Ci sono allenatori diversi e squadre diverse: il segreto è trovare quello giusto per quella giusta.

Regala anche tu un sorriso ai bambini.

Ci risiamo: Mike D’Antoni è ancora una volta l’uomo giusto nella squadra sbagliata.

L’uomo giusto, perché anche se può sembrare un paradosso visto che lui in prima persona ha vinto relativamente, i suoi concetti di pallacanestro oggi sono al vertice di questo sport.

Ha contaminato coach K e Team USA in maniera inesorabile, ha contaminato il migliore basket FIBA, ha contaminato il permeabilissimo mondo NCAA, ha contaminato la Miami campione di Chris Bosh (o LeBron?) centro.

La squadra sbagliata, perché proprio come nella sua esperienza a New York, anche in California D’Antoni non trova le condizioni tecniche ed ambientali ideali per potersi esprimere, nonostante il rassicurante quadriennale firmato.

Pochi mesi prima del suo scontato licenziamento nella Grande Mela, così individuavo la dimensione adeguata per coach Mike:

Non una grande piazza, in cui lo star system prevale sulla pallacanestro ed un’idea di gioco soccombe alle esigenze di immagine, mercato e risultati. Ma una franchigia medio-piccola, anche ambiziosa pur senza isterismi, in cui non gli viene chiesto di vincere né di fare buon viso a cattivo gioco, ma solo bel gioco.
Quello che D’Antoni, a certe condizioni, è ancora e sarà sempre capace di fare come pochi nella NBA.

Ai Lakers manca tutto. O meglio, quasi tutto, visto che si aggira pur sempre un canadese da cui far partire ogni cosa, sempre che non sia troppo interessato al ruolo di allenatore al Sydney FC o a dare consigli tattici e di mercato a Villas-Boas.

Mancano i lunghi moderni che non occupano l’area, mantra inderogabile del coach. Anzi, addirittura Los Angeles è l’unica delle 30 squadre che ne ha due così forti e così inadatti a giocare per D’Antoni.

E’ vero, Howard è capace di correre su e giù per il campo e sostenere i seven seconds or less, ma resta un centro che a difesa schierata ristagna irrimediabilmente in determinati spazi e che non è così devastante come si vuole far credere nel muoversi dopo il pick and roll alto di ingresso del gioco che ora vedremo a iosa con Nash, perché non ha il controllo del corpo in piccoli spazi nel traffico di Stoudemire ed è innocuo da oltre i 4 metri.

Mancano i tiratori che occupano gli angoli (occhio a Meeks e Jamison), mancano le spaziature, mancano interpreti che dilatano il campo, manca la libertà di non dover sottostare ad un compromesso e solo sulla carta mancherebbe la stella adatta al movimento di palla e uomini.

Kobe è un curioso perspicace, oltre ad essere uno dei primi 3 conoscitori di pallacanestro sceso in campo nella storia recente della Lega, ma ha una finestra temporale di soli due anni per raggiungere da protagonista Domineddio MJ col sesto anello: sarà in grado di elevare la sua indubbia disponibilità verso le nuove idee al punto da rinunciare alla palla ferma in mano ed a tutto quello a cui non ha rinunciato il delegittimante Carmelo?

Ha vissuto in Italia mentre il suo mito D’Antoni imperversava a Milano e lo conosce bene avendoci lavorato con Team USA: l’Uomo del Monte ha detto sì.

Sono Lakers ancora una volta estremi, senza filo conduttore tecnico: dallo specialista difensivo Michele Marrone, che ama delegare e che se non riesce a far difendere la sua squadra è del tutto inutile, allo specialista offensivo Michele D’Antoni, che ama accentrare e sa insegnare e costruire alla perfezione un certo tipo di pallacanestro ma si adatta a fatica con tutti gli altri.

Certo, quale incontro migliore dell’allenatore che ha fatto più divertire gli appassionati negli ultimi 15 anni col regno del bello, del glamour e dello showtime? Tanto più in un roster che a prescindere non è grado di difendere per limiti strutturali ineluttabili, con dichiarazione di resa manifesta scegliendo il baffo.

Ci si divertirà più di prima, facile suggestione a cui Jack Nicholson e soci sono storicamente sensibili. Ma tra le tante cose che mancano nel mercato più importante della NBA col maggior numero di tifosi nel mondo, c’è la facoltà di perdere.
Buon lavoro coach.

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4 Comments to “Los Angeles Knicks”

  1. Mavio says:

    Ammiro troppo “Pringles” per non sperare nella sua riuscita a LA. Certo, con Kobe nel ruolo di New Melo e Howard a fare il New Chandler, ho paura per lui…

  2. Andrea says:

    E invece Steve nella TPO? Tiratore sugli scarichi? Io aspetterei per evitare brutte figure..😊

  3. dicko says:

    Io sono follemente innamorato del gioco baffesco… e l’alchimia dei LAL con lui mi incuriosisce molto… ma la domanda che tutti noi lettori del blog c poniamo…. a quando il Power Ranking?

  4. Saimon says:

    Non lo so….non voglio sbilanciarmi in previsioni, il rischio di figuracce è troppo grosso.

    Una cosa la posso dire per certo:A me questi Lakers non sono mai piaciuti (e tralasciamo il fatto che tifo Celtics). Dopo aver letto la notizia, però, istintivamente ho ricominciato a considerare i Lakers una seria contender, e mi son sorpreso a dire “beh, nel caso, meglio loro che gli Heat”.

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