La New Team aveva trovato la combinazione perfetta con Oliver Hutton e Tom Becker, anche se quest’ultimo ha pagato a caro prezzo la personalità interlocutoria ai limiti dell’ambiguo fuori dal campo ed è stato sostituito nell’immaginario collettivo da un portiere più spesso infortunato o seduto sul divano della sua villa in altura che in campo.

Il basket è un’altra cosa, la NBA una realtà più articolata: quali sono oggi le coppie dei migliori realizzatori di ognuna delle 30 squadre NBA?

scorer

Sull’asse orizzontale (x) c’è il primo realizzatore di squadra; sull’asse verticale (y) il secondo realizzatore. Gli assi evidenziati che creano i quattro quadranti sono i valori medi.

In estrema sintesi:
quadrante in alto a sinistra: primo violino segna poco, secondo violino segna molto;
quadrante in alto a destra: primo violino segna molto, secondo violino segna molto;
quadrante in basso a sinistra: primo violino segna poco, secondo violino segna poco;
quadrante in basso a destra: primo violino segna molto, secondo violino segna poco.

Col solito e mai troppo reiterato avviso cautelativo, poiché le mille variabili di uno sport di squadra costringerebbero a riscrivere qualsiasi dato in base a contesto, compagni, staff tecnico, umori, sistema di gioco, previsioni Maya e quant’altro, proviamo a tracciare qualche tendenza.

Star system
Nella NBA si vince con due stelle che catalizzano il gioco e le responsabilità offensive: le due vincitrici di conference dello scorso anno ed attuali favorite per il titolo sono quelle con la somma maggiore di punti forniti dai primi due realizzatori.
A livello di risultati mancano al convito delle contender i Lakers, nonostante siano la combinazione più vicina a quelle vincenti di Thunder e Heat. Qualche punto in meno di Kobe e qualche punto in più di Howard sono la vera chiave per il ritorno alle vittorie dei gialloviola?

Backcourt on fire
21 squadre su 30 hanno come primo violino un esterno (includendo la posizione di “3” secondo l’accezione moderna dei ruoli) e sono ben 8 quelle che hanno entrambi gli scorers esterni. La legge è piuttosto codificata: nella NBA con sempre meno spazio per il gioco interno ed i giocatori interni si tende ad allargare il campo e ad esaltare più facilmente guardie o ali piccole.

Twin Towers
Sono invece solo due i casi di coppie di lunghi ai primi due posti: Utah (Al Jefferson & Paul Millsap) e Minnesota (Kevin Love & Nikola Pekovic). I Jazz ne fanno un fatto quasi religioso dopo aver avuto per 18 anni in squadra colui meglio noto come il secondo miglior realizzatore di tutti i tempi della NBA; i Wolves cavalcano un sistema offensivo e dettami di coach Adelman che sia pur in modo diverso esaltarono in quel di Sacramento anche le sublimi qualità palla in mano e la complementarietà di Webber e Divac.

Inside out
C’è un quartetto di raro equilibrio nella parte più frequentata del grafico che non solo abbina una ripartizione equa di punti tra le due stelle al ruolo da contender, ma ci aggiunge la regola aurea che i nostri padri (o forse i nostri nonni) ci hanno sempre insegnato essere il presupposto per un team vincente: un realizzatore tra i lunghi ed un realizzatore tra gli esterni.
San Antonio (Parker-Duncan), Memphis (Gay-Randolph), Brooklyn (Lopez-Joe Johnson) e Clippers (Griffin-Jamal Crawford) illustrano il messaggio, senza dimenticare che le ultime due vedono anche aggirarsi poco dietro il duopolio delle migliori point guard della Lega. Normali ma vincenti, non per caso.

Gioventù da non bruciare
Tre coppie mediamente giovani attirano la mia attenzione, soprattutto grazie al secondo violino sopra media. La separazione dei gemelli Derrick del canestro Ellis e Curry a Golden State ha esportato a Milwaukee il primato della coppia più funambolica della Lega, con Jennings al posto di Stephen.
Quest’ultimo, liberato dai guai fisici e dalla comprimente presenza di Monta, trova ora in David Lee l’ideale complemento per lanciare i Warriors dove in pochi pensavano.
Anche numericamente strabiliante infine l’impatto di Damiel Lillard in quel di Portland accanto a LaMarcus: diciamolo sotto voce perché sono pur sempre i Blazers, ma nell’Oregon è nata una delle più interessanti coppie in prospettive, con la sovrintendenza di Nicolas Batum.

Italians do it better
Se consideriamo il Belinelli titolare delle ultime 10 partite, nel 2013 ci sono tre italiani tra i primi due realizzatori di una squadra NBA. Anche al netto dell’improvvisa esplosione di Marco ai Bulls, il Gallo ed il Mago rappresentano qualcosa di non esattamente prevedibile 10 anni fa e di cui solo la contemporaneità dell’evento non permette di cogliere pienamente la grandezza.

Atene ride..
I sistemi democratici sono correttamente distinguibili nella parte più affollata del grafico, non lontano dal valore medio rappresentato dall’intercetta degli assi. I distacchi minori inflitti dal primo al secondo realizzatore tra coloro che segnano nella media sono a Denver (Gallo +1.5 su Lawson), Indiana (West +1 su George), Atlanta (Smith +1 su Horford), Orlando (parità tra Afflalo e Big Baby).
Non sorprende affatto che si tratti dei 4 sistemi che ripartiscono in maniera più equilibrata le responsabilità: storicamente e strutturalmente Nuggets e Pacers, come piacevolissima sorpresa stagionale Hawks e Magic.

..Sparta pure
Sono solo 3 i casi di clamoroso dislivello tra primo e secondo realizzatore (quadrante in basso a destra): da Anthony a Felton (+12), da Harden a Parsons (+10) e da Irving a Waiters (+9).
Non è ovviamente un caso che sia Melo che il Barba che Kyrie siano vergognosamente riconosciuti dai rispettivi sistemi, compagni ed ambienti come i legittimi accentratori e ben accettati finalizzatori del gioco offensivo di Knicks, Rockets e Cavs. Per loro meriti o per demeriti altrui.

Terra di nessuno
La crisi del Mago ed il tentativo di dimostrare di valere i soldi che riceve da parte di DeRozan permettono a Toronto di essere la squadra più vicina alla media NBA.
Sorprende come sia totalmente spoglio un settore in realtà molto vicino ai valori medi (X: 20-27; Y: 16-18): se il primo violino segna più di 20 punti, il secondo violino o segna a sua volta tantissimo (Wade, Westbrook ed in parte Howard) oppure segna meno di 16 punti (Felton, Garnett, Parsons, Waiters).

Le strane coppie
Alcune squadre meritano un asterisco a causa dell’assenza per infortunio dell’oggettivo leader passato e/o futuro: Chicago (Rose), Dallas (Nowitzki), Indiana (Granger), New Orleans (Gordon), Philadelphia (Bynum) e Washington (Wall) hanno dovuto delegare responsabilità maggiori palla in mano ad insospettabili che sarebbero dovuti essere e probabilmente torneranno ad essere un gradino al di sotto nelle gerarchie. O.J. Mayo è il più beneficiato del gruppo.

Second better then first
Avere un secondo violino che segna è fondamentale per vincere: le 11 squadre che si trovano nella parte superiore del riquadro hanno record positivo e tra di loro ci sono tutte le contender presunte o effettive (Oklahoma City, Miami, Lakers, Clippers, Brooklyn, Memphis) con l’atipica New York poco distante.

Se segni poco, non vinci..
Sei delle sette squadre col peggior record si trovano nel quadrante in basso a sinistra, ovvero hanno pochi punti da entrambi i realizzatori. L’eccezione è Cleveland, grazie al suo leader indiscusso: se a qualcuno fosse sfuggito, ebbene sì, Kyrie Irving è oggi il sesto miglior realizzatore assoluto della Lega.

..se chi segna tanto è scarso, pure
Se mi dite che il vostro secondo violino è Ramon Sessions o Shannon Brown, non posso esimermi dal farvi notare che avete qualche grosso problema. Charlotte e Phoenix dimostrano che l’eccessiva assenza di leader realizzativi non permette di essere squadra da playoff: sono tra le tre squadre con la somma inferiore di punti, nonostante un ottimo Kemba Walker in grande crescita per gli eroici Bobcats ed un Goran Dragic sospettato e sospettabile leader per i Suns.

La capitale eccola qua
Se poi mi dite che il vostro primo violino è il pur onesto Jordan Crawford, mi viene l’atroce sospetto che facciate tendenzialmente schifo. Ma vincere 3 partite su 23 era ampiamente sufficiente per arrivare a questa conclusione anche senza la drammatica collocazione nel grafico di Washington.

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One Comment to “Holly e Benji”

  1. Frinf says:

    ciao Gerry, sono un tuo lettore di lungo corso. Spero tu riceva una notifica di questo commento e possa rispondermi.
    Sto cercando di diventare un “articolista” che tratta di Nba, su un sito simile a questo. Mi piacciono molto questo tipo di analisi, ma mi chiedevo dove avessi preso questi dati.
    Ti sei procurato le statistiche manualmente e poi li hai elaborati tu?
    O conosci delle fonti dalle quali si possono già raggiungere statistiche più elaborate come quelle che hai utilizzato qui (la coppia di giocatori che hanno più punti per ogni squadra)?

    Spero in una risposta, ma grazie comunque.
    P.S. non rinunciare a scrivere, sei il migliore che abbia mai letto in lingua italiana, e ti assicuro che di Nba ho scavato fino in fondo in internet per leggere articoli come i tuoi.

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