Non è più la Dallas dei nostri padri.

Tre cuori in affitto.

Kidd è a New York, Terry è a Boston, Dirk è ai box e ne avrà ancora per un po’ col suo ginocchio, Deron e Dwight sono rimasti o andati altrove, il sequel della storica soap opera degli anni ’80 non se lo fila nessuno e soprattutto JR (alias l’attore Larry Hagman) è morto pochi giorni fa.

Eppure la più grande rivelazione di questo primo mese di stagione NBA arriva proprio da quelle parti: OJ Mayo sta giocando da All Star ed è il leader tecnico indiscusso degli attuali Mavericks.

Ammetto di essere sempre stato attratto da quella personalità così multiforme, fin da quando ho iniziato a seguirlo cinque anni fa al college nelle sue evoluzioni in campo e soprattutto nei vari danni che combinava a palla ferma.

Così come ammetto di non aver mai capito e di non capire tuttora che razza di carriera potesse e possa venire fuori da questo sciamannato mariuolo. Ma l’arte di stupire, sia nel bene che nel male, non l’abbandona mai.

Dopo una lenta e progressiva emarginazione a Memphis, ridotto ad un ruolo da sesto uomo che di sicuro non aveva messo in conto 4 anni prima e che altrettanto sicuramente non avrebbe potuto ulteriormente accettare in futuro, ha firmato un contratto ($4 milioni) ben al di sotto del suo valore di mercato pur di rilanciarsi alla corte di Carlisle.

Scommessa già stravinta.

Ed alla luce di queste prestazioni trova un senso anche la player option per il prossimo anno sul contratto di cui sopra, che gli concederà la facoltà di essere free agent al termine di questa stagione, se vorrà capitalizzare altrove.

Mayo segna, difende, imposta, tira con più del 50% da tre punti, viaggia addirittura intorno alla soglia dell’eccellenza per i realizzatori NBA, ovvero i 20 punti. E fa pure il bravo ragazzo e l’atleta modello.
Molti l’avrebbero detto, ma nessuno ci avrebbe giurato.

Rappresenta l’unica certezza dei comunque disorientati Mavs, insieme ad un positivo Vince Carter dalla panchina agli ultimi aneliti di carriera.
Carlisle infatti entra ed esce dal laboratorio in piena fase sperimentale: Wright in quintetto, poi Kaman, poi rotto Marion, allora dentro Murphy, ma fuori Crowder, poi Brand dalla panchina, i due Jones che vanno e vengono, Collison che non difende sul play avversario. Una tonnara.

In pillole: non basta OJ per portare questa Dallas ai playoff.

Anche perché fa da contraltare al suo strabiliante impatto in Texas l’infausto e profondo tombino in cui si è ficcato l’idolo locale di questo blog (e non solo), Roddy BauBau Beaubois.

Da quando si è sfracellato il piede sinistro in una sciagurata spedizione con la sua nazionale, il francesino non ha più espresso il potenziale che tutti gli riconoscevano e non è più tornato quell’entusiasmante imprendibile filiforme in grado di segnare anche 40 punti in singola partita NBA.

Soprattutto la caviglia di quella malandata estremità non gli dà più tregua, con somma e manifesta preoccupazione dello staff tecnico che deve anche ponderare le ripercussioni morali sulla fiducia e la testa di un ragazzo che passa ormai più tempo con una speciale cavigliera al piede (walking boot) piuttosto che con la palla in mano.

I Mavericks vanno dove li porta il contumace tedesco, inutile girarci intorno. Ma dopo?
Se la (ex?) più grande speranza è in crisi forse irreversibile ed i due giocatori più positivi di inizio stagione sono tutt’altro che certi di far parte del programma futuro, a distanza di più di 30 anni a Dallas hanno un altro inquietante interrogativo a cui dare risposta.
Che anche stavolta non potrà essere Sue Ellen.

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5 Comments to “Chi ha sparato a J.R.?”

  1. gasp says:

    Complimenti per l’articolo che ha omaggiato la serie TV Dallas ma ha spiegato molto bene la situazione dei Mavericks

  2. mircodiuboldo says:

    “E fa pure il bravo ragazzo e l’atleta modello.
    Molti l’avrebbero detto, ma nessuno ci avrebbe giurato.”

    no ragazzi, nessuno l’avrebbe neppure detto….:-)

  3. Vitor says:

    Qualche giorno fa ho provato a dare qui la mia interpretazione
    http://erapassi.blogspot.it/20.....-dirk.html

    Riassumendo, i Mavs di questo inizio stagione sono andati là dove li ha portati Darren Collison. Quando la PG è riuscita a garantire punti e buone percentuali, tali da far passare sotto silenzio i suoi (grossi) limiti difensivi, Dallas è riuscita a portarsi a casa la W.
    Quando invece Collison ha tirato male e ha segnato poco, si è perso e anche male.

    Da quando ho scritto quel post la situazione è cambiata e anche di parecchio. Carlisle ha provato a cambiare un po’ le carte in tavola e a volte mi è sembrato, per la prima volta da quando è a Dallas, un po’ confuso. DoJo non è in grado di essere una PG titolare, Beaubois gioca poco e quando lo fa viene prevalentemente utilizzato da SG.
    E’ arrivato il Venerabile Maestro per dare un po’ di esperienza, nonostante sia tutt’altro che questo mastino difensivo. E per prenderlo si è rinunciato a Murphy, accorciando ulteriormente una coperta cortissima a rimbalzo.

    Si aspetta Dirk.

  4. Saimon says:

    Mayo è il mio MIP al momento. E credo non solo il mio.

    Ma mi sembra l’unica nota lieta in una stagione che Dallas mi sembra aver affrontato con poche idee e ben confuse (anche a causa dell’infortunio di Dirk). Il classico limbo terribile di una squadra che sa di non poterci provare così com’è, ma che non è ancora arrivata alla “rottura” necessaria per ricostruire.

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