Nella NBA non c’è posto per moralità e riconoscenza.

Ci mancava pure questa.

E’ una Lega orientata al business, nella concezione più americana possibile del lavoro: ti pago per qualche anno in base alle leggi del libero mercato, se hai fatto bene ti rivoglio e ti ripago ma ho leale concorrenza, se hai fatto male ognuno per la sua strada o ti ripago al ribasso.

Dall’altro lato, io giocatore-lavoratore vado dove mi vogliono e dove mi pagano di più.

Tra i tanti movimenti di un mercato insospettabilmente effervescente, ad Ovest ci sono un paio di trombate di lusso che vivono un senso di abbandono e rarefatto isolamento, oltre all’inevitabile spettro del ridimensionamento o della ricostruzione: Dallas, Houston, Phoenix e Portland.

Ai Mavs è fuggi fuggi, non è rimasto più nessuno a far compagnia a J.R. ed al tedesco. E soprattutto non arriva più nessuno.

Doveva essere la stagione dell’assalto a Deron e Dwight, con un salary cap finalmente liberato dopo anni scialacquatori che vedevano Dallas sempre al primo posto nel monte ingaggi, invece arriva (forse) solo quella ciofeca di Sessions.
Mentre Kidd sceglie New York e Terry va a Boston.

A questo punto si rinvia l’assalto a qualche free agent del 2013, ma la squadra attuale sull’asse Dirk, Carter e Marion vale (forse) solo un faticoso posto ai playoff e vedere Nowitzki dimenarsi intorno al 50% di record non sarà una bella immagine.

La sensazione è che dopo il titolo dell’anno scorso Dallas non sia più vista come una meta così stimolante da portare al successo, avendo appunto già sfatato il tabù. Andare o rimanere ai Mavericks all’ombra dell’anello di Wunder Dirk ha un minor senso di impresa che altrove. Ma il fattore Cuban prima o poi tornerà in azione.

In Texas se Atene piange, Sparta non ride.

Houston ha accumulato prime scelte per provare a salire al draft, ma non è riuscita a farlo. Ha svenduto Budinger, Dalembert e Lowry per una cedrata Tassoni e due salatini con wurstel, ha perso Dragic firmato a cifre importanti da Phoenix e sta ora strapagando Lin e Asik in attesa che New York e Chicago decidano il loro destino.

Mentre ovviamente i big guardano ai Rockets come Nelson Muntz guarda a chiunque.

Al GM Morey non si può negare buona volontà ed inventiva, ma Houston è al momento tra le più grandi perdenti di questo mercato ed è costretta ora ad un’affannosa rincorsa con quel poco rimasto per dare un senso alla squadra dell’anno prossimo. Che difficilmente varrà i playoff.

Playoff che mi sembrano una materia ancora poca stuzzicante per i Suns, usciti tuttavia con decoro dal crudele abbandono di Nash.

Il figliol prodigo Dragic è paradossalmente l’unico che poteva colmare il vuoto del canadese mantenendo continuità nella strutturazione del progetto tecnico e fede nei tifosi. Goran ha fatto il garzone di bottega imparando il mestiere da Steve ed assorbendone anche gesti e tic nervosi, sa come esaltare il sistema. $30 milioni per 4 anni è una cifra borderline tra l’onesto e l’eccessivo.

Il problema di Phoenix è che manca tutto il resto. Non vedo come New Orleans possa rifiutarsi di confermare e pareggiare Gordon, che ha ricevuto dai Suns una mega offerta di $58 milioni per 4 anni; vorrebbe dire rimangiarsi in un solo colpo un metodo culturale di strategia e tutto l’ambaradam delle basketball reasons.
Gordon sarà e dovrà essere un Hornet.

C’è Beasley, e nessuno può dire se sia un bene o un male, di sicuro non lo sa nemmeno lui. E poi fanno sfoggio della loro inutilità gli albatros di Childress, Warrick e Frye. Se non è riuscito l’originale Nash a portare Gortat e compagni ai playoff, come può riuscirci l’alter ego Dragic?

Il mio socio di blog fino a qualche tempo fa aveva tre grandi speranze per i suoi Blazers, oltre alla cacciata del coach: Roy, Batum ed Oden.

Il primo ha firmato il biennale del ritorno con Minnesota (sì, Minnesota Timberwolves); il secondo ha ricevuto un’offertona da Minnesota (sì, sempre Minnesota Timberwolves), che costringerà Portland ad un sanguinoso pareggio sui $12 milioni annui fino al 2016; l’altro si presume in qualche General Hospital al reparto ortopedia, almeno non penso in Minnesota.

La situazione non è tragica, perché c’è pur sempre LaMarcus, non c’è più Nate McMillan e potrebbe arrivare Hibbert per quanto al massimo salariale, Pacers permettendo.

Ma in attesa di Ray Allen a Miami, sarà l’immagine di Brandon Roy con l’interlocutoria canottiera di Minnie, innescato dagli assist di Rubio e dai rimbalzi di Love, a rappresentare il simbolo di questa estate di abbandoni, cruente separazioni e parziali tradimenti della NBA.

“I’m excited to be back. I’m a T-Wolf!”
Pandemonio al Rose Garden.

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5 Comments to “Betrayals”

  1. Luca 8 says:

    Altre squadre che ad ora definirei “sconfitte” in questo mercato sono toronto, snobbata da cani e porci, sedotta ed abbandonata da quello nuovo in maglia gialloviola, e chicago, spettatrice di fronte alla svendita di guardie ( punto debole della franchigia dall’addio di ben gordon) che si è consumata fino ad oggi… E non voglio nemmeno pensare all’eventualità che i miei tori pareggino l’offerta assurda di houston per asik: 40 mln all’anno per asik boozer e noah non mi sembra propriamente un colpaccio!

  2. vincentvega says:

    Io ho molta paura del ritorno di roy (che con nash e t-mac è sul podio dei miei preferiti), perché spero in qualche miracolo della medicina,altrimenti a rivederlo come negli ultimi tempi mi piangerebbe il cuore..

  3. Gerry says:

    Salverei Toronto dalla lista nera, dopo l’acquisizione di Lowry a titolo pressoché gratuito.

    Poi magari continueranno lo stesso a fare quello che sappiamo (…), ma come accennavo mesi fa lo faranno sicuramente molto molto meno degli ultimi anni.
    Anche perché se andasse ancora male male, la conseguenza a fine anno sarebbe solo cedere o provare a cedere il Mago.

  4. Saimon says:

    Su Roy….vabbè, credo di non avere aggettivi per la presa di naso collettiva che ci ha tirato. Neanche MJ cambiava idea così in fretta sui suoi ritiri. 🙂

    Per il resto….questo mercato, per quanto pieno di novità e colpi di scena, mi esalta poco. Mi esalta poco perchè per come piace lo sport a me, carico di valori umani e di imprese eroiche, ha preso troppo il sopravvento il Dio denaro. E’ un mercato figlio della decicion e dei Big3: una volta visto quello scempio moral-sportivo vale tutto.
    Avrei voluto vedere James campione a Cleveland, Allen fedele al trifoglio (ma lo perdono), Roy tornare e prendersi i suoi Blazers. Ma non c’è più lo sport di una volta…

  5. PiNNO says:

    Sessions ciofeca??? Showtime a Dallas!!!!!!!! Free Sessions!!!

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