From Heat vs Celtics 120-107, del 30.10


Federico Buffa è uscito allo scoperto con l’anatema: quanto è bella la pallacanestro senza centri!

La rivedremo anche tra 12 mesi.

Il centro è la vittima immolata alla divinità LeBron, il sacrificio che la pallacanestro NBA ha offerto a Miami ed ai tre amigos a titolo di espiazione per le critiche e gli sberleffi passati.

Se hai Wade, James, Bosh e Allen è già a prescindere molto difficile che tu possa perdere, tanto più nel loro rinnovato stato di grazia psicologico.
Ma se a quelle quattro individualità aggiungi l’area vuota in attacco e questa aggressività in difesa col quintetto piccolo, la sconfitta non può più essere presa in considerazione.

Spoelstra ha quadrato il cerchio, la stagione NBA riparte da qui: l’attuale configurazione degli Heat con Bosh da centro permette a Miami di massimizzare ogni risorsa, di renderla del tutto inattaccabile e di derubricare a dettaglio trascurabile la mancata protezione del ferro.

Se corri, fai ancora di più il loro gioco. Se rallenti, ti asfaltano coi tagli ed il penetra-e-scarica degni del primordiale cinque fuori che molti di noi hanno vissuto ai bei tempi del minibasket.
Con l’aggravante che ora sul perimetro si aggira il miglior tiratore della storia del gioco, tolto proprio alla concorrenza locale più agguerrita, e – perché no – anche il più decisivo interprete di un sistema che ha mandato in cortocircuito LeBron in precedenti incarnazioni (Rashard Lewis).

Boston gioca bene, forse benissimo, come d’altronde ha fatto nella splendida e sorprendente finale di conference di pochi mesi fa: ma alla lunga perde, riperde e riperde ancora.

Non può esistere tra le 29 rivali una squadra in grado di coprire il campo così dilatato dall’attacco e dagli interpreti di Miami. Non può esistere perché questo nuovo trend D’Antoniano è talmente generalizzato da aver obbligato tutti ad adattarsi, come ben testimoniato dal quintetto della rimonta con Pierce da “5” proposto nel finale da Rivers.

Ed è allora davvero curioso che allo stato attuale l’unico credibile assalto a Sua Maestà LeBron, al netto ovviamente della nuova chimica dei Thunder sbarbati, possa solo arrivare da chi gioca spazi, ruoli e pallacanestro opposti rispetto a Miami.

Steve Nash e Dwight Howard sono tutto quello che non potrebbero mai avere questi Heat per poter funzionare così bene e vincere così tanto, per quanto suoni paradossale alla luce del loro peso specifico individuale.

Ma sono anche l’unica cosa che può separare Miami dal secondo anello, proprio perché l’incontro con tutto ciò che è così diametralmente diverso da te può nella migliore delle ipotesi metterti in difficoltà se non proprio intimorirti al punto da costringerti ad un irrazionale e controproducente rifiuto.

Heat contro Lakers, LeBron contro Kobe, quest’anno o forse mai più. Col piccolo enorme ostacolo che mentre i campioni in carica sono una macchina perfettamente costruita ed oliata, i gialloviola hanno ancora il cacciavite in mano in attesa di dare un senso al primo bullone.

Ovvero tutto quello che era Spoelstra esattamente due anni fa. Buon lavoro coach Mike Brown.

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5 Comments to “Unbeatables Heat”

  1. Andrea says:

    Bentornati.. Tutto giusto, ma povero Steve in quel sistema..

  2. […] voglio concentrarmi sulla partita Miami-Boston. In tanti stanno parlando ed elogiando (ad esempio qui) la spettacolare pallacanestro fatta vedere dalla squadra di Spoelstra. Personalmente, oltre ad i […]

  3. delsa says:

    stavamo cominciando a temere il peggio…

    ragazzi non fatelo mai più

  4. Frinf says:

    bentornati! il miglior (e con distacco!) blog italiano di basket riapre finalmente i battenti..

  5. Saimon says:

    Missed you guys. Bentornati.

    Gli Heat invece no, non mi mancavano 🙂

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