Fino al Giugno scorso avevano momenti di tenerezza alla Winnie the Pooh ed i suoi amici, con LeBron protagonista, Wade nel ruolo di Tigro la tigre saltellante e Bosh in quello della mamma-canguro Kanga.

2013 Eastern Conference Champions.

2013 Eastern Conference Champions.


Avevano periodi di disorientamento tecnico ed emotivo in cui potevano perdere contro chiunque o subire parziali fragorosi per imbarazzanti cali di concentrazione e di convinzione, culminati nel sociopatico psicodramma contro Dallas.

Anche negli scorsi playoff hanno vissuto la versione Totò, Peppino e la malafemmina, con panico puro sia contro Indiana che contro Boston.

Poi, la vittoria, not one. E sembrano ora passati decenni.

Ogni tanto si addormentano e calano ancora la tensione, incorrendo nei soliti errori (palla ferma su tutti) e finendo a -20 contro i Celtics di Jeff Green senza Rondo e Garnett.

Ma mentre allora la conseguenza di quei blackout era il definitivo cortocircuito del sistema, oggi liberati dai loro fantasmi leggono le istruzioni dell’elettricista modello, ripensano a come hanno aggiustato il circuito la volta precedente e ripristinano i regolari valori di corrente, ormai quasi a memoria.

E non so se avete notato che le avversarie fanno spesso riposare i propri big contro gli Heat, con sospetti certificati medici.

Risultato? Disarmante: 23 vittorie consecutive ed Eastern Conference ipotecata, regular season e playoff inclusi.
Per KO tecnico, per manifesta superiorità, per mano concessa, per radicale assenza di avversari.

La configurazione coi tre amigos, Ray Allen ed uno dei difensori (Chalmers o Battier) in base al fabbisogno tattico non ammette più constatazione amichevole nei finali.

Negare un grande lavoro effettuato in questi anni da Spoelstra e dal suo staff tecnico è impossibile.
Ci ha messo i suoi tempi, non ci è arrivato subito, è dovuto passare da una lunga ossessiva ricerca della fase difensiva perfetta, mandando all’aria il primo anno perché si era dimenticato di dare un senso all’attacco.

Perché non stiamo parlando di un genio della pallacanestro che ne cambierà la storia e le dinamiche.
No, Spoelstra è un didatta, uno studioso. Uno che legge ed applica. Che non inventa, ma prepara. Che prima impara e poi spiega e propone.

Senza quelle caratteristiche non sarebbe d’altronde arrivato così giovane dove è arrivato con la sontuosa ascesa del suo curriculum, perché il secchione raccomandato un po’ leccaculo che guarda i video e conosce tutto di tutti fa molto più facilmente strada oggi nella NBA del genio liberale con un’inventiva troppo spesso incompresa, costretto magari a riciclarsi nella NCAA.

Meritocrazia a stelle strisce, ma pur sempre meritocrazia: vuoi davvero che gli Stati Uniti neghino una chance ad un olandese-irlandese-filippino che ha lavorato in Germania? Sia mai!

Ci ha creduto più di tutti Pat Riley, lui sì uomo che ha veramente riscritto la storia di questo mondo. Ed i fatti gli hanno dato ancora una volta ragione alla distanza.

Ora non solo Spoelstra sarà ricordato come colui che è riuscito nell’impresa impossibile di far vincere un anello a LeBron, ma anche come colui che ha costruito sapientemente sul campo questa macchina perfetta.
E che ci ha letteralmente negato il gusto della competizione nella Eastern Conference Anno Domini 2013.

Come Bud Spencer e Terence Hill: gli avversari non oppongono grande resistenza, si sa in anticipo chi vince, eppure ci si diverte lo stesso.
Congratulazioni coach.

Tags: , ,

4 Comments to “…altrimenti si arrabbiano!”

  1. gasp says:

    ” Perché non stiamo parlando di un genio della pallacanestro che ne cambierà la storia e le dinamiche. No, Spoelstra è un didatta, uno studioso. Uno che legge ed applica. Che non inventa, ma prepara. ”

    Finalmente qualcuno che riconosce i meriti di Spoelstra!
    Comunque sottoscrivo tutto l’articolo,gli unici che possono togliere l’anello agli Heat sono loro stessi

  2. mircodiuboldo says:

    sottoscrivo l’ultima frase di gasp….

  3. Dicko says:

    Ma seriamente, sono veramente allucinanti. E non so se sia il 3 o il 6 a fare la “vera” differenza…

    Comunque… a quando qualcosa su Cousins e i Kings?

  4. Garion says:

    dati alla mano direi che sia il 6 a fare la differenza 😉

    (e io semplicemente adoro Wade. Ma LBJ è un altro pianeta, c’è poco da fare)

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>