Viaggio catodico nel panorama recente della televisione italiana: le “seconde voci”.

Dietro di lui, di tutto di più.

Marco Bonamico

Il partigiano

Solidarietà al compagno Marco: dopo aver sopportato per tutti questi anni la contiguità con Franco Lauro, forse nemmeno il Vietnam gli sarebbe sembrato poi così male.

Non è affatto un caso che pur di liberarsi dell’impiccio abbia preso in mano la patata bollente della presidenza di Legadue, senza alcun apparente motivo.

Del tutto impossibile sbilanciarsi sulle sue qualità tecniche, sovrastato com’è dal carisma del suo dirimpettaio al microfono: sarebbe come giudicare il ragionier Filini senza Fantozzi o Telespalla Mel senza Krusty.

Federico Buffa

Dio rifatto uomo

Uno era sovrappeso e meditabondo, ma con la premiata coppia Karma&Nirvana ha astutamente risolto all’origine ogni contestazione; quello che conosciamo meglio è stato messo in croce dopo qualche miracolo assortito, qualche lancio di pietre ed un grave errore nella scelta dei 12 dipendenti; quell’altro ancora non è entrato in feeling coi cugini ebraici e si è impuntato con la conquista dell’Arabia Saudita, ma guai se gli toccavi le vacanze nella natia La Mecca.

Poi venne Federico.

Ognuno di noi Lo sente suo, perché riesce ancora ad apparire verginalmente di nicchia e ad entrare talmente in empatia con chiunque da illuderci di aver avuto la Rivelazione per primi o di conoscere il Verbo meglio di tutti.
Al massimo non riuscendo ad accettare che sia stato in passato addirittura Sodale al commento con nientepopodimenoche Guido Bagatta in momenti che non esiterei a definire memorabili (consiglio, anzi impongo, almeno la visione dal minuto 7:30).

Personalmente l’idolatria e la comunanza sono ancora più speciali, per studi universitari, passione rossonera, legame col mondo NCAA, flirt col basket femminile in precedenti vite, magnetica attrazione per il sommerso e le storie del basket USA.

Ma Lo sentiamo tutti talmente nostro che, come nella malata cultura del maschio italiano infastidito quando la propria compagna esce troppo di casa o si cura troppo o si veste troppo sexy per una cena, ci dà fastidio che possa essere sovraesposto e che si sia messo a fare il figo negli ultimi tempi.

I suoi capelli sono diventati di colori ibridi palesemente non presenti in natura; le sue camicie sono ormai sbottonate fino al settore ombelicale; le sue scarpe firmatissime sono lucidate dal sciuscià Faina prima di andare in onda; il suo Andres Calamaro è musicalmente inascoltabile; Materazzi ha vinto più di Maradona; Luis Enrique, pur facendo schifo tutto l’anno, ha realmente rassegnato le dimissioni (respinte) solo dopo la sua domanda in spagnolo, mentre Massimo Mauro provava a riprendersi coi sali terrorizzato all’idea di dover veramente parlare di calcio in trasmissione.

Pericolo scampato, perché l’Avvocato è di tutti, ma non per tutti. Come ogni religione che si rispetti.

Franco Casalini

Il simpa della cumpa

Avete presente quando nasce a pelle una simpatia naturale ed empatica per una persona e qualsiasi cosa succede devi continuare a nutrirla nel tempo? Ecco, così è per me con Casalini, al netto del fatto che sia comunque tra i più lucidi tecnicamente nonostante qualche fissazione di troppo.

Eppure so per certo che i suoi “rimbalzini” o “assistini”, i suoi neologismi da professorino supplente precario e le sue combinazioni lessicali talmente all’avanguardia da essere alla fine semplicemente sgrammaticate, non vanno a genio a tutti gli utenti all’ascolto.

Resta comunque l’unico in grado di rendermi sopportabile Paola Ellisse per più di due quarti, impresa ai limiti del possibile.

Ettore Messina

Lectio Magistralis

In poche settimane a Londra ha distillato più perle di tante carriere giornalistiche messe insieme. Fuori concorso.

Davide Pessina

Carismio

Sì sì, hai ragione. Certamente, concordo in pieno. Osservazione pertinente. Assolutamente, assolutamente. Non c’è dubbio su quello che dici. Esattamente la stessa cosa che penso io.

Questo è in estrema sintesi il contributo che fornisce alla telecronaca, tanto più quando c’è di mezzo Tranquillo che incute chiaramente più sudditanza. Ma dov’è finita tutta quella personalità che aveva in campo, talvolta pure eccessiva?

Il buon Davide è una via di mezzo tra i vari pretoriani di Berlusconi, che non considerano nemmeno l’ipotesi di avere un’idea propria in quanto del tutto superflua anche se esistesse, e i vari componenti di CGIL e dell’oligarchia del Partito Democratico, che non considerano nemmeno l’ipotesi di un’alternativa al di fuori di quella cosa che chiamano “apparato” ed organizzano i pullman per votare con gioia il normalizzatore Bersani.

Quelle rarissime volte che si tuffa nei meandri di un pensiero tutto suo, talmente euforico per la novità lo espone in maniera così confusa ed incalzante mangiandosi ogni parola da far rimpiangere subito un salomonico e rassicurante “è proprio così, la penso decisamente come te”.

Dan Peterson

Dio travestito da Dan Peterson

Inorridisco quando sento o leggo questi profani bimbetti under 18 lamentarsi del fatto che Il Coach non riconosca qualche zozzone illetterato panchinaro o che sia poco attuale o che faccia qualche strafalcione in telecronaca, ignari del fatto che se sono alla visione di una partita di pallacanestro lo devono anche e soprattutto a lui.

Sarebbe come se i discepoli chiedessero a Gesù Cristo, dopo che ha camminato sulle acque verso Betsaida per raggiungerli, di fare il percorso inverso a testa in giù perché non sono rimasti del tutto convinti della performance all’andata.

D’altronde per chi ha più di 30 anni come chi vi digita, parlare di Dan Peterson è come per i quattro evangelisti scrivere qualcosa di quel fenomeno da Nazaret.

Tra i cinque ricordi più nitidi della mia giovinezza, i suoi dialoghi virtuali coi giocatori NBA sono ovviamente al primo posto. E tuttora, invece di sognare la California, spero un giorno di farmi spaccare in quattro dal sole di Chattanooga, Tennessee.

FE-NO-ME-NA-LE!

Riccardo Pittis

Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz

Sicuramente bravo ragazzo, per carità, ma non finirò mai di ringraziare la Federazione Italiana che se l’è portato via dall’etere.

Al suo confronto Pessina è un pericoloso ed intraprendente reazionario bolscevico.

Sergio Tavcar

Diocesi di Capodistria

Non catalogabile in nessuna definizione a prescindere delimitante, collocato in fondo al viaggio solo per degna chiusura in bellezza (in via ufficiosa, perché a dirla tutta è una dimenticanza del precedente post).

Conosciuto da non più di 2 appassionati su 13 e verosimilmente non sdoganato ad ovest di Belluno, non ricordo un culto pagano di tali proporzioni nella storia di questo sport, non avvicinabile persino a quello per Buffa e Peterson che si portano comunque dietro una minoranza di detrattori.

O si ama o si odia, ma con la precisazione che subito dopo aver iniziato ad odiarlo stai già iniziando ad amarlo senza essertene accorto.

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10 Comments to “Telecronisti italiani: color commentator”

  1. Francesco says:

    Finalmente qualcuno dà a Peterson quello che è di Peterson. Non aggiungo altro su di lui perchè hai già detto tutto.

  2. Saimon says:

    Chapeau.

    Per Peterson, Buffa (che Dio lo conservi), ma soprattutto Tavcar. Tipico mulo Jadran che scarrozza con nostalgia romantica un’epoca di basket che non ce più, e quasi te la fa rimpiangere anche se non l’hai vissuta.

    Grazie ragazzi.

  3. Gec says:

    segnalo due ex giocatori che ho sentito al commento tecnico: un ottimo Vincenzino Esposito che ha fatto i PO della legadue passata (sentito nella semifinale di Pistoia) e pure Coldebella, intravisto e ascoltato con piacere su sportitalia mi pare a fare una parte della coppa del re.

    Il secondo meglio del primo, molto puntuale nel cogliere i momenti della gara e nel valutare i giocatori, a cui va aggiunta una vasta conoscenza del gioco in se.

    Senza niente togliere a Esposito che ha fatto un’eccellente impressione, con preparazione tecnica e tattica degna del suo nome e pure un ottimo contributo nelle interviste postpartita, la grandissima esperienza si sente eccome.

  4. Gec says:

    PS fantastico questo passaggio “E tuttora, invece di sognare la California, spero un giorno di farmi spaccare in quattro dal sole di Chattanooga, Tennessee.”

  5. Vitor says:

    Perfetto su Pessina!

  6. Brisss says:

    Gerry…hai dimenticato il Poz!!! ahahah
    …va beh…tanto avresti detto come per Pittis: “ringrazio Capo d’Orlando per averlo assunto…”

  7. Saimon says:

    A me il Poz non dispiaceva….. come color ce lo vedevo bene!

  8. from0tohero says:

    Senza perdere tempo con Buffa (anche io tifo Milan, anche io laureato in Giurisprudenza alla UNIMI) balza all’occhio come Sky avendo sotto contratto gente dai tempi in cui faceva NBA+campionato italiano+eurolega, non sappia come giustificare l’esborso e li piazzi più o meno a casaccio. Pessina è intelligente e ne capisce, ma sapendo benissimo che di NBA conosce oggettivamente poco e che fino al 2008 Buffa e il Tranquillo dei tempi d’oro ne facevano 3 a settimana, si limita a non dire vaccate e ad anuire(al contrario del Poz che mi faceva ridere, ma in ogni senso). Che poi Tranquillo più che della partita, se c’è Pessina, si metta a parlare sempre di “sistemi”, “filosofie” o altro è un discorso diverso. Ciao

  9. Gerry says:

    Per un varesino parlare male pubblicamente del Poz è a prescindere una pratica scorretta, quindi riservo al privato le mie impressioni sulla sua esperienza dietro il microfono.

    Anche perché uno che si presenta in questo stato dopo la sua quarta partita nella sua nuova seriosa carriera, vuol dire che meriterà sempre un discorso a parte, nel bene e nel male:

  10. gasp says:

    Ho rivisto il video che hai postato gerry e si vede al minuto 8:07 Bagatta che scende in campo e non se lo caga nessuno!

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