Cosa si chiede a coach Mike Brown?

Coach, vuoi entrare tu a difendere?


Di dimettersi, risponderebbe di getto senza pensarci troppo una fetta importante della legione di tifosi gialloviola.
Ma non è tutto così semplice.

Far giocare in maniera fluida e sincronizzata in attacco questi Lakers non può essere un obiettivo raggiungibile nei primi 3 mesi di regular season e potrebbe essere comunque utopia chimica.

Mettere insieme il più creativo playmaker palla in mano con licenza di correre ed improvvisare, il più individualista (in senso positivo) realizzatore degli ultimi 15 anni, il più illetterato lettore del gioco in ala piccola, il più talentuoso ed emotivo lungo palla in mano ed il migliore centro puro di schieramento su metà campo, vuol dire una cosa sola, Princeton offense o non Princeton offense: cercare un compromesso, col sacrificio di tutti, perché non c’è spazio per tutti.

Lo sa lo staff tecnico e lo sanno i giocatori, la cui disponibilità è fuori discussione ma sarà inversamente proporzionale alle sconfitte, nel più caratteristico rito NBA di delegittimazione del capo allenatore.

Certo, fa malissimo intravedere Nash ingabbiato in un attacco così schematico e di esecuzione, costretto a fare il compitino ed il taglietto senza palla, talvolta addirittura rimanendo a bagnomaria in angolo con l’azione che si sviluppa (male) dalla parte opposta.

Ma la prevedibilità offensiva degli attuali Lakers incartapecoriti sarà comunque un problema strutturale che accompagnerà sempre questo gruppo troppo ibrido e che tuttavia non sarà sufficiente a privarli delle massime aspirazioni.

No, il problema dei Lakers non è l’attacco. Il problema dei Lakers è ciò che succede nella propria metà campo.

Se coach Mike Brown, celebrato specialista della difesa fin dai tempi da assistente nella confraternita di San Antonio, non riesce a far difendere insieme questo gruppo, a cosa serve coach Mike Brown?

Tom Thibodeau aveva costruito ai Celtics un sistema in cui persino Eddie House e Ray Allen sembravano materiale da secondo quintetto difensivo. Perkins, Big Baby Davis, Tony Allen, Asik, Noah, Gibson sono solo alcuni dei grandi beneficiati che grazie al contatto col coach dei Bulls hanno messo al sicuro il futuro economico degli eredi.

Mike Brown è in grado di svolgere lo stesso lavoro su questi Lakers? E’ in grado di entrare nella pelle e di parlare al cuore di questi campioni per avere un aiuto-e-recupero, uno scivolamento o un’opposizione testosteronica in più? E’ capace di dare un senso difensivo a Nash e Gasol, nascondendo i loro limiti grazie alle doti naturali di Metta e Howard?

Qui si decide la stagione di Los Angeles, oltre alla carriera ed alla credibilità di coach Mike Brown. Qui avremo la radiografia dei progressi dei Lakers. Qui avremo la costante diagnosi di quanto le palpitazioni della panchina viaggino all’unisono con quelle dei giocatori in campo.

Perché se la difesa c’è, la cosa certa è che prima o poi, in un modo o nell’altro, tra un compromesso ed una forzatura, senza mai giocare veramente bene, quei 5 in attacco inizieranno a fare sul serio.
Come i tre amigos di South Beach insegnano.

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5 Comments to “Difendi tu che mi vien da attaccare”

  1. gasp says:

    Si cominceranno a difendere ma ho paura che Nash non riesca a giocare bene con Bryant che vuole sempre la palla e diventi solo il portatore di palla e poco altro

  2. Andrea says:

    Bravo, hai fatto centro.. Tutto il resto è noia..

  3. Frinf says:

    ne dubito…solitamente bryant ignora tutti coloro che in squadra ritiene “non al suo livello” di palle/comprensione del gioco. con nash questo problema non si pone affatto perchè nash e bryant sono due mostri sotto questi punti di vista e si rispetteranno a vicenda. a mio parere il problema principale può essere più il far abituare questa squadra ad essere “multidimensionale”… ovverosia differenziare i possessi…qualche volta in post per le torri, qualche volta nash palla in mano a creare, qualche volta isolamento per bryant, qualche volta pick&roll, eccetera…se si affossano in un solo stile e imbrigliano nash rischiano il fallimento del progetto.

  4. MVPizza says:

    anzitutto bentornati!

    per rispondere alla tua domanda, Gerry, riporto le parole di Brown:
    “Metta World Peace will get minutes at shooting guard, Lakers Coach Mike Brown said.”

    “That’s going to be my second unit,” said Brown. “Metta will be the two, [Antawn] Jamison is the three, [Jordan] Hill is the four and [Dwight] Howard or Pau [Gasol] is going to be the five.”

    capisco che i Lakers non siano la squadra più semplice da allenare, e che trovare la chimica con giocatori tatticamente così diversi è difficile.
    ma evitare di delirare (come rimettere i titolari in campo sul + 24 a Detroit) sarebbe un buon punto di partenza 🙂
    quindi direi che la risposta è no

  5. Saimon says:

    Sinceramente: a me questi Lakers non piacciono. Sono da sempre uno scettico del “ammassiamo talento tanto la chimica poi viene” perchè poi molto spesso la chimica NON viene. A maggior ragione quando ci sono di mezzo teste come Metta o DH12.

    Tutto ciò premesso, tuttavia…..non è un po’ prestino per partire con processi, sentenze, condanne?

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