From Knicks vs Lakers 116-107, del 13.12


Exit Poll: stravince il partito del “ve l’avevo detto”.

Problemi?

Problemi?


The grey man Tranquillo ci ha provato in tutti i modi, ma persino l’avvocato Ghedini riesce ad apparirmi più credibile in quell’altro tipo di difesa in qualche modo ancora più delicata.

Manca Gasol quindi è impossibile giudicare, manca Nash quindi è impossibile giudicare, Duhon e Hill non andavano d’accordo col coach quindi non vanno bene, Kobe tira troppo quindi non va bene, Howard non corre quindi non va bene, i ragazzi non difendono quindi non è colpa del sistema, il sistema è un discorso troppo lungo quindi non ne parliamo, manca Steve Blake quindi non vanno bene le rotazioni, la svolta di carriera è stata troppo repentina quindi Mike non è pronto, l’operazione al ginocchio è troppo recente quindi Mike è svuotato.

Mancava solo di sentire l’agenda minuto per minuto della giornata di D’Antoni l’11 settembre 2001 per essere definitivamente al sicuro sull’assenza di responsabilità del coach dei Lakers, proprio mentre Carmelo e la sua ex squadra infierivano non casualmente giocando quel basket vincente che lui non ha mai importato a New York.

Ci tengo che questo passaggio sia chiaro, non voglio giustificare niente e nessuno, ribadiva poi il nostro Flavio, non in grado persino di convincere se stesso mentre l’edulcorato Federico sosteneva l’esatto contrario, come al solito prendendola alla larga con tatto.

Ok, abbiamo capito: D’Antoni non è lui, gli manca forza emotiva, la sua incidenza sullo spread è trascurabile, nessuno può allenare questi Lakers.

Ma non sarà molto semplicemente che le cose non vanno bene ed il coach è a pezzi perché le sue idee non funzionano all’origine in questo consesso e non hanno attecchito su questo gruppo già difficile di suo?

Uscite temerarie come quella per cui un allenatore in così poco tempo non può incidere su una squadra, vuol dire essere totalmente alienati dalla realtà NBA.
D’Antoni ha inciso eccome su questi Lakers fin dal primo giorno, affossandoli ulteriormente, perché il percorso per cercare di comprendere le ragioni di questa crisi non può che partire da un punto fermo: i giocatori non hanno sposato il suo progetto ed il suo progetto non è ritenuto credibile allo stato attuale.

I Lakers non sono una squadra. Bastano le immagini, oltre al rendimento sibillino ed al record positivo di vittorie nell’interregno Bickerstaff, incredibilmente ma logicamente già rimpianto dall’ambiente (nella figura di Kobe) perché “ci faceva giocare come volevamo”.

Puoi lavorarci sopra quanto ti pare, ma se i giocatori non credono in te ed in quello che proponi loro, tu allenatore non esisti. E l’assenza di credibilità è un tuo limite anche al netto di schemi, assenze, ragazzi svogliati, occupazione degli angoli, difesa, pick and roll o quant’altro.

Ne sa qualcosa l’ottimo Stan Van Gundy, silurato belluinamente ad Orlando dopo un lavoro che non sarà mai sufficientemente rivalutato anche nei prossimi anni.

Parentesi a proposito di ex Magic: quando potremmo iniziare a porci qualche inquietante interrogativo sulla personalità di quell’imminente free agent che tra una spadellata e l’altra ai liberi ci racconta da 4 (quattro!) mesi di non essere al massimo della forma, probabilmente esposto a sua insaputa alla kryptonite?

Il fatto che manchino Nash e Gasol non può in alcun modo giustificare che una squadra con Howard e Bryant abbia il record di 3-9 nelle ultime 12 e metta a rischio la partecipazione ai playoff in un Ovest che non aspetta nessuno.
E’ un insulto a chi, con bande di scappati di casa in saldo, ha un record simile o migliore dei gialloviola.

Così come il fatto che la squadra si risolleverà e che le difficoltà attuali siano il presupposto per andare meglio e per rendere maggiori meriti al coach in futuro non può in alcun modo nascondere e cancellare la reiterata constatazione che il cocciuto D’Antoni allena al meglio un certo tipo di idea di basket ma si adatta a fatica con tutte le altre.

Sì, sono convinto che con Nash i Lakers riprenderanno a vincere e faranno ancora paura a molti (ma non più a tutti) da metà Aprile in avanti, perché con D’Antoni il play coincide col sistema stesso e gli dà avvio.
Ma se il partito rivale del “ve l’avevo detto”, simbolicamente guidato nientemeno che da Magic Johnson, è oggi così ben rappresentato e nutrito, non è forse il caso di porsi qualche domanda sulla coerenza del programma elettorale?

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9 Comments to “La campagna elettorale impossibile”

  1. Bandini says:

    Ottimi questi ultimi articoli sui Lakers. Francamente, non so quanto il canadese, che oramai ha una certa età e diversi acciacchi, possa cambiare completamente il volto a questa squadra. Per ora sembra che nel cambio tra il tanto criticato bamboccione Bynum e l’osannato Howard, i Lakers ci abbiano rimesso. Aspettiamo, magari DH12 matura (?!?!) e diventa un centro dominante e di riferimento per i compagni. Comunque, la mia conclusione è che la colpa non è tanto di Mike, ma di chi ce l’ha messo, perchè non serviva una scienziato per capire che il sistema di D’Antoni e questi Lakers d’accordo non sarebbero mai andati.
    A proposito, a quando il power rankings? Sono curioso di sapere che posizione dareste ai Golden State Warriors. Curry, se schiacciasse a due mani almeno 3 volte a partita, sarebbe un serio candidato al titolo di MVP.

  2. Frinf says:

    questo era il roster di phil jackson (o magari di brian shaw)…certo, probabilmente nash ne avrebbe un po’ risentito, però a 39 anni suonati forse gli sarebbe andato bene comunque giocare con meno pressioni personali, a differenza di ora, in cui sembra che debba tornare lui per salvare la patria e d’antoni.

    poi vabbè, con questo talento possono vincere lo stesso, ma si son complicati la vita…

  3. gasp says:

    Dire che nello scambio D12-Bynum ci hanno rimesso i Lakers mi sembra azzardato perchè Bynum è fuori a tempo indeterminato

  4. Saimon says:

    Secondo me il problema non è di chi li allena. Questa squadra, lo dico da quando è stata messa insieme in estate, credo non possa vincere mai.

    Howard non è maturo, e temo non lo sarà mai….Nash è Nash, ma non è più quel Nash (quand’anche in salute), Bryant è ancora un giocatore clamoroso, ma un leader troppo portato alla “scazzo” coi compagni per poter far girare il vento di una stagione.

    A questa squadra manca quel quid, quell’unità (caratteriale innanzitutto) di intenti che è il vero valore aggiunto di una squadra vincenti (vedi il 15 strong della Miami di Riley, o l’Ubuntu dei Celtics…)

  5. Andrea says:

    Criticare in questo modo Flavio perché non si schiera con il pensiero anti-D’Antoni è un gioco pericoloso.. Lo stesso Buffa ha detto che questi hanno un potenziale mai visto.. Howard ha ripreso, in anticipo sulle previsioni, da due( non 4) mesi.. Ricordiamoci gli Heat di fine Gennaio.. Magic ha detto che Gasol dovrebbe giocare di più vicino a canestro, bella idea con Howard..
    Scrivere che Flavio è alieno al mondo NBA non ti sembra un po’ troppo?

  6. Gerry says:

    Penso di andare sul sicuro nell’affermare che Flavio, in buona fede e per indole sincera, abbia qualche presunzione ideologico-affettiva che ne condiziona le argomentazioni al punto da, ebbene sì, alienarlo dalla realtà. 😉

    Nella telecronaca di Knicks-Lakers questo problema si è evidenziato in maniera clamorosa con l’abbandono quasi istantaneo della telecronaca, sostituita dalla ricerca autoreferenziale (“ci tengo che questo punto sia chiaro”) di ogni possibile ed immaginabile giustificazione per la crisi del sodale D’Antoni, tergiversando sempre quando si trattava di fissare un’ovvietà semplicissima: nel futuro andrà meglio (e ribadisco di non aver dubbi in merito), ma adesso Mike sta sbagliando tutto.

    Per carità, è un dovere di un grande cronista (quale Tranquillo è) ragionare sulle cause, ma il problema è che quelle motivazioni regolarmente non valgono per tutti quelli che non sono di scuderia, facendolo a turno entrare o nel vortice della zona grigia in cui non prende mai posizione, o nello sberleffo sullo stile di quelli recapitati a Rivers ed Ainge nell’epoca pre Garnett ed ai tre amigos di South Beach e Spoelstra prima della scorsa primavera.

    Bisogna decidersi allora, senza alcuna polemica che sarebbe solo sterile: se ci si professa super partes e cronisti oggettivi che vedono sempre il grigio, i due pesi e le due misure non sono accettabili; se invece si tifa a prescindere (e comprensibilmente) D’Antoni, ambiente Spurs, Bargnani e Gallinari per vicinanza e partito preso, basta saperlo e nessuno gliene farà una colpa.

    Ma che D’Antoni perda e non sia lui per l’operazione al ginocchio o perché Kobe la passa a chi gli pare o perché l’assenza di Blake scompagina le rotazioni, suvvia Flavio… 😀

  7. Dave says:

    in tutta sta disamina contro tranquillo… solo io credo che Meeks abbia la palese faccia di un babbuino?

  8. Saimon says:

    Dimmi che faccia hai e ti dirò che babbuino sei…..ehehe!

  9. paolino says:

    io ho l’impressione che ci si sia tutti un po’ incartati sull’espressione “sistema”. fino a un paio d’anni fa era sconosciuta..si parlava di giochi,di schemi,di mano dell’allenatore..poi di colpo è comparso “il sistema”. che però è un’entità astratta,il sistema di D’Antoni ci viene raccontato come tutto e il suo contrario,prima sembrava che fosse correre correre correre tirare nei primi 7 sec uomini negli angoli tiro da tre,poi la settimana scorsa ho appreso da Tranquillo che NY “va piano ma prende tiri veloci”,con un “sistema” simile ma diverso da quello di Mike…aiuto!
    ci si riempie la bocca per fare un po’ i fenomeni,discettando di sistemi,quando poi tolte 3 o 4 squadre al massimo,le altre giocano in maniera assolutamente indistinguibile.
    i Clippers hanno un sistema?fatemi ridere..hanno Paul che palleggia 20 secondi e poi inventa qualcosa,risultato? sono 17-6.
    Denver e Utah,squadre “sistemistiche”,viaggiano entrambe a fatica sopra al 50%.
    insomma,se posso permettermi un suggerimento ai telecronisti,al posto loro mi avventurerei meno in spericolate analisi tecnico-tattiche,e starei più sull’attualità. quando tralasciano di fare gli allenatori mancati,Tranquillo e Buffa sono i numeri uno al mondo.

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