Ho dovuto cliccare almeno 10 volte su F5 per aggiornare la pagina, ma compariva sempre lo stesso titolo.

Autogol all'americana.

Alla vigilia di gara 7 tra Miami e Boston, il sito ufficiale della NBA ha voluto accogliere in home page questo idiota articolo di Shaun Powell, assicurandoci nel disclaimer in fondo al pezzo che “le opinioni di questa pagina non riflettono necessariamente quelle della NBA, dei sui club o di Turner Broadcasting”.

Concetto chiarissimo: tifosi Celtics, attaccatevi al tram, voi ed i vostri vecchiacci che giocano una pallacanestro superata; i veri tifosi di basket come noi vogliono vedere Thunder contro Heat in finale.

C’è bisogno che i Celtics si facciano da parte Sabato in modo da poter assistere alla creazione di un grande evento che semplicemente susciterebbe un gran clamore.
Se gli Heat vincono Sabato, vince il basket. Seriamente, dopo aver visto LeBron James in gara 6 e Kevin Durant la scorsa settimana e sapendo quanto velocemente la palla palleggerebbe su e giù per il campo se questi due giocatori e le loro squadre si affronteranno, perché si dovrebbe desiderare qualcos’altro? Qual è l’alternativa?

Per l’occasione andrebbe riesumato l’epico Gigi Simoni che dà di matto contro l’arbitro Ceccarini: Si vergogni. Io vado fuori, ma lei si vergogni.

La NBA non doveva permettersi anche solo di pensare ad un harakiri del genere. Bastava farlo dopo, come spot promozionale di sicura credibilità ed utilità.
Ma che razza di messaggio si è voluto mandare pubblicandolo prima? Tanto più se in quella vigilia la presa per i fondelli ai tifosi dei Celtics arrivava pure dal settore NBA Store.

Sì, Boston ha tolto il disturbo, i Celtics sono andati fuori e Shaun Powell può stare tranquillo: avrà la finale che tanto auspicava. Ma l’ha fatta fuori dal vaso.

L’ha fatta fuori dal vaso non per il discorso dell’hype e del lancio pubblicitario che suscita la sfida tra i migliori interpreti della nuova generazione (anche se i tre amigos per la verità sono in giro da quasi dieci anni), certamente sacrosanto.

E’ la finale più giusta, con le squadre più forti e con i due giocatori più speciali, ovvero due dei componenti della Trinità che si sono giocati il titolo di MVP stagionale.
E poi c’è Peppino Wade, la Malafemmina Bosh, il Barba Manu Harden, Hannibal Lecter Westbrook. A me mi piace, come potrebbe essere altrimenti?

No, l’ha fatta fuori dal vaso perché ha voluto farne un affare di campo e di tecnica, sconfinando in un territorio che non andava nemmeno sfiorato quando le sconfitte in finale di conference sono Boston e San Antonio.

La parola “pretty” non si può proprio vedere abbinata a Heat e Thunder in finale. Per favore, lasciamola dove si è esaurita la barra della stamina e dell’energia di Celtics e Spurs.

Dire che Boston avrebbe avuto da dare alla finale solo “orgoglio, lotta, grinta ed intraprendenza”, vuol dire non capire niente di pallacanestro. O meglio, vuol dire avere una visione prettamente americana della pallacanestro, che non è affatto una cosa positiva.

La visione tamarra, hip-hop, selvaggia, degli highlights, della sopraffazione fisica, della copertina, dell’individualità. La visione esaltata dallo show-business, che dovrebbe invece essere un indice inflazionario.

Cosa sarebbe bella e vera pallacanestro? Quella che ha un auditel più alto? Quella giocata dai più forti? Quella che vince? Quella più pragmatica che cavalca il talento singolo? Quella che lascia palla in mano ai suoi interpreti? Quella che vende le magliette?

No, non scherziamo, non sono quelle le risposte e non c’è una risposta soggettiva a quella domanda.

La risposta è una sola, non ha niente a che vedere con la vittoria ed ha valore oggettivo: una pallacanestro pura, per puristi, strutturata, democratica, di squadra, di tecnica, di movimento di palla e uomini in attacco, di concetti difensivi collettivi in difesa, di adeguamento e lettura del ritmo, di massimizzazione del materiale disponibile, di coinvolgimento, di esecuzione, di fondamentali.

Pallacanestro giocata bene.

Quella che assolutamente non potranno giocare mai o comunque mai al meglio Miami ed Oklahoma City, così concepite da Spoelstra e Brooks. E che sicuramente avrebbero giocato o provato a giocare Boston e San Antonio.
Ma non ditelo a Shaun Powell, almeno fin quando non si accorgerà tra qualche settimana di aver confuso l’importanza e l’emozione del momento con il fondamento ed il valore della bellezza di questo sport.

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5 Comments to “Please, please, ugly please”

  1. Tika says:

    quando ho visto quell’articolo mi è venuto un colpo.
    Ridicolo l’articolo a dire poco, ancora più ridicolo lo spazio in Homepage datogli da NBA.com.

    Sinceramente non ricordo una homepage più triste di questa.

    Ah, e io tifo Miami.

  2. doppok says:

    concordo in toto(come ho anche scritto sul mio blog) ma mi ha fatto incazzare anche la Gazza (vabbè lo so..è la Gazza) che copia lo stesso articolo e sotto e manco si sforza di citarlo. Che lo faccia la Nba in HomePage è ovviamente peggio, ma anche qui bisogna per forza andargli dietro per forza? Per di più copiando? Che brutta e triste vicenda morale.

  3. Daniele says:

    Purtroppo gli americani ci hanno insegnato che per loro nella vita di tutti i giorni e ancora di più nello sport conta solo una cosa: lo spettacolo, lo showbiz, il marketing. In poche parole: Il “DIO DENARO”!

  4. Frinf says:

    uno scandalo.

  5. Saimon says:

    Ma la cosa che mi ha dato più fastidio è quel “for true hoops fans”.

    Cioè, la NBA permette che sulla sua homepage vada scritto chiaro e tondo che chi non auspica la gazillionaria finale Miami-Oklahoma non è un vero tifoso di basket???? Ma stiamo scherzando???

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