This is me

This is me

Nome: Michele
Cognome: Lot

Nick: Mookie
Gli serviva un nome d’arte per fare il deejay alla radio e si mise a sfogliare i nomi dei giocatori NBA del tempo.. e in fondo Mookie assomiglia a Michi, come lo chiamano gli otto nipotini. Poi lui dirà che l’ha scelto perché era il nome del personaggio interpretato da Spike Lee in Fa’ la cosa giusta, ma la vera storia la sapete.

IL BASKET
Ha fatto quasi per intero le giovanili nel glorioso Sacile Basket. Tall for nothing, non è mai stato un atleta e la sua atipicità tecnica non gli ha mai giovato un gran ché. Da anni ricompare quasi solo in estate, al campetto, nonostante qualche amico ancora si sforzi di recuperarlo tra i dilettanti. Nasce come tiratore, scopre poi la vocazione per l’assist che tutt’ora gli regala le soddisfazioni più grandi. “Gran palla, Mookie!”

NBA
Segue il basket USA fin da bambino, gli anni di Bird vs Magic e delle telecronache di Dan Peterson su Capodistria. Ha avuto mille infatuazioni, a partire dai Lakers degli 80’s, passando per i Bad Boys di Daly ed i Rockets di Tomjanovic, fino ai Suns di D’Antoni. Ma la fedeltà l’ha giurata solo ai Blazers, dalla prima volta in cui ha visto giocare Drexler.
Dal 2006 è il team reporter di Portland su Play IT USA.

ALTRO
Laureato in Comunicazione Multimediale e/o Scienze delle merendine.
Sta attraversando uno degli ultimi stadi del processo di negrificazione: nella sua libreria trovano posto i fumetti “Boondocks“, le autobiografie di Spike Lee e Muhammad Alì, i cd degli Arrested Development, i vinili di Gil Scott-Heron, Freddie Hubbard e Herbie Hancock.
Sogna di avere l’afro e di laurearsi in Afro American Studies.

Dice di lui Gerry:

Meticoloso, perfezionista, a tratti pignolo, sicuramente idealista ma non necessariamente visionario. Forse addirittura precursore incompreso. Mi ha coinvolto a fatica in questo progetto, superando misteriosamente la mia pigrizia sconfortante con insospettabile pazienza ed empatia.
D’altronde ha un grande e raro pregio: è molto simile a me.
Ascolta invece musica discutibile spacciandomela come di qualità, e quasi certamente ha ragione lui. Almeno però conosce il basket, sa come informarsi sul basket e sa come raccontare il basket. Oserei quasi dire che sarebbe un ottimo giornalista sportivo.
Michael Jordan direbbe di lui: “Mookie doesn’t play the score, he plays the game!”

Se tutta la NBA gli passasse davanti in un attimo…
vedrebbe un sorridente Magic che conduce un fast break, risentirebbe l’annunciatore dei Pistons ai canestri di “Jooooooooooooe Dumaaaaaaaars”, gli tornerebbe in mente Vinnie Johnson in uscita da un blocco che riceve e tira in sospensione; ma anche il rookie Sam Cassell ed i suoi tiri coraggiosi nella serie finale, il dream shake di Hakeem Olajuwon, i passaggi di Arvidas Sabonis dal post basso, l’urlo di vittoria di Drazen Petrovic con la divisa dei Nets, l’energia strabordante di una schiacciata di Shawn Kemp, le meravigliose linee di passaggio di Steve Nash & Jason Kidd, le movenze eleganti di Clyde Drexler.

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