Allegri? Stramaccioni? Sannino? Ballardini?
Oppure Mourinho? Ancelotti? Heynckes? Benitez?
Niente di tutto questo.

Lame ducks.

Lame ducks.


Quasi la metà degli allenatori qualificati ai playoff si gioca la conferma in panchina anche in base all’andamento di questa postseason.

Non penso sia mai successo nella storia della NBA.

Ci sono i santoni intoccabili (Karl, Popovich, Rivers, Thibodeau), gli intoccabili e basta (Brooks, Mark Jackson, Spoelstra, Vogel, Woodson) e poi piu o meno spacciati dead man coaching.

Addirittura tre allenatori sono subentrati a stagione in corso quest’anno e due di loro promossi ad interim da vice allenatori di Paperino Johnson e Puppet Master Skiles.

P.J. Carlesimo sta subendo un massacro tecnico-tattico da Thibodeau come raramente ricordo, mentre Jim Boylan è stato avvistato in un negozio di scope con Spoelstra per scegliere il modello più adatto alla serie più squilibrata degli ultimi 20 anni della Lega.

Clippers-Grizzlies è la simbolica sfida tra i due Anatidi maggiormente in difficoltà.
Ma se per Del Negro bastano ed avanzano le immagini per testimoniare e giustificare le perplessità a Chris Paul non acceso, mi sfuggono le motivazioni che mettono in discussione Lionel Hollins.

Larry Drew è l’eterno traghettatore, una specie di Caronte meno incazzato: deve ogni volta portare Atlanta da una fase all’altra gestendo la transizione, ma poi lo fa sempre così bene che si guadagna la fiducia per un altro anno.
Tuttora non mi è giunta notizia di una sua conferma, ma d’altronde in Georgia non c’è certo abbondanza di anime sotto contratto per l’anno prossimo (solo Horford, Louis Williams e Jenkins).

Kevin McHale è nella situazione più ibrida di tutte. I più attenti osservatori del mondo Rockets ne contestano scelte e metodi, eppure ad inizio stagione in pochi erano così spavaldi nel prevedere una così comoda qualificazione ai playoff.

L’ex Celtics ha ancora un anno di contratto prima della team option, ma ha paradossalmente alzato troppo l’asticella vincendone 45 ed è ora chiamato ad un clamoroso ed ulteriore cambio di marcia verso l’alto, probabilmente con un importante free agent in più a roster.

Il caso Mike D’Antoni merita un discorso a parte. Sarei sinceramente curioso di vederlo all’opera l’anno prossimo senza Kobe e con un roster che può amalgamare dal training camp, ma le controindicazioni sono note.

Mi sembra nonostante tutto meno colpevole di quel Mike Brown clamorosamente riesumato in questi giorni dai suoi Cavaliers, al posto del pluritrombato Byron Scott e dopo lo scontatissimo rifiuto di Phil Jackson.

A proposito, giusto per quadrare il cerchio, coach Zen nel frattempo sfoglia la margherita per un inquietante ruolo da dirigente, potendo scegliere lui filosofia di lavoro e uomini.
Pagherei di tasca mia per assistere alla scena in cui, rivolgendosi al suo coach scettico su un suo consiglio tecnico, gli distende davanti le mani con protesi per gli undici anelli, sogghignando e bofonchiando qualcosa tipo “dicevi?”

E poi c’è pure chi si lamenta di Moratti, Preziosi, Zamparini o Cellino.

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4 Comments to “Anatre zoppe”

  1. Garion says:

    la scena di coach Zen è a dir poco esilarante ahahhaha 😀

    Complimenti come al solito per tutta l’analisi!

  2. Matthew says:

    articolo ottimo as usual! solo una curiosità: perchè il titolo “anatre zoppe” (o lame ducks?)? a cosa allude? (se è una domanda stupida mi scuso in anticipo eh)

  3. Gerry says:

    Riporto fedelmente da Wikipedia:

    Viene definito anatra zoppa negli Stati Uniti un uomo politico che, malgrado occupi ancora una carica istituzionale elettiva, non sia ritenuto del tutto in grado di esercitare il relativo potere politico, per vari motivi.

    L’uso figurato dell’espressione lame duck è attestato già nel Settecento presso la Borsa di Londra: era il soprannome infamante riservato ai broker che non riuscivano a pagare i propri debiti.

  4. Matthew says:

    grazie del chiarimento! titolo molto calzante allora!

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