Appunti tattici su D’Antoni ai Lakers.

Il pensiero è il più grande nemico della perfezione.

DIFESA

La scelta di D’Antoni è la migliore possibile per dare un senso nella propria metà campo a questo gruppo di giocatori.

Il ragionamento ha una logica chiarissima, per quanto strizzi l’occhio alla provocazione: se persino uno specialista difensivo come Mike Brown ha fallito difensivamente, oltre a tutto il resto, elevandosi all’inutilità più completa, scegliere D’Antoni vuol dire ufficializzare un manifesto programmatico di gioco che va oltre il problema della difesa, respingendolo, non prendendolo in considerazione proprio grazie ai concetti di D’Antoni.
Liberando così la mente dei giocatori che possono focalizzarsi su altri aspetti.

In realtà non è vero che D’Antoni non cura la difesa, anzi è quasi paranoico nell’esigere il rispetto delle sue regole.

Il problema è che le sue regole difensive sono atipiche e pensate in funzione del quadro complessivo del suo gioco, per cui ogni fallo è a prescindere un’interruzione sgradita, per cui un parziale negativo è il presupposto ideale per un parziale positivo o viceversa, per cui un tiro lasciato agli avversari nei primi sette secondi è comunque un buon tiro.

Ovvero il tipo di difesa che, paradosso, può nascondere nel miglior modo possibile i limiti di Nash, Gasol, Jamison e le troppe pause di Kobe.
Oltre ad appagare il palato sofisticato di sponsor e tifosi, da quelle parti mai sazi di spettacolo e paillette fosse solo per quello che pagano per esserci.

TERZO UOMO

Il pick and roll di ingresso gioco di D’Antoni assume un senso grazie al terzo uomo, ovvero grazie alla dilatazione del campo, le spaziature granitiche e l’occupazione degli angoli.

Il gioco a due centrale Nash-Stoudemire era spesso mortifero a Phoenix perché la difesa doveva fare più scelte e non poteva chiudere l’area lasciando scoperti gli ottimi tiratori in angolo.

Chi può giocare quegli spazi in questi Lakers? Chi può segnare con continuità dallo scarico in angolo ed al tempo stesso chiudere l’eventuale “triangolo” con Howard che scende in post basso? Magari lo specialista Meeks che però non sa fare altro, forse Jamison, non so Metta, sicuramente non Gasol, come si è parzialmente intuito anche nell’ultimo possesso della scorsa notte contro San Antonio.

Il quintetto con Howard ed il catalano per D’Antoni ricalca esattamente l’enigma mai risolto del quintetto con Chandler ed Amar’e a New York: già nella NBA attuale in generale c’è poco spazio per due giocatori del genere contemporaneamente, ma di sicuro quello spazio non esiste nel gioco dell’ex Milano.

KOBE: THE THIRD MAN OR THE POINT MAN?

Bryant accetterà di giocare senza palla sul perimetro, avendola in mano metà del tempo rispetto al solito, addirittura col rischio di non toccarla per 3-4 azioni consecutive, ridimensionandosi come capitava al Gallo in versione Knicks ma partendo da uno status (ed una personalità) agli antipodi?

Se sì, saranno Lakers potenzialmente dominanti in attacco e sarà un nuovo Kobe ancora più letale, magari non in senso assoluto per punti segnati e tiri tentati, ma certamente in senso relativo per efficienza, percentuali, punti per possesso, palle perse e rapporto assist/turnover.
Un Kobe per la prima volta in carriera non costretto (da se stesso o dal sistema) a forzare.

Se no, considerando un Nash da 25 minuti o addirittura assente qua e là per tutelarlo durante la stagione, Kobe ha tutte le caratteristiche tecniche e di lettura per condurre palla in mano il pick and roll alto con Dwight.

Sarebbe così esaltato Steve Blake nell’angolo, tiratore decisamente più produttivo dallo scarico che dal palleggio, ma soprattutto Nash potrebbe diventare una clamorosa minaccia inattesa sul perimetro, per una volta da assistito invece che da assistman, invece di vagare con tagli insulsi nella Princeton Offense di Mike Brown featuring Eddie Jordan.

Tutto questo ed altro ancora è possibile solo nel magico mondo alla rovescia di Pringles D’Antoni.

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3 Comments to “Pringles Disclaimer”

  1. Saimon says:

    Ma qualcuno ha notato la marcia indietro di Tranquillo nel giudizio sul sistema D’Antoni?

    O è sembrato solo a me?

  2. Gerry says:

    Flavio è entrato da tempo nel vortice della “zona grigia”, ovvero la costante ricerca di un equilibrio, di una relativizzazione e di una contestualizzazione per ogni sua opinione.

    Per carità, intento nobilissimo che filosoficamente condivido, ma che ormai accentua al punto da non fargli esprimere più di fatto la benché minima posizione su qualsiasi argomento (si vedano le videochat di Sky con uno stranito Federico Buffa).

    Aggiungendo che è personalmente legato a Mike Brown oltre che a Mike D’Antoni e che sia consapevole della difficoltà della missione di Pringles specie dopo la scottatura a New York, il quadro è effettivamente completo. 😉

  3. gasp says:

    Mah,D’Antoni se fa come a NY siamo in alto mare…

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