Cosa vogliamo dire al Barba?

Che Rockets, che Barba, che Barba, che Rockets!

Che è stato poco riconoscente? Che ha perso l’occasione di vincere qualche anello con la confraternita di Presti e Durant? Che è un mercenario che pensa solo ai soldi?

No, niente di tutto di questo. Harden rappresenta ed ha fatto tutto ciò che qualsiasi All Star in pectore di 23 anni nel libero mercato NBA ha il diritto e dovere di fare, come ci ha ricordato per tutto l’anno passato l’Avvocato: massimizzare le risorse.
Ovvero tutto ciò che era impossibile per minuti, responsabilità ed ovviamente soprattutto dollari in Oklahoma.

Harden sposta gli equilibri, sarebbe stato un upgrade per qualsiasi squadra, anche perché riusciva ad esserlo dalla panchina nientemeno che per i vice campioni in carica.
Lo è tanto più per Houston e per il più spregiudicato ed originale Executive degli ultimi mesi, Daryl Morey, a cui va l’enorme merito di essere riuscito a quadrare il cerchio in extremis dopo aver buttato nel cestino vagonate di progetti abortiti al primo abbozzo di parto.

E’ vero, James si è un po’ perso l’anno scorso nelle Finals, ma chi se ne frega. Qualcuno ha dubbi sul suo valore come giocatore, non solo a livello realizzativo ma anche come comprensione del gioco, capacità di coinvolgere e leadership nei momenti decisivi?
Coach K e lo staff tecnico di Team USA direi proprio di no.

E’ la versione Losangelina di Manu Ginobili, non si scappa dal paragone storico: CyHi The Prynce al posto di Andres Calamaro, la barba al posto dell’alopecia francescana, due modi opposti di interpretare la vita, ma due modi identici di interpretare il gioco.

Non viaggerà sempre a 37 punti, 12 assist e 25 tiri dal campo, anche perché non dovrà sempre mandare messaggi come ha mandato stanotte e non giocherà sempre contro i derelitti Pistons; e non è affatto scontato riesca a portare la squadra da protagonista ai playoff, anche se l’Ovest si è ulteriormente indebolito rispetto all’Est.

Ma ha dato in un colpo solo un senso tecnico, mediatico e futuribile ai Rockets, di cui forse ci saremmo ricordati solo per aver strapagato Lin e Asik, oltre che per la garantita presenza in prima fila nella lotteria del 2013.

Ed i Thunder sbarbati? Oklahoma City funzionava con la vecchia configurazione e con la chimica che Harden assicurava giocando da play occulto, permettendo a Westbrook di fare meno danni nella a lui misteriosa mansione di regista.

Possono comunque funzionare, perché Kevin e Russell ce li hanno loro, ma funzioneranno in modo molto diverso.
Perché se Durant è il termometro e Westbrook l’amperometro, il Barba era il barometro di questa squadra vincente, non va scordato mai.

E perdere il giocatore che fa la cosa giusta nel posto giusto al momento giusto è a prescindere un problema che strizza pericolosamente l’occhio al ridimensionamento, alla faccia delle regole salariali, del talento presunto di Lamb, della residuale utilità di Martin e delle scelte al draft assortite.
Chiedere a Houston nei prossimi mesi per ulteriori approfondimenti.

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10 Comments to “Houston, no more problems”

  1. Fazz says:

    Gerry, Gerry… perché rovinare un pezzo perfetto continuando a sostenere che Asik è strapagato?

    Fermati finché sei in tempo 😀

  2. Gerry says:

    Il senso era più che altro relativo, per il contesto e le responsabilità di squadra, ovvero:
    -quasi 9 milioni teorici all’anno per Asik senza Harden in squadra vuol dire strapagarlo;
    -quasi 9 milioni teorici all’anno per Asik con Harden in squadra acquistano di colpo senso.

    Io non darei mai 25 milioni in 3 anni ad una fattispecie come il turco, perché la pallacanestro mi pare vada nella direzione opposta ai perticoni d’area tutto blocchi-rimbalzi-difesa.

    Anche se riconosco che Omer sia forse quello che fa meglio di tutti tutto quello che si può fare senza palla in mano, in giro ci sono sicuramente contratti peggiori.

    Se invece il riferimento sull’Asik non strapagato è sulla formula dell’offerta e la distribuzione geniale dei dollari (5-5-15) utilizzata anche per Lin per mandare fuori giri le rivali, ovviamente concordo con te e mi sono già segnato il nome di Morey come Executive dell’anno.

  3. Fazz says:

    Chiaro il discorso sul peso specifico di Asik mutato grazie alla presenza del barbuto… Ma no 🙂

    La distribuzione del contratto non è geniale, ma obbligata dalle regole.
    E in ogni caso riferita a ciò che Bulls (e Knicks) erano chiamati a decidere se pareggiare, perché a Houston i 9M l’anno non sono teorici, ma reali.

  4. Gerry says:

    Per geniale intendevo proprio sfruttare le regole facendo windsurf tra “Gilbert Arenas provision”, equiparazione obbligata alla “Non-Taxpayer Mid-Level exception” per giocatori al secondo anno e la differenza tra peso del contratto nel salario di chi pareggia (sarebbe stato appunto 5-5-15 se Chicago avesse pareggiato) e di chi acquisisce (correggimi se sbaglio perché sei di gran lunga più sul pezzo, ma Houston paga Asik 8-8-8).

    I Rockets non sono andati da Lin e Asik solo perché erano i loro target tecnici, ma anche perché potevano predisporre questo capolavoro contabile-ragionieristico per spiazzare Knicks e Bulls semplicemente facendo le cose che erano obbligati a fare, nel momento giusto al posto giusto.

    Poi nella mia testa la NBA del 2020 non solo non pagherà più così tanto fattispecie come Asik, ma proprio non potrà più schierarle in campo. Ma questo è chiaramente un problema mio. 🙂

  5. Fazz says:

    Ok, ok, ci sono 🙂

    Asik nel 2020… Ma anche avessi ragione, chissene, nel senso, scade nel 2015 no? 😀

    Oh, dato che hai ricominciato, lo sai vero che la domenica sera, prima o poi, ti tocca…

  6. Innanzitutto strainchini per aver riaperto il Blog, che è by far il mio preferito tra tutti quelli nostrani.

    Non mi piace parlare di contratti associandoli a dei valori di Overall videoludico che si possono assegnare ai giocatori, è superficialistico e, a mio modo di vedere, totalmente sbagliato. Asik in attacco vale il minimo salariale, è chiaro e lampante. E, ad oggi, non sposta ancora gli equilibri in maniera tale da farti dire “questo deve pigliare 8/9/10 milioni all’anno”.

    Va tuttavia detto che questo era il pilastro difensivo della tanto acclamata -e rimpianta pare- Bench Mob dei Bulls, pupillo di dirigenza e staff tecnico.
    “Pareggeremo qualunque offerta” non lo dissero a caso.

    A Houston hanno un’accozzaglia di roba che, soprattutto nel reparto lunghi, NON sa minimamente come difendere, si è proprio a livelli embrionali. E il tutto non è aiutato dal sistema -inesistente- difensivo di McHale. Serviva un Centro che potesse avere impatto da subito, e magari un giorno fare quasi reparto da solo.

    Howard? Ci hanno provato fino alla fine.
    Hibbert? Maxato da Indiana.
    Asik? Eh ma i Bulls pareggiano tutte…tranne un’offerta esagerata che li ingolferebbe in ottica rinnovo Taj (l’unico più in alto nelle preferenze di TT). Ed ecco spiegata la cosa.

    Il valore di mercato lo fa il mercato stesso. Con un’offerta anche minimamente più bassa, i Bulls pareggiavano. L’asta i Rockets la facevano recitando il ruolo di “collezionista”, non di “affarista”, e a qualunque prezzo dovevano avere quel particolare pezzo.

    P.S. ti voglio anche io a BDL

  7. Luca 8 says:

    comunque ridendo e scherzando harden ha sfoderato un’altra prestazione assurda. Devo ammettere che non me lo aspettavo. Pensavo che senza gli spazi creati da durant e westbrook avrebbe sofferto, a quanto pare mi sbagliavo!

  8. Gerry says:

    Mi avete convinto, adesso rischio di diventare il primo tifoso di Asik su suolo italico ormai.

    0/7 dal campo, 0 punti, 19 rimbalzi in 35 minuti, annichilito Ben Wallace: per me è già leggenda! 🙂

  9. Mavio says:

    Come finire a parlare di Asik partendo da Harden. WGG, UER IMPOSSIBOL EPPENS!

  10. Beau1992 says:

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