From Celtics vs Heat 79-98, del 7.6


Ed ora cosa gli vogliamo dire?

Un uomo solo al comando.

Che ha fermato la palla? Che ha giocato da solo? Che non interpreta un basket organizzato? Che non gioca un sistema e di squadra? Che non ha attacco strutturato? Che non ha coinvolto i compagni? Che ha forzato i tiri?

Sì, certamente: LeBron ha fatto tutto quello che gli si chiede sempre di non fare, per cui è oggetto dello scherno di molti osservatori e per cui non ha ancora un anello al dito.

Eppure ha fatto tutto quello che la storia richiede per entrare nei suoi libri come l’autore di una delle più grandi, dominanti, maestose prestazioni individuali e mentali di tutti i tempi.

I dati numerici sono inquietanti, se si pensa che i suoi punti erano regolarmente più della metà di quelli di Miami finché c’è stata partita. 12 canestri dal campo (su 14 tentativi) nel primo tempo, tutti gli altri compagni insieme erano fermi a 9. E tra i compagni all’ultimo controllo mi risultava previsto tale Dwyane Wade.

Non ricordo nulla di simile nella storia recente del gioco in un win or go home in trasferta. Primo giocatore a fare questo e quello, inutile pure perderci tempo: ok, King James, sei nella storia, evviva la Monarchia.
Anche perché l’hai imposta in una situazione psicologica disperata, con un abisso senza fine dietro l’angolo.

Pierce, Pietrus, Bass, zona, Rondo, Garnett, ancora Pierce, ancora Pietrus: sbriciolati, massacrati, irrisi.
Non umiliati, perché sono pur sempre i Celtics, quelli che senza apparente motivo sono comunque arrivati fino a dove non dovevano arrivare, quelli che fanno sembrare possibile l’impossibile. Ma brutalmente maltrattati sì.

Fade away, step back, jump shot, penetrazione, bank shot. In equilibrio, in acrobazia. In transizione, alla fine dei 24 secondi. Da sotto, dalla media, dalla distanza, dal post basso. Un po’ meno dai liberi per percentuali, ma ci è andato comunque 9 volte.

Pure una schiacciata deflagrante su rimbalzo offensivo, la copertina del suo show, inspiegabile non tanto nel gesto atletico quanto nell’intuito di andarci in anticipo, come se la palla gli avesse dato l’appuntamento all’auricolare qualche secondo prima, con più feeling di Ambra con Boncompagni.

D’altronde è il Prescelto, vietato sorprendersi. Tanto più se ci mette lo sguardo delle grandi occasioni, finalmente credibile.

Se lui non si accende, Miami non si illumina. Se lui non inizia in un certo modo, Miami non esiste; se lui non continua in quel certo modo, Miami si spegne; se lui non finisce in quel solito modo, Miami perde.

Ma in questa gara 6 ha voluto risolvere tutto in anticipo, per togliersi dalle scatole quella diabolica e maledetta gestione degli ultimi 5 minuti, in cui va regolarmente in cortocircuito oltre che a sbattere sul ferro.

No, il messaggio è stato mandato con chiarezza: miei cari haters, stasera non venitemi a parlare di clutchness e menate del genere, perché gli ultimi 5 minuti sono garbage time; stasera ammirate in silenzio The Chosen One, l’MVP, LeBron James.

Sarà vera gloria? Voglio credere, anche se è una causa persa farlo viste le resurrezioni della Fenice Celtica, che non spetterà più a questa gloriosa Boston decretarlo.

Un gruppo di uomini che ha concesso il caramelloso sfizio dell’illusione ai suoi tifosi, ai quali però lascia solo tanti motivi di orgoglio. Che possono comunque bastare ed avanzare, perché persino le leggende, per poter essere raccontate, devono conoscere i propri limiti.

No, il destino di LeBron sarà deciso dall’avversario più logico, in quella che qualsiasi appassionato NBA con un briciolo di coscienza e lungimiranza ha indicato da ormai due anni come la finale 2013 più scontata. 2013, sì, ma come al solito quelli là ad Ovest hanno voluto fare le cose in grande ed in anticipo.

Ed allora eccoci qua: James contro Durant, Miami contro Oklahoma City. Ci siamo.

Perché la bellezza di questa Lega sta nella capacità di rinnovarsi rimanendo sempre se stessa, di cambiare protagonisti mantenendo intatte le emozioni, di passare il testimone esaltando chi lo consegna, di voltare pagina non sminuendo il valore di chi era raffigurato nella precedente.

E LeBron e Kevin sanno benissimo di dovere la loro grandezza anche a Boston e San Antonio.
Ma oggi è solo il momento di celebrare quella del numero 6 in maglia Heat.

Tags: , ,

9 Comments to “Solamente LeBron James”

  1. Luca 8 says:

    Beh, almeno sul fatto che sarebbe stata una piallata ci avevamo visto giusto… Onore ai celtics per come hanno lottato fino ad ora. Non credo che in gara 7 ci sarà partita (come d’altra parte non credevo ci sarebbe mai stata una gara 7, mai dire mai contro questi vecchi campioni) e sarà Durant vs James.
    Che dire sul lebron di questa notte… hai già detto tutto tu.
    Da acceso hater cerco di essere più critico e oggettivo possibile e non posso che ammettere di aver visto una performance di totale onnipotente cestistica.
    A rischio di essere ripetitivo (ma d’altra parte qualunque analisi sul lebron uomo o giocatore ormai può solo essere ripetitiva) ritengo, come se non sbaglio avevi scritto tu un pò di tempo fa, che questa forza sia anche il suo più grande punto debole.
    La partita di questa notte gli ha dato ragione ma è proprio questo stile di gioco la causa delle discussioni che ogni anno seguono l’eliminzione di james dai PO sull’inadeguatezza del supporting cast. Chi ha giocato a basket nella sua vita lo sa bene: NON ENTRI IN PARTITA SE NON TOCCHI PALLA PER 10 MIN CONSECUTIVI. Quasi tutti i possessi sono iniziati e finiti con lui, i compagni di turno servivano solo come boa di appoggio qualora fosse costretto a fermare il palleggio e avevano al massimo due secondi per restituire il pallone al prescelto.
    Chi vince ha sempre ragione e se Lebron dovesse vincere il titolo giocando in questo modo entrerebbe veramente nella storia, se dovessero perdere però non si può nemmeno puntare il dito contro il supporting cast perchè uno scarso rendimento di quest’ultimo sarebbe solo una conseguenza della monarchia (o tirannide a dirla tutta) di re james.
    Certo è che in finale vedremo probabilmente il duello tra due dei migliori interpreti di questo sport, così come vedremo scontrarsi le due più brutte squadre di pallacanestro tra quelle che potevano ambire a questo traguardo.

  2. doppok says:

    Non puoi non ammirarlo, io sono uno di quelli che non lo apprezza troppo, soprattutto per il circo che fa, però se ti piace la pallacanestro non puoi che godere dello spettacolo che messo in piedi questa notte. Un giocatore spaziale è un giocatore spaziale, al di la delle antipatie. E’ una questione di sportività, quando leggo i commenti di alcuni (troppi) haters sminuirlo anche quando è impossibile farlo per il solo fatto che non lo sopportano, mi piange il cuore. Riconoscere la grandezza dell’avversario è un principio basilare di qualsiasi sport e oggi LeBron si merita questo riconoscimento.

  3. Saimon says:

    Concordo doppok. Credo sia il giocatore più antipatico del globo terracqueo, però non si può non ammettere che è assolutamente anche il più dominante di tutti.
    Io stesso sono spesso critico nei suoi confronti, ho affermato e affermo ancora che non è un campione (per un semplice motivo di lingua italiana: hai vinto un campionato? no, quindi non sei campione) e mi infastidisce il suo atteggiamento, ma ho anche sempre detto che, con le doti di fisico-tecnica-atletica-talento che ha, quando troverà la misura giusta dell’anello saranno guai per tutti.

    Poi ci sono gli haters a prescindere, ma vabbè….quelli ce li hanno tutti….conosco gente pronta a giurare e argomentare che Belen è un vespasiano….. 🙂

  4. Bunda says:

    Saimon, ragionando così nemmeno Stockton e malone sarebbero da considerarsi campioni

  5. Andrea says:

    Mi sembra pericoloso sbilanciarsi così in previsione di gara 7.. Strana serie, protagonisti enigmatici, davvero vi stupireste se i Celtici vincessero? Se rimangono almeno aggrappati fino all’ultimo quarto, allora ci sarà da divertirsi..

  6. Luca 8 says:

    @ doppok: concordo solo parzialmente con quello che dici. Che sia il più completo e più immarcabile giocatore della storia recente di questo sport è un fatto oggettivo, hater o non hater.
    Che abbia messo in piedi uno spettacolo incredibile questa notte e che abbia di fatto vinto da solo contro una grande squadra come boston è insindacabile, ma non ditemi che è stata bella pallacanestro perchè su questo non sono d’accordo.
    Al di la delle giocate strabilianti non posso riuscire a definire bella una partita senza schemi e senza uno straccio di gioco corale; qui non è questione di sminuire una monumentale performance e quello che esprimo è un parere soggettivo, ma un’ipotetica finale spurs-celtics sarebbe stata totalmente un’altra cosa per i puristi del gioco

  7. Saimon says:

    @Bunda in senso stretto si, è così…..ottimi giocatori, fantastici giocatori, grandissimi giocatori, leggendari anche se vuoi…ma non campioni. Ci dovrà pur essere un gradino di differenza tra chi vince e chi no….

  8. Mavio says:

    @Andrea: nessuno stupore se i C’s vincono gara 7, solo tanta commozione per un’impresa imponderabile pochi giorni fa e la presa di coscienza che LBJ è di nuovo crollato. Ma i verdi vanno ringraziati a prescindere da tutto…

  9. doppok says:

    @Luca8: neppure a me piace la pallacanestro declinata al singolare (non per niente mi auguravo Boston-SA in finale) ma non posso non notare che LBJ ha piazzato una prestazione personale assurda e che è stata l’unico motivo per cui ci sarà gara 7. Si è preso tutto il carico sulle spalle ed è arrivato fino in fondo facendo cose impossibili per tutti gli altri. E’ la pallacanestro che mi piace? No. E’ una prestazione individuale incredibile? Si. Se poi questa strada sia quella giusta per l’anello non lo so dire, d’altronde in caso di finale Miami avrebbe davanti a se una squadra che non scherza in quanto a individualismi offensivi e prestazioni-monstre da parte dei singoli…

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>