La NBA è ormai diventata una gara ad eliminazione.

Il geometra Rose fu venduto a trance in un supermarket rionale.

Il geometra Rose fu venduto a trance in un supermarket rionale.


Immolati nel pallottoliere coi teschi bianchi del Visconte Stern e likely out for the season, dalle guardie ai lunghi: Derrick Rose, Rajon Rondo (ricevendo il testimone da Avery Bradley), Brandon Roy, Louis Williams, Arron Afflalo, Danny Granger, Danilo Gallinari, Metta World Peace, Kevin Love, Andrea Bargnani, Amar’e Stoudemire, Rasheed Wallace, Andrew Bynum, Channing Frye, Anderson Varejao.

15 giocatori, il 31° roster della Lega, nettamente il più forte di tutti.
A margine, con un discreto concentrato di ragazzi finiti in sala operatoria poco dopo essere stati battezzati come possibili rivali dei tre amigos di South Beach, tanto per non lasciar tranquilli nei prossimi giorni i vari Melo, Durant ed i già acciaccati Ginobili e Parker.

Abbassando il profilo dell’infortunio e/o del giocatore: Brandon Rush, Zaza Pachulia, Jared Sullinger, Brendan Haywood, Ramon Sessions, Glen Davis, Roddy Beaubois, Ty Lawson, Jordan Hill, Jason Smith, Marcin Gortat, Jason Richardson, Leandro Barbosa, Bradley Beal, Iman Shumpert, Andrew Bogut.

Eppure questi nomi sono solo la faccia più grave della questione, sono i casi clamorosi, i più vistosi, che muovono più emozioni ed attenzioni, come Filini, Colsi e Vannini che si uniscono al pranzo nuziale nella trattoria Al Curvone. Tanta scena, ma tutti gli altri?

Sì, perché accanto all’infortunio serio e terminale si è ormai diffusa capillarmente una pratica se possibile in grado di falsificare ancora di più lo svolgimento regolare della stagione, visto che a stabilirne le modalità sono gli staff tecnici: il turnover ad orologeria.

Coach Popovich l’ha reso scienza esatta nell’affaire Miami, facendo incazzare non poco gli uffici di New York che sono entrati precipitosamente in modalità “ne castigo uno per educarne 29”, creando giurisprudenza ad hoc e spillando agli Spurs 250 mila pippi.

Ma tutti, chi per tanking, chi contro i tre amigos perché tanto si perde lo stesso, chi per far rifiatare i big in vista dei playoff, chi addirittura per accomodarsi in un seeding con un avversario più gradito, selezionano in modo arbitrario e soggettivo quando, dove e come tenere fuori i più prestigiosi componenti del proprio roster.

Si gioca troppo, certo, ma è così dal 1961.
La magagna caso mai non sono solo le 82 partite, ma soprattutto i miserabili 5 mesi sui quali sono distribuite e l’intensità fisico-atletica raggiunta dal gioco: si gioca troppo in troppo poco tempo portando il corpo troppo al limite.

La stagione NBA è troppo compressa, i circa 20 back-to-back per squadra sono un’utopia inaccettabile, il recupero è possibile – quando è possibile – solo con pratiche sulla falsariga della bomba di Fantozzi. E lo spettacolo è affossato, perché si è estinto il piacere dell’attesa per l’evento ed ormai una partita vale l’altra, al netto di scommesse e fantagiochi.

Non credo ci voglia molto a capire che la NBA ha un problema e che la coperta è corta.

Da un lato, il contratto stipulato con le televisioni, che contribuisce in larga misura a sfamare l’intero ambaradam, Popovich in testa; dall’altro lato, le legittime esigenze di uno staff tecnico che lavora per la sua proprietà, per il suo front office e per l’interesse privato della franchigia, tutelando il proprio capitale umano.

Nella scelta tra sacrificare la quantità di partite e quindi di dollari in entrata o la qualità delle partite stesse, ovviamente dal punto di vista della NBA non c’è gara.

Inoltre per Stern non è irregolare che Charlotte giochi per perdere contro Orlando a fine marzo su Tele Vattelapesca, ma è gravissimo che San Antonio giochi con le riserve contro Miami a novembre in diretta nazionale su TNT. Credibilità, la chiamano.

L’infortunio di Derrick Rose non è solo il dramma personale dell’ex MVP, ma l’aspettativa per il suo ritorno può addirittura essere cavalcata come fonte ulteriore di guadagno, come solo loro sanno fare.

La nostra cultura romantico-europea si rifiuta di credere che una stagione senza quei protagonisti e con partite orrende o decise a tavolino sia alla lunga un pacchetto così realmente appetibile per sponsor, media ed appassionati.

Ma, sia ben chiaro, siamo noi ad essere in errore e non in grado di capire, perché finché ci sarà anche solo un eroico superstite da venerare, il loro spettacolo sarà garantito, nella verdognola figura di presidenti spirati.

Al massimo sul più bello basterà stare un po’ più attenti a dove parcheggiare il carro funebre, o malissimo che vada ci si girerà sopra uno spot.
Ma che ce frega, ma che ce importa…

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9 Comments to “Coppa Cobram”

  1. dk says:

    Concordo,ma la stagione a 82 partite ormai è usata da circa 45 anni quindi non penso che sia il vero problema,il vero problema secondo me è stato la stagione del lock-out:66 partite da Natale a metà aprile con tre partite in tre giorni ha lasciato delle “scorie” sui giocatori che poi si sono presentati questa stagione.Siete d’accordo? (se ho scritto una boiata potete dirmelo)

  2. luca says:

    Giocano uno sproposito, giocano troppo.
    Giocano solo l’ultimo quarto.
    E giocano spesso male.
    Un pò di tempo fa si parlava pure di doping in un post di questo blog.
    Come fanno a stare in peidi altrimenti?
    E aggiungo: secondo me si vendono tranquillamente un pò di partire.
    Se giocassero una volta a settimana sarebbe uno spettacolo straordinario, così dipende da che partita ti tocca vedere (e ultimamente anche da chi commenta, ci si è messa pure sky con quella palla mostruosa di Davide Pessina).
    In questi anni ho avuto spesso la sensazione di vedere le partire per sentire le cazzate che diceva Buffa (e soprattutto come le diceva…)più che per vedere le partite.
    Boh.

  3. from0tohero says:

    @luca
    Condivido in toto quanto dici per sky, gira voce che dall’anno prossimo molleranno completamente il basket (ai tempi della sottoscrizione offrivano eurolega, seria A e 3 match NBA con Buffa)

    L’articolo è sacrosanto e corretissimo ma come dicevo in un precedente commento, della qualità del gioco o della quantità infortuni alla lega fregeherà qualcosa solo quando incideranno sui contratti televisivi e sui league pass… se si espandono in Cina ed India abbadoniamo ogni speranza

  4. gasp says:

    Concordo,ma è un’appello inutile:se ne discute ormai da sempre ma non hanno mai cambiato.
    Ho notato che da quando a Rose gli è partito il crociato molti se lo sono rotti.Coincidenze?

  5. Bandini says:

    Riflessione lunga sull’argomento.
    Mi è capitato di vedere una partita nba dal vivo, nel lontano 2001. Boston vs San Antonio. Quello che mi ha stupito di più è stato il fatto che per gran parte del terzo quarto il palazzetto sia rimasto vuoto, perché tutti erano ancora a prendere hot dog e ali di pollo arrosto ai vari chioschi. E’ chiaro che in una impostazione da happening, da evento familiare, spesso la voglia di giocare e quindi la qualità scemi nei primi tre quarti, salvo poi concentrarsi nell’ultimo quarto, quando anche gli spettatori iniziano veramente a coinvolgersi nel match. Lo sport in nba, ma anche in altre leghe americane, è considerato entertainment, divertimento, ci devono andare le famiglie, quindi scordiamoci intensità e palazzetti tipo palestrina di Atene o Belgrado.
    Di sicuro giocare così spesso logora, però non credo incida più del passato o più di altri sport. Se guardate in NFL, in realtà molte partite sono giocate con una certa intensità nei primi due quarti, e con un’intensità totalmente diversa negli ultimi due, tant’è che spesso squadre molto più forti si trovano in svantaggio, anche pesante, all’intervallo, e poi ribaltano la partita. Eppure, in NFL giocano una volta a settimana.
    Un altro discorso vale poi per i giocatori. L’età media dei giocatori si sta abbassando, molti (vedi Rose) sono entrati in nba molto giovani e sono fin da subito divenuti dei giocatori acclamati. Però, per imparare a gestire il proprio corpo, per conoscerne punti forzi e debolezze, c’è bisogno di tempo, a 22 anni non ti conosci ancora bene. Iniziare molto presto la carriera, giocando ai mille all’ora, pensando di essere indistruttibili, comporta inevitabilmente alcuni infortuni. Inoltre, il gioco è diventato molto più perimetrale, ci sono molte più partenze in palleggio di giocatori con stazza di 2.10 (Gallinari o Dirk 10 anni fa esatti), è un gioco molto più dinamico, e le ginocchia sono molto più stressate. Garnett, Duncan, Barkley o O’kley non credo incentrassero il proprio gioco sulla finta del tiro da 3 e la penetrazione forte in palleggio. E’ più difficile farsi male tirando in gancio cielo, piuttosto che schiacciando e basta (vedi i due bambinoni Bynum e Howard).
    Come è sempre successo (anche MJ si infortuno molto giovane), credo che alla fine questi giocatori capiranno come giocare in modo più attento per il proprio fisico.

  6. Q says:

    Ci vedo tante concause. Strascichi di quella follia di stagione breve, che pagano ancora oggi. E caro. Mettiamoci l’evoluzione del gioco che ha creato nuovi atleti e nuovi stress fisici mai visti prima. Però a me nessuno leva dalla testa che, ricollegandosi anche al bel post sul doping, quelle metodiche di allenamento (che in alcuni casi sono più funzionali al football che non alla pallacanestro)finalizzate ad ottenere quei toni e volumi muscolari portano un bel prezzo, soprattutto quando vengono sollecitati così. Sono sempre 82 partite, ma il carico di lavoro è cambiato ampiamente

  7. Fazz says:

    Non hanno mai cambiato perché va benissimo così anche ai giocatori.
    E se le due parti che si siedono ad un tavolo a discutere una questione sono al 100% d’accordo, non si inizia neanche a discutere.

    Sono atleti professionisti.

    Sono Kobe che gioca su quella caviglia, Artest che torna in campo appena operato al ginocchio, sono giocatori di football che si scandalizzano se non possono colpire al casco e se costretti a effettuare i test post-concussion, son pugili che si menano.

    Tutto per competizione. E soldi.

    Provate a chiedere al giocatore medio NBA se accetterebbe di prendere il 20-25% in meno di stipendio (66 82esimi, ad esempio) per “tutelarsi”…
    Auguri.

  8. nobloodnofoul says:

    ed ecco che la coppa Cobram si porta via pure Kobe

  9. Sergamo says:

    – Westbrook

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