From Rockets vs Thunder 105-103, del 29.4


Non penso sia un caso che le uniche due squadre passate al secondo turno senza sconfitte siano Heat e Spurs.

Russell se n'è andato e non ritorna più. Forse.

Russell se n’è andato e non ritorna più. Forse.


Vero, per un motivo o per un altro non avevano di fatto avversari, ma con anche Westbrook immolato alla Coppa Cobram non c’è alternativa alla finale Miami-San Antonio.

I Thunder, questi Thunder ristrutturati in corsa attorno al solo Durant, non sono contender.

Non è una questione di non poterlo essere così configurati in senso assoluto, visto che comunque Domineddio ce l’hanno loro e non gli altri; è una questione di poterlo fare ora, improvvisando in questo momento storico e da quel tessuto tecnico.

Westbrook è uno sciagurato, un pasticcione, un istintivo che non potrà incontrare mai la simpatia dei puristi e forse nemmeno il loro rispetto, ma era troppo invasivo nella pallacanestro di Oklahoma City e troppo risolutivo nella pseudo-struttura creata da coach Brooks in questi anni.

Dove non ci sono giochi, risolvono i giocatori. Se mancano anche i giocatori risolutivi, non solo viene meno l’apporto dell’assente in quanto tale, ma vengono snaturati pure tutti i superstiti presenti, costretti ad uscire dal seminato ed a cui è richiesto qualcosa che non possono dare.

And chickens come home to roost.

Emblematica in questo senso gara 4 a Houston, mentre il 35 veniva triplicato a centrocampo: da un lato momenti ai limiti del grottesco con Ibaka in post basso, sinistramente costretto a fare il secondo violino perché letteralmente non c’è altro; dall’altro, la reincarnazione di Russell in Reggie “Pordenone” Jackson ed il ricorso anticipato al Venerabile Maestro Fisher, che aveva messo in conto di doversi scomodare un po’ più avanti.

Ad ulteriore conferma di uno dei teoremi chiave del Sacchiano coach Phil Jackson sul gioco di squadra:

Il sistema rende più facile apportare delle modifiche, quando sono necessarie. La gara mette alla prova il giocatore e lo svela; il sistema è solo lo strumento per svelare la gara, è sempre il giocatore che decide quest’ultima. Ma senza quello strumento mancano chiari scopi ed obiettivi ed è più difficile fornire un contesto all’interno del quale un leader può integrare le qualità della squadra.

Già, il leader. Quello rimasto. Come si chiede giustamente l’Avvocato, quanto può durare? Quanto può continuare a reggere questo tipo di pallacanestro per 45 minuti e per altre tre serie?

Il talento onnipotente di Kevin Durant in un altro sistema e con un’altra struttura di pallacanestro attorno poteva essere sufficiente sia per superare la vincente di Clippers-Grizzlies che per rompere le scatole agli Spurs.

Ma nel meccanismo del “pensateci voi” di coach Brooks, non può farci niente persino lui. Perché un conto è rivolgere quell’appello anche ad Harden e Westbrook, ben altro è farlo al solo Kevin.
Come potrebbe spiegare meglio di chiunque altro qualcuno dalle parti di South Beach.

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3 Comments to “La solitudine”

  1. Massi says:

    Però se in finale di Conference andranno Memphis e Spurs non sono così convinto che passeranno gli speroni…

  2. Saimon says:

    Occhio, perchè gli Spurs han passeggiato sì, ma contro i “cadetti” dei Lakers…. a me (umilissima opinione) non sembrano proprio così imbattibili, in senso assoluto.

  3. gasp says:

    Sarebbe interessante Golden State-Memphis alle finali di conference

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