Curiosa questa isteria collettiva che decreta sentenze dopo gara 1 di primo turno.

Se non ora, mai?

Se non ora, mai?


Leggendo e subodorando pareri, sul web o fuori rete, oltreoceano o in continente, è già tutto deciso.
Come se il passato recente non abbia sufficientemente insegnato la predica della calma anche ai più temerari emotivi.

Celtics? Naa, potevano approfittare di una New York non irresistibile ed hanno sprecato la grande occasione. Vecchi, alla ricerca di Terry, vedovi di Rondo: spacciati.

Warriors? Ma suvvia, non sono riusciti ad espugnare Denver nemmeno dominando il quarto quarto ed accettando il ritmo dei Nuggets. Giovani, simpatici, vedovi di Lee: spacciati.

Bulls? Vade retro, in questo sport fare canestro ha ancora un discreto significato. Spuntati, vedovi di Rose e pure di Noah: spacciati.

Grizzlies? Ma per carità, sono riusciti persino a perdere il duello sotto canestro coi Clippers, come se non bastasse il divario tra Chris Paul ed il primo violino Jerryd Bayless. Pachidermici, corti, vedovi di Gay: spacciati

Hawks? Ah, perché, sono ai playoff? Spacciati.

Lakers? Non scherziamo, hanno pure provato a difendere con Howard che si è fatto sentire e non ce n’è stata lo stesso. Disfunzionali, scompattati, vedovi di Kobe: spacciati.

Bucks? Ok, ok: spacciati.

Rockets? Pussa via, seppelliti già nel primo tempo da Durant e compagnia in prima marcia. Barbosi, impotenti, vedovi di Kevin Martin: spacciati.

Calma e gesso.

Vero, quasi tutte le prime gare sono state a senso unico, tranne delirio in Colorado con Andre Miller a mettere il ciuccio ai bimbi nella culla.
Il differenziale totale di punti a favore delle squadre in casa è stato un mostruoso 128 (828 a 700), 16 punti di scarto medio a partita.

Verissimo, anch’io dal principio ho importanti difficoltà nel ravvisare scenari di upset in questo primo turno.
Ci provo, ma mi sfugge dal radar la sequenza immaginifica di eventi e di protagonisti che può portare a quella sceneggiatura, presupposto logico per dare almeno un senso alla boutade.

Ma ciò nonostante bisogna sempre rispettare la regola numero uno dei playoff NBA: mai trarre conclusioni prima di aver visto almeno una partita a campo inverso.

Sicuramente qualche serie arriverà sul 2-2, verosimilmente almeno una squadra vincerà in trasferta gara 2.
E’ matematico, scientifico, endemico, la fisiologica struttura dei playoff grazie al suo elemento più affascinante: the adjustments, gli adattamenti.

Non siamo in regular season: qui vince sempre il più forte, non il più bravo.
Ma se il più bravo è anche talmente bravo da riuscire a diventare più forte nel corso della serie, allora bisogna fissare il momento oggi per evitare di dire che era tutto prevedibile domani.

Sia chiaro a tutti: se una squadra di questo primo turno ribalterà il fattore campo e passerà il turno, sarà solo frutto della capacità del suo coach e/o dei suoi giocatori di fare emergere valori che oggi non appaiono nemmeno lontanamente distinguibili.

Tra due settimane non ci saranno alibi per gli sconfitti e senni di poi per chi aveva previsto altro: semplicemente bisognerà fare i complimenti a chi sarà riuscito nell’impresa.
Come emerso dall’unica indissolubile certezza della decisiva gara 1.

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3 Comments to “Pivotal Game 1”

  1. gasp says:

    Quoto

  2. Dicko says:

    Mamma quanta ragione. Io Boston, GS, Chicago e Houston non li darei MAI sicuramente fuori.

  3. Garion says:

    ma sopratutto: come si fa a dare fuori golden state che ha anche rischiato di vincere? (p.s: curry ha già dato prova di essere quello che all’ultimo secondo, anche nei po, la mette dentro 😀 )

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