Non so se i Lakers andranno ai playoff.

Quelli che... arrivarono noni.

Quelli che… arrivarono noni.


Penso di sì, ma so di sicuro che se non ce la faranno, avremo a che fare col più grande fallimento della storia recente della NBA e forse dello sport professionistico statunitense.

Ora non è importante il come si sia verificata questa situazione, perché siamo al punto di non ritorno.

Non conta più Kobe che non la passa.
Non conta più l’approccio scanzonato di Howard.
Non conta più la dannosità di Gasol e la chimica impossibile.
Non conta più il declino nitido di Nash.
Non conta più l’infortunio di questo e di quello.
Non conta più il pastrocchio del passaggio tra Brown e D’Antoni scavalcando la sovrintendenza Zen.

No, ora conta solo il quanto, quanto serve e quanto manca per quell’ottavo posto. Ora conta solo vincere, ovvero l’unico obiettivo per cui era nato questo gruppo e per cui anche una sconfitta in finale sarebbe stata una delusione. Preistoria, ma era ottobre.

Non ci sarebbero alibi, non potranno esserci.
Anche se molti pure da questi parti avevano pronosticato le enormi difficoltà che un roster così pensato avrebbe patito in questa NBA, il nono posto ti segnerebbe e segnerebbe i protagonisti di questi Lakers indelebilmente.

Non cancellerebbe la grandezza di questi uomini e della loro storia, ma sicuramente la macchierebbe.

Marcello Lippi non ha cancellato la sua carriera col Mondiale 2010, ma l’ha macchiata.
Paolo Villaggio non ha cancellato Fantozzi con gli ultimi episodi, ma l’ha macchiato.
I Genesis non hanno cancellato la loro storia con gli ultimi dischi, ma l’hanno macchiata.
Robert De Niro non ha cancellato Noodles con Jack Byrnes, ma l’ha macchiato.
Karl Malone non ha cancellato la sua carriera col tentativo fallito in gialloviola, ma l’ha macchiata.

Quando facevo gli esami (e tuttora quando devo fare un discorso in pubblico o addirittura quando gioco una partita), la mia regola per prendere un buon voto è sempre stata la stessa: partire bene ma soprattutto finire bene.

Se rispondi bene alla prima domanda, fornisci all’esaminatore la prima fondamentale e talvolta decisiva impressione che condizionerà tutto il resto.
Ma se rispondi bene all’ultima domanda, fornisci all’esaminatore l’ultima fondamentale e sicuramente decisiva impressione che condiziona il voto mettendo in secondo piano tutto il resto.

La gente si ricorda l’avvenimento più vicino al presente, è un dato scientifico. Devi finire bene.

Non sono solo nove partite per raggiungere un ottavo posto e giocare un orgoglioso primo turno ai playoff, anche con eliminazione.
No, non c’è in gioco solo la stagione, ma c’è in gioco il ricordo: più la macchia sarà piccola, più a lungo e più intensamente ci si ricorderà tutto il resto.

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5 Comments to “Do you remember”

  1. Frinf says:

    …a parte la stagione, ormai apertamente disastrosa, cosa ne pensi del futuro dei lakers? parlare di “futuro” in una squadra del genere, con kobe agli ultimi fuochi, è complicato. Per te quali sono le mosse da fare a fine anno, per avere una chance consistente di fare bene il prossimo anno? rifirmare howard? cambiare allenatore? tentare di scambiare qualcuno?

    per me sarebbe da cercare di rifirmare howard (perchè comunque preserverebbe il futuro immediatamente post-kobe), a patto di potersi sbarazzare di qualcun’altro. in primis nash, che in questa squadra fa venire da piangere, purtroppo. anche se è molto complesso. e soprattutto cercherei di cambiare allenatore, prendendo qualcuno più adatto.

    comunque sono ingolfatissimi, sarà dura.

  2. Gerry says:

    Premesso che darei comunque molta importanza alle partite rimanenti ed all’eventuale playoff per avere indicazioni anche per il futuro, era evidente che si giocavano tutto quest’anno.

    Ora qualsiasi linea programmatica scelta sarà comunque una riparazione e non saprei entrare nel merito, davvero troppa confusione.

    Per tutti noi è facile dire “scambiare Gasol, scambiare Nash, rifirmare Kobe a $10 milioni nel 2014 (invece dei $30 milioni della prossima stagione), prendere un allenatore adatto, etc”.
    Ma a chi si cede Gasol? Per cosa si cede Nash? Accetterà Kobe di prendere un terzo? Chi è l’allenatore adatto?

    Dico solo che per me l’unica cosa da fare è semplice: scegliere.
    Che vuol dire prendere una linea decisa, qualunque essa sia, e perseguirla fino in fondo, adattando tutte le altre scelte per quello scopo.

    Per capirci, non puoi passare da coach Brown a coach D’Antoni a stagione in corso: vuol dire navigare a vista e fare questa fine.

    Se bisogna rifirmare Howard (mossa che mi pare inevitabile), lo si fa perché ci si crede come uomo franchigia e si costruisce la squadra attorno (o anche attorno) a lui, non perché “intanto conviene finanziariamente e poi vediamo”.

    Se mi si chiede un pronostico: D’Antoni confermato, Howard firmato al massimo salariale, Gasol regalato a chiunque lo voglia, tanti specialisti in arrivo d’estate. E la butto lì: Kobe altrove dal 2014. 😮

  3. Alberto says:

    Ho un sogno, scambiare gasol per una scelta medio-alta ed arrivare a Trey Burke se si rende eleggibile…

  4. Frinf says:

    gasol per scelta medio alta mi sembra veramente non plausibile. sono d’accordo, finirà che uno dei big verrà regalato (probabilmente proprio gasol, e chissà dove andrà) per nulla, almeno apriranno posto e spazi per gli specialisti, che in ogni grande squadra ci sono e qui mancano. se d’antoni rimane nash sarà (con un anno di più sulle spalle) relegato a giocare qualche pick&roll e usato come tiratore sugli scarichi perlopiù…comunque a questo punto direi che firmare howard al massimo è l’unica scelta sensata in vista del futuro a medio termine, anche se comprometterà del tutto le possibilità di vittoria almeno per il prossimo anno, visto che rimarranno incastrati come (forse peggio) di quest’anno. tutto questo secondo me ovviamente. kobe a 10 milioni ci credo davvero poco (mi stupirebbe in positivo, però)…da un’altra parte? andrebbe solo in una squadra da titolo o almeno che con lui possa esserlo. ed è dura che decidano di prendersi una personalità così forte e controversa, da 10 a capo (perchè alla fine è lui che comanda) della franchigia più famosa del mondo.

  5. Bandini says:

    Tornando all’articolo, quoto il discorso sull’impressione della prima domanda. Essendo stato negli ultimi tempi dall’altra parte della trincea, ti posso dire che entro i primi 3 minuti della prima risposta hai già capito se chi ti è davanti ha studiato, come ha studiato e che tipo di preparazione ha.
    T’assicuro, quando ero l’esaminato, non pensavo che fosse così, ma in realtà è tutto molto chiaro fin dall’inizio, la parte successiva serve per confermare la prima impressione e la fine serve per limare gli ultimi dettagli.
    Sui Lakers, che dire che non volevo che Steve finisse così la sua carriera.

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