Vince chi crede di poterlo fare. – Virgilio.

Terminato anche il secondo mese di regular season, ecco dieci nomi significativi che raccontano i nuovi (?) rapporti di forza nella Lega.

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Ultimo tiro: palla a Dirk!

Ultimo tiro: palla a Dirk!

1. Dirk Nowitzki
Dallas Mavericks: 71%, last ten: 8-2

È dalla clamorosa eliminazione contro i Guerrieri di Don Nelson che si dice che Dallas abbia perso il treno che conta. E con un Kidd sempre meno somigliante a quello che ha dominato il ruolo per quasi due lustri, questo sembra davvero l’ultimo tentativo serio per la franchigia del vulcanico Mark Cuban.

Il tedesco con il #41 risponde all’appello con una stagione degna di chi non ha ancora rinunciato a vincere. Sesto miglior marcatore della Lega (25,5 punti) ma primo della lista quando un canestro vale la differenza fra vittoria e sconfitta. Come riportava Elias Sports Bureau alcuni giorni fa, in questa regular season Nowizki ha all’attivo già tre game-winning shot con meno di due secondi sulla sirena. Di tiri decisivi con meno di due secondi Nowitzki ne aveva segnati cinque nel resto della carriera.

Art Garcia su nba.com ha tracciato un ritratto di un Wunder Dirk che è cambiato. Non è un leader carismatico, non il vocal leader che incita il gruppo con discorsi nel pre-gara, ma prende i compagni da parte, singolarmente, per tenerli concentrati sul traguardo. Si è preso perfino la licenza (a vent’anni non l’avrei fatto, ora posso dire quel che voglio) di criticare la presenza emotivamente ingombrante di Cuban a bordo campo: sarebbe meglio per tutti stesse upstairs.
La leadership ha molte forme.

L’MVP del 2007 ci crede e Dallas, in testa alla tostissima SouthWest Division, si candida al ruolo di anti-lakers ad Ovest. A parziale conferma quest’altra curiosità letta la scorsa settimana.

I Mavs hanno sconfitto i Cavs, 102-95, nonostante l’assenza di Dirk Nowitzki. Senza di lui, è la prima volta da aprile del 2002 che Dallas vince contro un avversario da 10 vittorie oltre il 50%. Negli altri cinque precedenti persero sempre, con almeno 10 punti di scarto.

Beware the Mavs!

Il nuovo O.J. Mayo predica consistenza e razzola.. bene

Il nuovo O.J. Mayo predica consistenza e razzola.. bene

2. O.J. Mayo
Memphis Grizzlies: 44,6%, last ten: 6-4

Non è facile indicare un solo nome quando il balzo verso l’alto lo compie un’intera squadra. Mi affido allora al coach dei Grizzlies, Lionel Hollins, che elogia la crescita di O.J. Mayo.

Sta imparando a giocare con gli altri compagni che hanno talento. Sta imparando ad adattarsi e a prendersi i suoi tiri all’interno del sistema di gioco. Ci sono schemi che gli consentono di segnare ed altri che gli permettono di creare per gli altri. Sta trovando il giusto equilibrio e migliora in continuazione.

Con 17, 6 punti di media O.J. è solo il terzo scorer dei Grizzlies, dietro Gay e Randolph, ma la sua percentuale di realizzazione è cresciuta (45,6% dal campo) e nel suo momento migliore Memphis ha sconfitto prima Dallas, poi Cleveland ed infine si è arresa ai Celtics solo negli ultimi secondi.

Anche il sophomore sembra convinto della strada intrapresa.

Voglio essere più efficente e consistente. Ci saranno serate in cui mi sentirò con la mano calda e dunque sarò più aggressivo, ma come ho detto ai ragazzi, l’obiettivo di ogni partita è quello di essere consistente.

E quando vedo O.J. e Rudy Gay che sorridono e si abbracciano a fine gara, mi domando se le voci di uno spogliatoio diviso in due fazioni siano mai state fondate.

Prima di passare al terzo punto, impossibile non citare anche l’impresa di Zach Randolph.
Zibo è il primo Grizzlies di sempre a registrare almeno 30 punti e 15 rimbalzi in due partite consecutive. E l’ultimo a riuscirci nella NBA fu Dwight Howard, nel dicembre di due anni fa.

Sam Presti, gm della prossima Dinastia?

Sam Presti, gm della prossima Dinastia?

3. Sam Presti
Oklahoma City: 51,7%, last ten: 5-5

La scuola di basket & management degli Spurs è diventata un modello di riferimento ed ha sfornato dirigenti attualmente tra i più apprezzati nella Lega. Kevin Pritchard è stato il primo a mettersi in mostra, a Portland, con grandi intuizioni in tre consecutivi draft. Sam Presti, ad Oklahoma City, rischia di avere perfino più successo del collega dell’Oregon.

I Thunder sono costruiti sapientemente attorno alla superstar Kevin Durant, affiancato dagli altrettanto giovani Russell Westbrook, Jeff Green e l’ultimo selezionato James Harden, fondamenta solide di un progetto che appare sempre più infallibile. La situazione salariale della franchigia è tale da poter ambire a portare un giocatore importante alla corte di coach Scott Brooks, ed è lì che vedremo se Sam Presti è il migliore dei discepoli usciti dalla scuola del maestro R.C. Buford. Ogni riferimento al target mancato nella città della Nike è tutt’altro che casuale.

Nel frattempo si inserisce un ennesimo tassello nel puzzle dei Thunder: in cambio di.. niente, Presti rapina i Jazz del rookie Eric Maynor, eccellente backup di Deron Williams ed ora alterativa validissima per Westbrook (rispetto al quale è migliore interprete del ruolo di playmaker in senso tradizionale). Un amico direbbe che il talento di un G.M. sta nel saper cogliere l’attimo in cui il talento incontra l’opportunità. Il tempismo di Presti è stato perfetto.

Se nello Utah questa è solo una mossa-antipasto in vista di uno scambio che stravolga i piatti forti del menù (cessione di Boozer?) o solo una triste svendita per risparmiare sulla luxury tax lo scopriremo nei prossimi mesi. Ma sul versante once were supersonics resta un piccolo capolavoro: trovato un vice-Westbrook con caratteristiche complementari allo starter, ma anche dai margini di miglioramento ancora inesplorati; acquisito un giocatore in scadenza come Matt Harpring che potrebbe essere ri-scambiato già prima della prossima trade deadline.

Un investimento perfetto: golose possibilità di guadagno a rischio zero.
Durant è in buone mani.

Carl Landry, senza paura tra i giganti.

Carl Landry, senza paura tra i giganti.

4. Carl Landry
Houston Rockets: 58,1%, last ten: 6-4

Senza McGrady, ceduto Artest, perso per infortunio Ming. Per i Rockets il 2010 doveva essere un anno di transizione, nelle meno catastrofiche delle previsioni. Sarà, ma a fine del 2009 i ragazzi di coach Adelman sono dove li avevamo lasciati, nelle prime posizioni della Western Conference appena sotto il 60% di vittorie.

Come per Memphis, anche qui è difficile fare un nome su tutti. Di certo non quello di Ariza, sia perché da lui ci si aspetta di più (magari basta avere un po’ di pazienza) sia perché è il più discontinuo. Scola si conferma un sublime interprete del ruolo di power forward, così come la solidità difensiva di Chuck Hayes non era in dubbio. Ma per supplire all’apporto del gigante cinese serve di più, quello che sta dando nel ruolo il giovane Landry. Undersized se ce n’è uno nella Lega, il centro d’emergenza dei Rockets è un lottatore dell’area pitturata, laddove Houston continua a infilare oltre 45 punti a partita. In 26 minuti di gioco produce quasi 17 punti di media, mettendo in mostra un arsenale di movimenti in post-basso che molti pivot NBA posso solo invidiargli, ed un affidabile jumper che infila anche in fade-away.

Quel che mi fa impazzire di lui è soprattutto il coraggio con cui battaglia in area con avversari decisamente più grandi e grossi. In una Lega in cui i lunghi di talento sono sempre più restii ai contatti duri sotto le plance, Carl sembra avere una calamita che lo porta sempre nei pressi del ferro e che gli consente di strappare 2,5 rimbalzi offensivi a notte.

Tornato in campo dopo l’incidente con Nowitzki che gli è costato un paio di denti, si è preso beffe della frontline dei Clippers e con 27 punti ha portato alla vittoria i Rockets. Tra quelli che partono dalla panchina è il solo ad aver segnato almeno 20 punti in 12 partite. Serio candidato al premio di sesto uomo dell’anno.

Il compito ingrato ma essenziale di Ron Artest.

Il compito ingrato ma essenziale di Ron Artest.

5. Ron Artest
Los Angeles Lakers: 82,8%, last ten: 8-2

Non brillo per timing, causa la fresca spazzolata subita allo Staples Center dai Cavaliers. Ma se c’è un dato impressionante che conferma come i Lakers, campioni NBA in carica e attualmente franchigia con il miglior record, siano ancora la squadra da battere, questo dato riguarda la difesa. Rispetto allo scorso anno i californiani sono migliorati in tutte le principali voci statistiche attinenti: meno punti concessi, meno punti concessi per possesso, sono calate anche le percentuali di realizzazione degli avversari.

Senza voler sminuire l’ultima, eccellente annata di Trevor Ariza in maglia gialloviola, l’effetto Artest è indiscutibile. L’ex Rockets si incarica di marcare il peggior cliente ogni singola partita, consentendo a Bryant (pur sempre un signor difensore) di dare il meglio di sé nella metà campo opposta.

Dovesse ripetersi la finale di due anni fa, i Celtics non troverebbero la stessa squadra che strapazzarono in gara-6.

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