From Mavericks vs Celtics 104-94, del 22.3


Attenzione a cosa è successo a 1:38 di questo video e curiosamente anche a 1:38 dalla fine della gara.


Boston in rimonta, palla in mano Dallas, grande pressione difensiva. Possesso chiave.

Courtney Lee chiude Mike James, gli saltella addosso, ma si fa male ricadendo quando mancano 8 secondi all’azione di tiro per i Mavs. Resta a terra, si dimena, si tiene la gamba: c’è sicuramente una distorsione alla caviglia da valutare nelle ore successive.

Ma l’azione prosegue. Mike James taglia immediatamente a canestro, l’arbitro addirittura fa un numero per non calpestare il precipitato Lee e non perde la concentrazione sull’azione. Nessuno si sogna minimamente di concepire un’alternativa.

Dallas tira, sbaglia, prende il rimbalzo sfruttando la superiorità, ha ancora 24 secondi per il possesso. Boston non può chiamare timeout.

Circa 40 secondi potenziali giocati in 5 contro 4, con un uomo a terra che si trascina penosamente sul parquet, abbozzando addirittura una sorta di tentativo di rialzarsi quando vede un avversario nei suoi paraggi con tutto quello spazio.

Mayo non si fa remore e tira indisturbato: 3 punti Mavs, esultanza convinta, gara finita.

La regola NBA è chiarissima: l’arbitro non può mai fischiare ed interrompere il gioco in queste situazioni.
Ed i giocatori NBA, Mayo o non Mayo, eseguono scrupolosamente, perché il concetto di pietà non può entrare in campo a questi livelli.

L’integrità fisica è una componente del gioco, le conseguenze del contatto sono parte integrante dell’azione, una caviglia che si gira non fa meno male o un infortunio non è meno grave se l’attaccante rinuncia al tiro e butta fuori la palla.

Altri mondi ed altri sport, patologicamente e coscientemente, hanno invece creato un mostro di proporzioni inquietanti: il fair play che diventa scorrettezza.

Il calciatore che resta a terra non è più uno che si è fatto male, ma l’occasione tattica per fermare l’azione degli avversari, costringendoli moralmente ad interrompersi.

Addirittura i difendenti indicano col dito il giocatore (presunto) infortunato e si bloccano col linguaggio del corpo, offrendo un ricatto impossibile da rifiutare: vorrai mica segnarci mentre noi siamo fermi con un uomo a terra?

Ed il giocatore in possesso di palla, furibondo ed ottuso, la scaraventa con tutta la violenza che ha sulle tribune, per far capire a tutti quanto ritiene ingiusto ed antisportivo quello che sta accadendo e che fosse stato per lui sarebbe andato avanti, quindi non prendetevela mica con me!

La regola ci sarebbe pure lì, ovvero fischia solo l’arbitro se lo ritiene opportuno. Ma in nome di un ipocrita e paradossale spirito crocerossino e di correttezza alla rovescia, i giocatori fanno come gli gira creando a prescindere confusione, buuu dagli spalti e polemiche postume, qualsiasi cosa sia accaduta.

Per rispettare lo spirito del gioco, lo si calpesta ancora di più, nella solita grande finzione contraddittoria di uno sport tanto bello da giocare e da vedere quanto immaturo ed inaccettabile nelle regole e nei comportamenti.
E per questo, insolentemente ma giustamente, da più parti considerato sport minore.

Ma vi immaginate Lee che simula l’infortunio, Garnett che indica all’avversario il compagno a terra, Mayo che rinuncia al tiro buttando fuori la palla e Pierce che la restituisce sulla rimessa successiva, mentre Lee rientra in campo come se niente fosse?

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4 Comments to “Fair play e fair play”

  1. Garion says:

    questa è una delle (tante) ragioni che mi ha pian piano allontanato dal calcio.
    Complimenti, ottimo articolo

  2. gasp says:

    Ottimo articolo,il fair play nel calcio è marcio come se stesso

  3. Luca 8 says:

    Quoto totalmente. E quello che fa più rabbia è che questa arbitrarietà delle regole è proprio quello che la federazione vuole.
    Solito discorso trito e ri-trito della moviola in campo: esiste nel basket dove raramente un singolo errore di valutazione compromette una partita e non c’è nel calcio dove un singolo errore su un fuorigioco o un gol fantasma può completamente condizionare l’esito della partita. A me sembra evidente che tutto quello che può aiutare l’arbitrarietà e la condizionabilità di questo sport sia sempre ben accetta

  4. Cure Eclipse says:

    Qualche anno fa Capello, allora allenatore della Juventus, dichiarò che i suoi calciatori non avrebbero buttato la palla fuori in queste occasioni – a meno di incidenti pericolosi, di quelli che coinvolgono la testa. Giustissimo a mio parere, ma ovviamente si scatenò una mezza bufera.
    Io continuo a seguire il calcio perché sono follemente innamorato della mia squadra del cuore, ma allo stesso tempo consapevole che, per quanto riguarda regole e comportamenti, siamo alla preistoria dello sport.

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