Ogni mattina, a Boston, quando sorge il sole, Danny Ainge si sveglia.

Capolinea.

Capolinea.


Sa che dovrà prendere una decisione, più o meno in fretta.

E sono almeno 4 anni che ci annuncia, nelle parole o nei fatti, che la successiva sarà l’ultima stagione insieme del gruppo storico nato col Patto di Roma nell’estate del 2007.

One more run, la formula utilizzata e ripresa a turno da Rivers, Pierce e Garnett.
Con orgoglio e con la presunzione, basata su fatti reali e non ultimo il tentativo di rimonta ai Knicks in una serie morta e sepolta dopo gara 3, di essere parte di una famiglia e di uno spogliatoio più speciali rispetto al comune.

Ma quando cambiare il senso di marcia coincide con la ripresa della corsa, vuol dire che arrivare al capolinea non è la fine di tutto, ma il presupposto necessario per ricominciare a correre.

Il GM dei Celtics ha in questi anni elevato a scienza esatta la navigazione a vista, insegnandomi a pazientare le tante volte che non riuscivo a comprendere il nesso tra ogni sua azione e quella precedente.

Nesso che infatti non c’era, perché Ainge ha sempre messo in conto di sbagliare, dimostrando a tutti che avere uno, due, tre piani di riserva e scegliere evento dopo evento quale intraprendere anche a costo di rinnegare quello che era stato scelto l’istante prima, può funzionare.
A patto di essere bravi.

Negli ultimi 18 mesi Danny ha provato a cedere o ha ascoltato offerte per Allen, Pierce, Rondo e Garnett: è agli atti. E per anni ha offerto il Capitano a chiunque, individuando in Chris Paul il pallino da cui ripartire prima di trovarsi tra le mani quella cosa non identificata ai più nota come Rajon Rondo.

Il risultato è questo ibrido strano, pionieristico, un graduale rinnovamento per restare sempre alla larga dalle sabbie mobili della lotteria al draft. Coi giovani tra i veterani, ma un ibrido sempre meno vincente col passare del tempo, perché la crescita dei primi, discreti, non compensa il calo o l’assenza dei secondi, fuoriclasse.

Ora non cambierà metodo. Sa che non dipende solo da lui, perché l’ipotesi che Garnett, Pierce e/o persino Rivers mollino l’ambaradam non è esclusa dalle parti di Boston. Si parleranno, decideranno insieme.
Ma Ainge non ha in testa solo la rivoluzione: ha in testa anche la rivoluzione. Che porrebbe a rischio qualsiasi giocatore a roster, non solo i maggiori indiziati di queste ore.

Con Rondo i playoff dei Celtics diventano di colpo più verdi, perché Rajon è il battito cardiaco di questa Boston, nel bene e nel male. Ma le difficoltà di Pierce, Garnett e Terry e la loro impossibilità organica di essere continui contro Melo e compagni sono un epitaffio su qualsiasi ambizione con questa configurazione.

Che nel dizionario di Ainge non vuol dire che bisogna per forza fare a meno di questo, di quello o dei veterani, ma semplicemente che bisogna fare qualcosa. Trovando la mossa giusta al momento giusto, tra le tante possibili negli infiniti possibili.

La corsa è stata bella ed è durata oltre ogni previsione, infatti oggi non c’è un solo cuore biancoverde nel quale non prevalga l’orgoglio per tutta la strada che questo gruppo ha percorso.

Ma quando il fiato non c’è più, è giusto fermarsi per ripartire ancora più forte. Perché a Boston non importa se tu sei giovane o vecchio: l’importante è che inizi a correre.
Let’s go Celtics!

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7 Comments to “No more run”

  1. Frinf says:

    nulla mi toglie dalla testa che con un rondo in più questa era una serie diversa, e probabilmente i knicks venivano presi a calci, complici gli sforzi enormemente inferiori a cui sarebbe stato sottoposto pierce (il portare addirittura lui la palla oltre la metà campo in questa serie è stato simbolico). quindi guadagnavi un rondo in più e avevi un pierce con un 50% di benzina in più.

    magari sono solo illazioni, ma melo ora sarebbe in vacanza, a mio parere…pazienza, ci sarà fra una o due serie.

  2. gasp says:

    Gerry
    Ho constatato che sei sempre molto critico con i Celtics,tifoso esigente o solo molto affezionato?
    Comunque concordo,penso anche io che KG e Pierce finiranno la loro gloriosa carriera a Boston (fine che ahimè è molto vicina) e ricustruiranno su Rondo e su Green,Bradley,Sullinger.

  3. Sergamo says:

    Ciao a tutti, bell’articolo come sempre. E in questi anni mi sono affezionato ai Celtics soprattutto per il loro impegno e serietà in campo.

    Domanda: che ne dite dei due Jarred ancora ai playoffs (Memphis e Warriors)? due giocatori che ho sempre considerato deleteri e che invece sembrano aver trovato la loro dimensione?

  4. Mavio says:

    @Sergamo

    Immagino tu parli di Jarrett Jack e di Jerryd Bayless 🙂

    Sul primo sono sempre stato abbastanza soft nei giudizi, mi è sembrato spesso la copia tenace di Ramon Sessions: punti, assist e tanta panca. Ora ha trovato una dimensione, fiducia e lo spazio giusto, bravo a lui. Bayless invece non l’ho mai tollerato troppo, ma sta trovando un senso a Memphis… Sorprendente come la franchigia in cui milita!

  5. from0tohero says:

    @Sergamo

    Jack: Impegno, professionalità, energia e tenacia difensiva da 10, ma a mio avviso è tra i peggiori esterni dietro per lettura delle situazioni e comprensione del gioco in generale (la palla persa sulla rimessa in gara 6 è raccappricciante a qualsiasi livello).

    Bayless: I Grizzlies gli fanno fare quello che sa fare: tirare e realizzare

  6. Gerry says:

    @ gasp
    Sicuramente da tifoso qualche eccesso di calore e concitazione può sempre sfuggire, ma questo voleva essere soprattutto un post di speranza e fiducia nell’imprevedibilità di Ainge. 🙂

    @ Sergamo
    Mavio e from0tohero hanno trovato le parole chiavi che già avevi anticipato: dimensione giusta, senso e fare quello che sa fare.

    Ruota sempre tutto attorno al Primo Principio del giocatore NBA: dimmi in che squadra, per che allenatore e con che compagni giochi, e ti dirò chi sei.
    In questo concetto base sto completamente con Flavio Tranquillo. 😉

    Non vorrei mai Jack come play titolare (ed infatti lo stesso Mark Jackson è tornato indietro nel corso della serie a tal proposito), ma non potrei chiedere di meglio come cambio in point guard.

    Non vorrei mai Bayless in assoluto, penso sia di gran lunga uno dei giocatori che più ho odiato nella storia recente del gioco, ma se gli vengono chiesti solo punti dalla panchina non potrei chiedere di meglio.

  7. Saimon says:

    Sai perchè sono fiducioso? Perchè credo che Ainge abbia sbagliato,
    a rimandare troppo una ricostruzione necessaria.
    Ma proprio perchè ogni volta in cui ho creduto che stesse sbagliando mi ha poi stupito, sono fiducioso ora più che mai.

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