Agli esami, gli sciocchi fanno domande cui i saggi non sanno rispondere.

100/100.

Ci sono momenti importanti, come la scelta del banco e del compagno di banco nel primo giorno di scuola.
Momenti fondamentali, come la scelta della persona da puntare e corteggiare per tutto il corso della scuola superiore.
Momenti decisivi, come il primo bacio dato all’entità di cui sopra dopo doverosi rifiuti.

E poi ci sono momenti epocali e spartiacque, come l’esame di maturità e come potrebbe essere stata gara 5 di Oklahoma City all’AT&T Center, in cui tutto al tempo stesso inizia e finisce.

Il dato tecnico in entrata della serie si è confermato favorevole a San Antonio nelle prime due gare: Westbrook non incideva, Harden perdeva il duello con Ginobili, Durant era anestetizzato da Jackson, i lunghi dei Thunder non erano pervenuti, Brooks era in palese affanno contro Popovich.
2-0, il mezzo piede degli Spurs in finale era stato messo.

Poi lo spostamento della serie ad Oklahoma City, ed oltre alla serie potrebbe essere cambiata anche la storia della NBA.

Vincere 3 partite di fila contro questi Spurs, contro una squadra che veniva da 20 vittorie consecutive e che aveva perso 2 volte nelle ultime 33, contro un gruppo di signori che vanta già 3 o 4 titoli, è un’impresa di portata epocale.

Farlo in questo modo, dopo aver battuto 4-0 i campioni in carica e 4-1 i campioni 2009 e 2010, come la squadra più giovane, coi 3 protagonisti che devono ancora compiere 24 anni, non avendo mai giocato una finale NBA, riscrive i libri.

E’ una di quelle immagini che tra 20 anni nelle introduzioni ai playoff vedremo raffigurate come oggi sono i Bulls di Jordan che battono i Bad Boys di Detroit o come Magic e Larry nelle battaglie degli anni ’80.

Mai avrei pensato che gli adattamenti di Brooks potessero ribaltare in questo modo la serie al cospetto di coach Popovich.

Invece ci sono precise spiegazioni tecniche a supporto del ribaltone: Sefolosha su Parker, la transizione difensiva ripensata per non concedere campo al francesino, la difesa adeguata del lungo sul pick and roll, il prevedibile quintetto piccolo e perimetrale.

Ed i singoli giocatori si sono modellati alle nuove esigenze, maturi tra i più maturi, risolvendo le difficoltà e rispondendo nel migliore dei modi agli scogli più delicati del loro esame: prima, seconda e terza prova, 3-2 ed assalto al massimo dei voti per l’orale di gara 6.

Durante la regular season avevo coniato il Primo Teorema di Westbrook: se fa almeno 10 assist, Oklahoma City vince.

Ne ha fatti 12, certo condendo il tutto con le immancabili 6 palle perse e 24 tiri dal campo in onore della tabellina del 6, in una partita che superficialmente si può persino definire negativa o direttamente orrenda nel finale.
Ma ne ha fatti 12, ed Oklahoma City ha vinto.

Harden ha fatto il Ginobili, l’uomo giusto che fa la cosa giusta nel momento giusto, riconoscendolo. E consacrandosi.
Perché è l’unico e vero play dei Thunder, l’unico che può gestire palla in mano il possesso nei finali per una configurazione da anello. Tutto ciò che non potrà mai essere quell’animale di Westbrook.

Durant a me continua a piacere, poi fate voi.

Ma le chiavi e gli apripista della vittoria in trasferta sono stati Sefolosha in gara 3, Perkins ed il chirurgico Ibaka da record in gara 4, un po’ tutti in gara 5. Le loro prestazioni hanno permesso al pur sempre orrido attacco tripartito di sbancare San Antonio, forse l’unico modo per vincere in Texas nonostante tutto.
Sì, si può vincere attaccando in 3, a turno uno alla volta, se prima si è giocato di squadra.

Ed Oklahoma City è una grande squadra. Comunque vada. Un anno fa lo pensavamo, ora lo sappiamo.

Tre sole squadre potevano fare questa impresa contro questi Spurs: Chicago al completo, Oklahoma City e Miami.
Per una questione fisica, di fame, aggressività, energia, stamina. E perché banalmente erano le tre squadre più pronte per l’assalto agli anelli della nuova generazione, avendo già vissuto il presupposto fondamentale: grandi sconfitte.

Negli elementi karmici tanto cari a questa lega pensavo che toccasse a LeBron andare a prendersi quel benedetto titolo proprio sul campo nel quale prese la prima bastonata di postseason, il 4-0 nell’inspiegabile finale raggiunta con Cleveland nel 2007.
In un’ideale e liberatoria quadratura del cerchio, finalmente.

La situazione è a dir poco sfuggita di mano, sia a Levante che a Ponente, sia per i ripetenti Heat che per i secchioni Spurs, impreparati alle domande a sorpresa fatte da Boston e Oklahoma City.

Ci sono ancora gli orali per trovare le ultime risposte, ma bisogna avere basi solide ed essersi preparati durante l’anno per evitare di leggere non maturo.
Anche se, a differenza dei ragazzi di Popovich che nella peggiore delle ipotesi prenderanno un voto deludente per le aspettative, gli unici che rischiano l’ennesima bocciatura sono amici e studiano a South Beach.

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8 Comments to “Esami di maturità”

  1. Saimon says:

    Come sempre… ite missa est, amen.

    Prima di vedere la serie pensavo che i Thunder avessero tanti punti di forza. Tra questi, nel mio personale elenco, non c’erano gli adattamenti di Brooks. Giù il cappello.

    Notare la brutta situazione emotiva in cui sono perennemente gli Heat…delle 4 finaliste di conference, loro solo l’unica squadra per la quale il mancato approdo alle finals sarebbe un fallimento terribile. Ma poi, anche arrivando alla finale NBA…obiettivo raggiunto e mente sgombra? Niente affatto, la pressione non sarà affatto diminuita, anzi, se possibile aumenterà ancora, con la mega scimmia del 2011 sulle spalle.

    …perchè tanto in finale ci vanno loro, vero Gerry….?

  2. Frinf says:

    c’è anche da dire che (a mio parere) non è che ci volesse un genio assoluto a fare questi super aggiustamenti difensivi…l’uso di un quintetto perimetrale era piuttosto ovvio, lo svizzero sull’uomo che ti ha squartato la difesa in lungo e in largo nelle partite precedenti anche…

    poi si sono incastrati i tasselli giusti: l’innalzamento del livello di gioco di harden (che ha risposto presente a chi si chiedeva chi sia più importante nella squadra dopo durant), la gara perfetta dei lunghi in gara 4 (prima di rivedere di nuovo collison-ibaka-perkins combinare una cinquantina di punti con il 90% e rotti al tiro penso che ci prenderà un asteroide) altrimenti gara 4 gli spurs la portavano a casa,perchè la partita era di quelle giuste, hanno giocato nella maniera giusta, hanno concesso i tiri giusti…solo che sono entrati TUTTI.

    comunque vendere la pelle di pop è un bell’azzardo e sebbene i thunder hanno 4/5 di piede in finale voglio vedere dove va l’ultimo quinto…

    e spero ma non ci credo che boston possa finire in finale. non ci credo finchè non lo vedo. anche se ora perdono 4-3, loro sono leggenda.

  3. Stavrogin says:

    Comunque dei playoff così intensi era da un bel po’ che non si vedevano.
    La finale ad Ovest rimarrà nella storia comunque vada a finire.

    E se quest’estate trovano un sostituto degno per Ibaka (che immagino sacrificheranno per tenere il Barba), i Thunder chi li batte più?

  4. Mavio says:

    Dopo questi playoff non so quanto si possa essere sicuri che sarà Ibaka ad essere sacrificato.

  5. Stavrogin says:

    Ibaka sta facendo dei grandi playoff, ma Harden onestamente mi pare su tutt’altro livello.

  6. Saimon says:

    Concordo con Stavrogin. Non che sia scarso, anzi….ma Ibaka è il più sacrificabile.

  7. CureEclipse says:

    Da tifoso OKC, mi tengo tutta la vita il Barba. Vero, Sergio è importantissimo per il gioco dei Thunder, un atleta capace di aiutare in difesa con l’intimidazione e le stoppate, e corre come un piccolo in transizione, ma guardatevi i finali delle partite dei playoff, dove molto spesso lui stava in panchina e giocavano Perkins (che a uomo difende notevolmente meglio, chiedere a Tim) o Collison. Harden è il cervello di OKC, chi porta palla negli ultimi 5 minuti? Il problema è che sarà un’impresa trattenerlo…ma a queste cose voglio pensarci da luglio in poi, c’è una finale NBA da giocare!

  8. Edo says:

    Mamma mia, che squadra!
    Questi qui hanno otto palle a testa.
    Dal basso della mia ignoranza in materia mi sembra quanto meno improbabile che le due ad Est possano competere con OKC. LeBron da solo più di una-due non ne vince (Wade non si capisce cos’abbia, ma al più gioca discretamente giusto due quarti a partita), e l’orgoglio celtico non penso possa fare altri miracoli (e già arrivare a giocarsi l’anello, considerando che a inizio serie sembravano destinati al massimo alle semifinali di conference, sarebbe qualcosa di assolutamente miracoloso). Certo, la palla è tonda e a volte rimbalza come le pare, però…
    Let’s go Thunder.

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