In pochi nella NBA giocano ed eseguono meglio degli Utah Jazz: ribaltamenti, blocchi e movimento sul lato debole, tutti i giocatori senza palla che sanno cosa fare ed hanno un preciso scopo, formidabile coinvolgimento del terzo uomo nei giochi a due, fondamentale ruolo delle letture in base al comportamento della difesa, metri di spazio disponibili per i tiratori.

Bellissimi da vedere, eppure non vinceranno e nemmeno ci andranno vicini.

Gli avversari conoscono nel dettaglio l’esecuzione a metà campo dei Jazz, bene o male orientata sugli stessi principi da 20 anni, ma necessitano sempre di uno sforzo mentale per adeguarsi alla varietà di soluzioni che essa comporta.
Sembra un paradosso, ma un sistema che si basa su concetti di una diversa epoca del gioco mette più in difficoltà i virgulti di ultima generazione, costretti a pensare ed a muoversi in base a situazioni poco note rispetto ai canovacci attuali.

Per esempio le spaziature di Utah sono introvabili nel resto della NBA, perché così tanti giocatori al di sotto della linea del tiro libero sono un’eccezione fragorosa nel basket moderno.

La semplicità e l’efficacia di questo attacco devono però rendere conto ad una regola tassativa di questo sport: il sistema può aiutarti, ma sono i giocatori che alla fine vincono le partite.

Io non credo, come sostenuto da più parti, che Utah abbia i mezzi per fare di più. Andranno ai playoff come al solito cavalcando una serie positiva che prima o poi arriverà nel 2010, ma i Jazz sono ormai da troppi anni inadeguati per lottare ai vertici a causa della chimica e del personale a disposizione.
Mancano gli interpreti in grado di interagire culturalmente prima ancora che tecnicamente con Sloan.

Le tre facce di un problema.

Le tre facce di un problema.

Okur, Boozer e Kirilenko: non uno, ma tutti e tre sono di troppo.

Il russo era talmente importante nei piani del coach da portare la dirigenza di Salt Lake City alla firma di un sanguinoso contratto che oggi contende a McGrady il titolo di albatros NBA per sproporzione tra cifra retribuita a fine mese e rendimento in campo.

Se in questi anni la squadra non è riuscita a fare il salto di qualità è doveroso spostare l’attenzione sull’approccio inaccettabile del russo, corpo estraneo a tratti irritante per passività e per il poco rispetto nei confronti del gioco.

Boozer ed Okur sono invece la versione antesignana dell’incompatibilità tra Bosh e Bargnani: per quanto in attacco possano anche integrarsi bene, Utah (come Toronto) per causa loro perde le partite sui singoli possessi chiave in difesa, andando sotto fisicamente e non trovando rimedi nei finali punto a punto.
E’ dal 2004 che coach Sloan si arrovella inutilmente per risolvere questo rebus.

Si innesca poi nella disfunzionalità di Boozer anche la sua diabolica posizione contrattuale, così riassunta da Charles Barkley:

I Jazz sono una squadra decente, ma devono assolutamente fare qualcosa per Carlos Boozer, che è il problema principale. Sanno tutti che non c’è alcuna intenzione di rifirmarlo, d’altronde aveva iniziato già l’anno scorso dichiarando di voler uscire dal contratto e ferendo la squadra e la gente di Salt Lake. Ed ora sta per diventare free agent, costringendo Utah a trascorrere la stagione sapendo che non ci sarà l’anno prossimo.

Parole che suonano sinistramente come anno di transizione, a mio parere condito da cospicua quantità di trade e cambiamenti in arrivo.

In questa prima parte di stagione si registra inoltre l’imponderabile e preoccupante calo nelle motivazioni di Paul Millsap, a cui forse sono state fatte promesse non ancora mantenute (tradotto: Boozer fuori dai piedi).
Dopo aver messo il proprio nome in calce sul contratto che dà la svolta economica alla sua vita, pare aver intrapreso la direzione opposta sul piano dell’approccio e della sua storica e celebrata intensità sotto canestro.

Manca infine un ulteriore tassello essenziale nel sistema di Sloan: il tiratore sul lato debole, sia piazzato piedi a posto che soprattutto in uscita dai blocchi. Il Jeff Hornacek di turno, tanto per rendere il concetto.

L’intermittenza al tiro di Brewer, Miles e della piacevole sorpresa Matthews, unita a quella ormai conclamata del Kirilenko versione che me frega tanto prendo 18 milioni di dollari nel 2011, rendono addirittura inevitabile il rammarico per i problemi fisici di Harpring e Korver, molto più essenziali di quanto si possa pensare in questo tessuto tecnico.

Anche perchè se sei un giocatore di Utah che si muove sul lato debole, puoi solo essere contento di giocare in squadra con Deron Williams.

Già, Deron, introdotto alla fine quasi come lo zucchero velato sul pandoro: è attorno a lui che il coach vuole e deve costruire la squadra che gli permetterà di dare l’assalto al trentesimo anno consecutivo su questa panchina (siamo a 22) e magari all’agognato anello.

E’ sulle caratteristiche e sul tipo di gioco dell’ex Illinois che vanno plasmati e scelti i giocatori che dal 2011, alla scadenza dei 27 milioni complessivi di contratto di Okur e Kirilenko, avranno il compito di rendere più credibile in postseason il solito ottimo record della franchigia mormone.

Perché d’accordo l’old style, il sistema di gioco ineguagliabile e la statua di Karl Malone all’ingresso dell’Energy Solutions Arena, ma a Salt Lake City cominciano ad essere piuttosto scocciati di giocatori con indole mercenaria e di stagioni che appaiono interessanti ma si rivelano solo di transizione. E lo sa bene anche Jerry Sloan.

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One Comment to “Sloan alone”

  1. Ciombe says:

    Quoto in toto l’articolo e faccio i complimenti a Mookie e Gerry per il loro blog che leggo sempre volentieri.

    Gli Utah Jazz sono la squadra NBA più bella da veder giocare assieme ai Rockets per fluidità dell’attacco e circolazione di palla.

    Deron Williams ha la capacità di non sbagliare mai una lettura, essere il metronomo perfetto per guidare questo attacco.

    Boozer e Okur sono forse meglio solo di Bosh e il Mago come lunghi titolari, mettere Milsap in quintetto con Okur in campo espone i Jazz alla carenza di cm sotto le plance con due 4 puri come Boozer e Milsapp che non sono alti più di 204 cm.

    Anche io sono dell’opinione che i Jazz più di così non possano fare, anzi, fanno già anche troppo, visto che sono frammentati in fazioni.
    Solamente la guida salda di Sloan non gli ha permesso di affossare la baracca in faide e squadra sfiduciata, e restano sempre a livelli medio alti a ovest.

    Se questa squadra fosse stata nella mani di un coach senza palle già a ottobre ci sarebbe stato l’ammutinamento.

    Io fossi in loro busserei alla porta dei Clippers, per avere Kaman, centro di ottimi fondamentali e la giusta intelligenza cestistica per essere un upgrade rispetto a Boozer, per mettere l’intensità di Milsap in quintetto nel suo ruolo naturale di 4 e avere Okur da cambio tattico dei lunghi.

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