From Celtics vs Heat 101-91, del 1.6


Li abbiamo dati per morti tante volte, probabilmente troppe, talvolta a ragione, spesso a torto. Ma questa volta i Celtics hanno davvero esagerato.

Leggendariamente risorti.

La sentenza era chiara, il senso di impotenza era troppo gravoso: dopo il miracolo mancato in gara 2 questa squadra non può rialzarsi, la resurrezione non può essere contemplata.

Anagrafe, gambe, ginocchia, caviglie, fisico, nervi, testa, inerzia, salti, corse, rimbalzi, difesa: nessuna prova indiziaria poteva ancora dare credito a Pierce e compagni in vista di gara 3, al di là del Garden e di qualche buona intuizione tattica di Rivers.

Mai sottovalutare il cuore di un campione e menate del genere funzionavano a Houston e con Hakeem, inoltre non è che il Celtic Pride può essere tirato fuori dal cassetto in ogni situazione di emergenza e riciclato con successo a piacimento come i vecchi vincitori di Amici nelle nuove edizioni.

Invece no, certo che no, anzi lesa maestà: qui si parla davvero di elementi mistici.
Boston ha misteriosamente tratto da gara 2 la convinzione di avere le carte in regola per far soffrire fino alla fine Miami. Ha tratto energia e fiducia, il processo più difficile; non scoramento e rassegnazione, il processo più logico.

Che il loro cuore non smettesse di battere era fuori discussione, tanto più davanti ai propri tifosi che hanno vissuto con lo stesso orgoglio le sconfitte e le vittorie di questo gruppo.

Ma riuscire a recepire così lucidamente i messaggi tattici favorevoli forniti dalla crudele sconfitta e filtrarli attraverso il corpo in una così fragorosa esplosione di gagliardia, mi pare a prescindere un fuori programma.
Che si scrive impresa, e si legge allo stesso modo.

Non mi ha sorpreso solo il cosa, già del tutto imprevedibile nelle mie ottuse previsioni; mi ha sbalordito il come, ovvero dominando l’avversario proprio sul piano dell’energia, della tenuta e della fisicità, tutti capitoli che all’ultimo tagliando dovevano essere largamente a favore di Miami.

Ma se persino quei fattori si tingono di biancoverde e visto che sul lato tecnico il primato dei Celtics è piuttosto evidente, il rischio clamoroso di avere ancora una serie prende un inspiegabile vigore.

La sensazione è che Rivers stia indovinando più cose di Spoelstra, come alcune scelte difensive, Garnett avvicinato al canestro in attacco o il quintetto piccolo con Bass da centro e Pietrus da ala grande che ha tenuto Miami all’asciutto dal campo per 9 minuti.

O ancora come la maggiore propensione a far emergere il fattore che non ti aspetti, tipo la pressione difensiva di Dooling e l’apporto aristocratico del Marchese Daniels.

Alla Troy McClure, forse vi ricordavate di lui solo per quegli avambracci mossi su e giù tipo carrucola mobile con cui ci delizia (purtroppo) dalla panchina dopo un canestro di Boston, in concorso coi soci panchinari di cui manco si sa il nome.
In gara 3 non è stato decisivo nella coreografia, ma lo è stato eccome in campo.

Forse, anzi sicuramente, sono troppo condizionato da fattori alienanti e dai miei pregiudizi, ma continuo a percepire una dipendenza estrema di Miami da LeBron. Fisica, mentale, tecnica, emotiva.

Non è un caso che appena si sia seduto in panchina i compagni siano scomparsi dal campo, dando il largo al decisivo parziale di 15-0 mai più rintuzzato, perdendo ritmo, controllo e fermando di colpo la palla come al solito non attaccando nei primi secondi.

Certo, la faccia tosta di Chalmers, la mano morbida di Miller e qualche sprazzo di palla mossa in attacco sono tutti elementi comodamente lì da osservare, ma in contumacia Bosh e non appena Wade rallenta come suo solito le pulsazioni, ecco che James passa dall’essere necessario all’essere indispensabile.

Ha funzionato nel primo quarto, alla grande, da MVP. E potrebbe aver funzionato alla fine della gara, negli accorati incoraggiamenti ai compagni smarriti, forse i più sorpresi di tutti da questa Boston mai doma.

Tutti sanno che un 3-1 chiuderebbe di nuovo i discorsi, nonostante tutto. Ma ora nessuno osa più scommettere contro elementi leggendari che chiaramente fanno parte di questo gruppo di uomini in biancoverde.

Che prima o poi moriranno davvero, perché sono pur sempre una squadra di pallacanestro.

Ma che hanno già ottenuto il privilegio più grande per un professionista: restare per sempre nel cuore e nella mente dei propri tifosi e di buona parte degli osservatori neutrali.
Oltre che nei libri di mitologia.

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7 Comments to “Fenice celtica”

  1. MVPizza says:

    seriamente, dove la trovano l’energia?
    sempre più esaltato (e incredulo) quando guardo questa squadra

  2. IMSBRO says:

    meriti di Boston e del micidiale Rajon a parte (il ragazzo giocasse bene la metà in regular season sarebbe da MVP) sono sempre più convinto che finchè Wade non si decide a giocare in certo modo TUTTE le partite, il titolo resterà un utopia forever. più che altro perchè senza Bosh e con un Wade non decisivo, nemmeno un James da iper mega ultra MVP più rendere una squadra che non gioca da squadra una particolare minaccia nei confronti di quei mostri che stanno ad ovest, ambedue.

  3. Saimon says:

    Garnett che fa le flessioni sui pugni dopo la tranvata, è il riassunto di cosa sta vivendo questa squadra.
    In telecronaca Tranquillo ha sciorinato che chi va sul 2-0 col fattore campo a favore nel 94% dei casi poi vince la serie. Io non credo che succederà, ma se c’è una squadra che può entrare in quel 6% sono questi Celtics.

    Ok, anche i Thunder volendo, ma non rovinatemi la poesia del momento 🙂

  4. Tullio says:

    E oggi siamo 3 a 2!!!!! Confermo per filo e per segno la conclusione del post…nel cuore e nella mente come nessun altra squadra negli ultimi dieci anni. (da sottolineare il commovente Ray Allen, da scriverci un romanzo)

  5. Saimon says:

    Ossignore…..com’era la cosa del 6%, Saimon??? 🙂

  6. Gerry says:

    Mi rifiuto categoricamente, per scelta aziendale e come si intuisce dal divagante post successivo, di prendere coscienza e commentare il 3-2 di Boston prima di gara 6. 🙂

  7. Saimon says:

    …si certo Gerry….la scelta è senza dubbio aziendale, immagino….!

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