che mi ricorda dei campioni assoluti!

  6. Davide Bortoluzzi says:

    Su Motiejunas permettimi di dissentire..lo seguo da inizio stagione e ho visto almeno 3 partite anche degli Hoyas…sinceramente si tratta di giocatori differenti e di difficile accostamento. Un lungo con mani da pianista come monroe non lo trovi da nessuna parte in giro..l’unico che si avvicina come propensione all’assist è tale Jan Vesely del Partizan. Donatas è più l’archetipo del lungo con la dimensione esterna, buon ball handling, tiro da 3. E’ solido anche a rimbalzo, più di Greggone..e sta raccogliendo quasi 10 punti a partita in un team professionistico di buon livello.Rispetto al Bargnani visto a treviso inoltre ha anche già dei movimenti fronte e spalle a canestro di tutto rispetto.
    Io credo si tratti di un accostamento estremamente infelice.

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