From Celtics vs Spurs 100-112, del 21.11


Boston non gioca male. Peggio.

Mentre i cinque della difesa vanno in avanti…

Rondo rondeggia senza canovaccio, svogliato qua e là. Pierce forza in tutti i modi possibili conosciuti. Terry sparacchia e poco altro, ma almeno è l’unico che ci prova veramente e soprattutto su entrambi i lati del campo.

Bass si piazza sulla mattonella dei 5 metri ed aspetta. Green fa il NeverGreen, soft come raramente ricordo un giocatore in biancoverde. Sullinger fa il rookie che deve sbagliare, Lee fa il mestierante che mestieranteggia, Wilcox fa un fallo ogni due minuti, Barbosa fa il Barbosa.

E se persino Garnett passeggia su e giù con voglia a dir poco interlocutoria, prendendo 3 (tre!) rimbalzi in 31 minuti, Doc Rivers ha un problema.

Non è da Boston Celtics giocare così molli contro un’avversaria di primo livello. Non è da Boston Celtics farlo a casa propria. Ma è ancora meno da Boston Celtics farlo arrivando dalla figuraccia contro Detroit.

Boston non difende. Non si oppone sui pick and roll, non tiene il primo passo, non ruota, non aiuta, non recupera, non protegge il ferro, non comunica. Addirittura contro Duncan e soci è stata imposta la rinuncia programmatica ad andare a rimbalzo offensivo, per evitare danni peggiori.
E Boston perde con chiunque, perché se questo gruppo non difende può perdere con chiunque.

Ma è Novembre, fanno giustamente notare i più attenti osservatori del trifoglio.
Sacrosanto: sul fatto che i Celtics abbiano ormai da anni intrapreso quell’autogestione controllata tanto cara nel passato proprio agli Spurs corsari al Garden nella notte, non ci piove. E qualsiasi sentenza oggi sarebbe appellabile già domani.

San Antonio ha però aggiunto recentemente una nidiata di giovani attorno ai tre big in grado di alterare in positivo il supporto energetico fornito ai veterani: Leonard, Neal, Green, Splitter, all’occorrenza Mills e De Colo permettono a coach Pop di non calare mai volontariamente l’attenzione e le prestazioni durante l’anno.

Si pensava che anche la nuova configurazione allargata dei Celtics potesse portare nel breve periodo ad intraprendere quello stesso tipo di strada, alzando il profilo del record e del rendimento.

Ancora non è così.
E probabilmente non lo sarà prima del rientro della pedina chimicamente più essenziale per l’amalgama e per sistemare ogni tassello in questo roster, a partire dal Jet ripristinato come sesto uomo: Avery Bradley.

Boston è amaramente costretta a fare quello che ha sempre fatto in regular season negli ultimi anni: l’altalena, tra un parziale di vittorie ed uno di sconfitte.
Crescendo ad intermittenza, lavorando in palestra, permettendo ai nuovi di fare errori, senza perdere per strada niente e nessuno nella più classica gestione evangelica del Doc.

Che forse darà i suoi frutti puntualmente da Aprile in avanti, smentendo tutti gara dopo gara, con le rivincite di coloro che oggi devono sopportare le inevitabili critiche degli esigenti tifosi.
Ma quando le premesse erano così diverse e c’è da lavorare sulla testa e sul cuore oltre che sulle gambe e sulla tecnica, vuol dire che Rivers deve trasformarsi per l’ennesima volta in eroe.

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