E’ inquietante che le 8 qualificate ai playoff nella Eastern Conference siano decise a Gennaio.

Arrendiamoci.

Arrendiamoci.


Ma è ancora più preoccupante che già in preseason fosse difficile prefigurare scenari più di tanto differenti.

Miami campione con le altre 7 derubricate a comparse era il punto fermo di partenza.
Il derby per il primato nell’Atlantic tra Knicks e Nets non era nemmeno quotato.
Indiana che approfitta dell’assenza di Rose per issarsi in vetta alla Central era lapalissiano.
Boston gigiona intorno al sesto posto, persino Rondo o non Rondo, non era in discussione.
Washington, Cleveland, Detroit, Orlando e Charlotte interessate solo ad un sano ciapa no era agli atti.

L’unico motivo di interesse era la lotta a non più di quattro squadre per gli ultimi due posti playoff, tra Atlanta, Milwaukee, Philadelphia e (c’era chi ce la metteva) Toronto.

Hawks, come al solito e nonostante tutto, bene. Bucks, senza strafare, ottavi. Raptors, come al solito e nonostante tutto, male.

Chi ha deluso fragorosamente è Philadelphia. Perché non si tratta solo di una stagione caduta in disgrazia, ma di un tremendo punto interrogativo sul futuro e sui suoi protagonisti miscelato ad un atroce mea culpa per la trade della scorsa estate.

La vicenda Bynum è allucinante ed entra di diritto nella top 3 dei pacchi rifilati ad una squadra NBA negli ultimi 10 anni.

Non solo Andrew non giocherà un solo minuto ai Sixers in questa stagione, ma rischia di non vestire mai quella maglia visto che se c’è un front office che ha imparato a sue spese a non firmare giocatori cagionevoli con pesanti pluriennali, quello dovrebbe avere certamente sede a Philadelphia.

Niente di male, se non fosse che per portare in Pennsylvania le capigliature stravaganti e quel poco che resta delle ginocchia e dei neuroni dell’ex Laker, sono stati immolati Iguodala (passi), Vucevic e Harkless (non passi!).

Ora ci sono più di $9 milioni annui da elargire ad un apatico Thaddeus Young fino al 2016, un fastidioso Jason Richardson a salario fino al 2015, uno Spencer Hawes in scadenza 2014 da sbolognare e soprattutto, visto che con Arnett Moultrie mi sembra si vada a rilento, nessun giovane sulla cui crescita puntare e sperare in prospettiva.

Già, perché ancora più grave dell’affaire Bynum e del suo improbabile rinnovo, c’è il traumatico ed ufficiale fallimento di Evan Turner, anche liberato dall’alibi Iguodala.

E’ cresciuto certamente nei numeri, anche perché 8 minuti a partita giocati in più si riverberano evidentemente sulle statistiche assolute.
Ma il campo dice che non è cresciuto a sufficienza per togliersi di dosso l’ingombrante e sempre più appiccicoso bollo di bidone che spetta ad una seconda scelta assoluta al terzo anno che segna meno di 15 punti a partita in una squadra al di sotto del 40% di vittorie.

Accende e spegne, ma troppo più spesso la seconda. Non incide, non cambia le partite, non migliora i compagni, non trascina la squadra. Non vince.

Ovvero quello che almeno prova a fare la sola, vistosa, fulgida e luccicante certezza di questi Sixers, non a caso All Star: sì, Jrue, il futuro della franchigia è tutto tuo.

Con Holiday a roster è ancora troppo presto per abbandonare Phila nel dimenticatoio: si tratta solo di ripartire dopo essere appena tornati indietro dalla prima fallita ripartenza.
Rinunciare a riprovarci in questa desolata Eastern Conference sarebbe un delitto.

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5 Comments to “East is East”

  1. gasp says:

    Stavolta sono d’accordo in parte:ok Phila ha deluso e Bynum si è rivelato una fregatura ma possono ricostruire sul trio Holiday,Young e Turner e lasciare andare il bambinone e cercare di sbolognare Hawes:così facendo avranno un nucleo giovane e non male più 30 milioni da spendere per prendere un FA importante e altri buoni giocatori per formare un buon supporting cast

  2. Fraccu says:

    Vorrei spezzare una lancia in favore di Hawes… secondo me, deve solo trovare un coach che si fidi di lui per 35 minuti a sera, a quel punto lui e Bynum (se le ginocchia sono consenzienti) “rischiano” di essere la versione 2.0 di Gasol/Howard (sarcasmo escluso…).

  3. Fazz says:

    Vorrei spezzare una lancia in favore di Washington, che è assolutamente squadra del livello delle Brooklyn e Atlanta di questo mondo e che se fosse stata costruita con un minimo di criterio in più (si sapeva che Wall sarebbe stato rotto per un po’, non puoi avere solo AJ Price, Shelvin Mack & co. come alternative) avrebbe cambiato un minimo questo scenario.

    E vorrei spezzare un’arancia (cit.) in testa a te Gerry, ma con violenza da Carnevale di Ivrea, perché non è possibile che abbiano sbagliato sia Phila a prendersi Bynum che Orlando a non prenderselo, no? 🙂

  4. Dicko says:

    Io vi quoto quasi in toto. Ma su Hawes non sono d’accordissimo… il ragazzo ha mani educate per essere un lungo. Dobbiamo solo attaccargli qualcosa con un po’ più di carattere, potrebbe fare molto.

    E Washington è come sacramento: un sacco di talento, ma ci vuole un allenatore decente.

  5. Gerry says:

    Grande momento per il mercato delle lance e delle arance. 🙂

    @ Fraccu & Dicko

    Alla fine la posizione di Hawes per me non dista poi molto da quella di Bargnani: per credere in loro, un coach deve anche credere e sviluppare un modello di gioco che l’attuale NBA tende a rifiutare.

    Nella NBA che alza i centimetri degli esterni ed adatta le ali grandi a centri, c’è spazio (inteso proprio come spazio fisico, materiale) per avere in campo insieme Gasol+Howard o Hawes+Bynum o Bargnani+centro?

    In pillole: esiste o può esistere quel coach che crede in loro?

    @ Fazz

    Concordo su Washington, le vittorie e le prestazioni recenti di Wall costringono a seguirla con grande attenzione fin dalla prossima estate.
    Non so se valgono addirittura i Nets, ma di sicuro quest’anno sono dovuti partire eccessivamente rinunciatari rispetto al reale valore.

    Quanto a Bynum, Orlando e Phila si affacciavano alla trade con scopi diversi: i Magic per ricostruzione selvaggia pluriennale, i Sixers per rilanciare ambizioni playoff nell’immediato.

    Io come sai non ho amato molto la durata dei contratti di Afflalo ed Harrington e l’eccessiva “protezione” delle scelte ottenute dai Magic, ma non ho mai avuto da ridire sulla mancata acquisizione di Bynum.

    Però paradossalmente perdere il giocatore in scadenza senza vederlo mai in campo in questa stagione sarebbe stato più ammortizzabile da Orlando che da Philadelphia, perché mentre i Magic hanno da pensare coerentemente a fare schifo per almeno due anni, i Sixers ora si ritrovano senza playoff, senza Iguo, senza Bynum e pure senza i due giovani.

    Comunque intanto mi informo sulla data 2014 del Carnevale di Ivrea. 😀

    @ gasp

    E’ la mia stessa conclusione nelle ultime righe del post.
    Hanno toppato clamorosamente il primo tentativo di post Iguodala, ma non hanno compromesso la situazione generale ed hanno ancora il privilegio di poter azzeccare il secondo tentativo.

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