Non ho mai capito cosa sia passato nella testa di Ainge quando ha posto la firma al quadriennale da $36 milioni a Jeff Green.

Neppure io so spiegarmelo.

Condiscendenza, si potrebbe dire, dopo la struggente vicenda che ha costretto Jeff a saltare un’intera stagione per un intervento al cuore, argomento decisamente caro da quelle parti dopo il dramma di Reggie Lewis.

Oppure il discorso trito e ritrito delle necessità del mercato e dell’obbligo di proporre certi tipi di contratto e bla bla bla, ovvero il modo più sbrigativo e superficiale per declassificare un errore in un atto dovuto, scagionandosi.

Ma si andrebbe comunque fuori strada.

No, il cocciuto Danny Ainge ha sempre visto e continua a vedere in Green qualcosa che gli altri ancora non riescono ad apprezzare e che soprattutto il campo non permette di comprendere.

Ho amato questo ragazzo a Georgetown, quando era ignorato e scaraventato addirittura in fondo al primo giro nelle previsioni, rendendo impossibile anche per i suoi più premurosi estimatori ipotizzarlo alla quinta scelta assoluta del draft 2007.

Era un adulto tra i bambini, giocava con intelligenza superiore e sapeva rendersi utile in qualsiasi modo un giocatore può rendersi utile su un campo di basket, senza l’esigenza di essere protagonista. Intangibles, passaggi e difesa su tutti, quando poi iniziò a fare sul serio anche per leadership e progressi al tiro, la lotteria fu affar suo.

Oggi Green non solo è un giocatore NBA dalla carriera deludente e ben inferiore alle aspettative pure prima dei problemi di salute, ma è anche un contratto che entra di diritto nella top 15 degli albatross pluriennali più onerosi ed incomprensibili della Lega.

E soprattutto è diabolicamente vittima di quello che doveva essere proprio il suo punto di forza tra i pro: la versatilità.

Può marcare indifferentemente quasi tutti i tipi di avversari, si diceva. Può spezzare le difese giocando da “4” atipico, temibile sia dentro che fuori, si ribadiva. L’uomo giusto per scardinare il piano programmatico dei tre amigos di South Beach, si pronosticava, non senza ampio diritto di cittadinanza.

Niente di tutto questo: Green è altalenante, tecnicamente infecondo, emotivamente insicuro, inaffidabile al tiro, inadeguato in difesa. Fa tutto decorosamente, ma non fa nulla veramente bene da poter incidere con regolarità.
Né carne né pesce, in una parola: incompiuto.

Otto punti, tre rimbalzi e meno di un assist a partita (col triplo delle palle perse) sono l’ultimo dei problemi per un giocatore il cui contributo già non è mai stato corretto valutare in termini numerici, figuriamoci nel particolare ruolo di collante tattico dalla panchina che ha predisposto per lui Rivers.

Il guaio è che risulta davvero faticoso scorgere la luce alla fine del tunnel: che cosa può dare in più Jeff Green a questi Celtics ed in che cosa può migliorare individualmente per dare un senso alla sua carriera?

Poco o nulla, perché al netto del problema al cuore e della lunga inattività che doverosamente incidono, il potenziale per una fattispecie storicamente così completa è tutt’altro che illimitato sotto ogni profilo.
Visionario Ainge permettendo.

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9 Comments to “NeverGreen”

  1. skin says:

    Delusione finora ma vogliamo parlare di Sullinger?Capisco che giochi poco ma fare così pochi punti per un giocatore che era previsto top 10 al draft è deludrnte.E di fab melo?L’hanno mandato in d-league!

  2. Gigi says:

    Fab Melo era pronosticabile che non avrebbe inciso più di tanto in Nba, almeno fin da subito, ha una testa così vuota che nemmeno Garnett a forza di schiaffi è riuscito a riempire…

  3. Luca 8 says:

    Gerry fai un bell’articolo con la sopracitata classifica dei top 15 albatros della lega!

  4. Francesco says:

    Per la classifica di cui sopra mi permetto di inserire il nostrano gallo con un inizio di stagione tragico. Un’involuzione inspiegabile

  5. Gerry says:

    Con Fab Melo ci vorranno tre anni per capire se dopo ulteriori tre anni potrà diventare un giocatore NBA. Appuntamento al 2018 circa. 🙂

    Su Sullinger andrei molto più cauto, soprattutto lascerei almeno trascorrere i primi 3 mesi di gestazione in cui gli esperimenti di Rivers porteranno un po’ tutti sulle montagne russe.

    Chi invece non può continuare a rinviare il momento in cui diventerà un fattore, per anzianità di servizio e contratto firmato, è appunto Jeff Green.

    Top 15 albatross eh? Mmh, interessante, ma posso già anticipare con certezza che non ne farebbero parte né il Mago né il Gallo, nonostante il loro avvio difficile. Ci sono troppi contratti peggiori dei loro.

  6. Dave says:

    Secondo me Ainge ci ha provato. Voleva portarsi via qualcuno che in quel momento non costava eccessivamente e non era eccessivamente quotato, sperando di scoprire qualcosa che confermava la quinta assoluta. Cercava una palese mandrakata, ma stavolta non gli è venuta… sognava uno splendido quintetto da Playoff incredibilmente atipico con Green da 4 e Kevin da 5, risolvendo così la marcatura di lebron con lui… è andata male.

  7. Saimon says:

    Io aspetto a dare l’esperimento per fallito.

    Se è vero che i 3 mesi di gestazione valgono per Sully, io li faccio valere anche per Jeff Green. Confido troppo nel buon Ainge per bollare già Green come fallimento. Poi magari mi ricrederò, ma per ora sospendo il giudizio.

  8. Nirvtl says:

    Bhe, per chi avesse visto la partita contro OKC direi che ci sono buoni motivi per sperare in una schiarita delle fosche prospettive di questo inizio di stagione celtico. Green e Sullinger mi hanno impressionato per cuore e qualità, e la squadra in generale (avevano da farsi perdonare comunque la brutta disfatta subita dagli Spurs) girava molto meglio. Devono aver letto i tuoi recenti articoli!!

    Grazie per il bel lavoro e il tempo che vi dedichi

  9. Gerry says:

    Quando ci sono di mezzo i miei Celtics si mescolano sempre un eccesso di critica romantica ad un scaramantico auspicio di essere contraddetto. 😉

    Se solo la partita di Green contro OKC diventasse la regola e non quello che al momento è, ovvero l’eccezione..

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