From Heat vs Celtics 115-111, del 30.5


Non ho mai visto difendere così bene quest’anno. Anzi, forse non ho mai visto giocare così bene.
Eppure non è bastato ai Celtics per battere Miami.

Rajone, sentimento e rispetto.

Assatanati nel primo tempo, terminato grazie a qualche miracolo di Chalmers con un misero e bugiardo +7 ben lontano dal descrivere il reale andamento della gara.
Imbambolati nel terzo quarto, culminato nel sorpasso subito.
Generosi nel quarto finale, sfociato nel non scontato riaggancio dopo il tentativo di fuga di LeBron.
Semplicemente svuotati nel supplementare, numero 9 a parte.

Questa gara 2 pone la parola fine alla serie ed alla storia di questo gruppo, perché l’occasione mancata fa sprofondare Boston nel più amaro ed insindacabile dei sensi di impotenza che difficilmente riconsegnerà a South Beach una serie sul 2-2.
Se si riprendono da questa batosta, non sono umani.

Ma questa gara 2 rende ancora più onore a Miami, perché ha battuto un avversario vero e l’ha fatto finalmente dando segnali confortanti di squadra.

Un avversario che è andato all-in, non pensando a gara 3 e non prendendo in minima considerazione la possibilità di gestire le risorse in funzione della serie.

Un avversario che ha sovvertito le impressioni di gara 1, evidentemente condizionata dalle scorie delle sette gare contro Philadelphia, dimostrando di avere ancora aneliti di vita e battiti frementi nel proprio cuore.

Un avversario che ha ritrovato Ray Allen proprio a 30 secondi dalla fine, per l’illusoria tripla del pareggio con annesso anomalo pugnetto liberatorio che raffigura nitidamente la sua frustrazione per le menomate condizioni fisiche.

Un avversario che ha dovuto fare a meno del proprio capitano nel supplementare, in precedenza impeccabile sui due lati del campo nel mettere pressione a LeBron, per quanto umanamente possibile.

Ma soprattutto un avversario che ha tenuto in campo per 53 minuti filati, senza alcuna sosta, un irragionevole, inspiegabile e mostruoso giocatore bohemien, dall’atteggiamento ribelle che si pone in sistematica opposizione ad ogni valore e costume del buon senso, unico modo per ritrovare una forma di libertà.

Rajon Rondo è stato i Boston Celtics, ben al di là dei numeri: è stato la chiave della partenza sprint, la chiave del mancato tracollo, la chiave della rimonta, la chiave del controsorpasso, la chiave della speranza quasi fino alla fine. L’anima.

Una prestazione del tutto irrazionale nel castigare con regolarità la scelta difensiva degli Heat di concedergli sempre il piazzato dai 5 metri e nella quasi infallibilità anche dai liberi e dalla lunga distanza.
Fino all’altro ieri a dir poco suoi punti deboli, a meno che mi sia perso qualcosa.

Una prestazione che merita di non essere dimenticata, nonostante l’esito avverso e tanto più pensando alla crisi di rigetto vissuta dal ragazzo nel periodo in cui era stata sondata l’ipotesi di una sua cessione.

Si potranno fare e si faranno tante considerazioni tecniche, dottorando su come Rivers e Spoelstra abbiano indovinato o sbagliato alcune scelte in attacco o in difesa, ma questa è una di quelle partite epidermiche che ti lascia solo la sensazione di aver vissuto un grande e significativo momento della storia di questo gioco.

No tactics, just sports. Emozioni, energia, aggressività, motivazioni, voglia di sopraffazione.

Una partita dall’epilogo più scontato, per quanto bastasse davvero poco per riscriverlo. Una partita dal fortissimo presagio di definitivo passaggio del testimone da una dinastia orientale all’altra, manovra per la verità già iniziata lo scorso anno.
Una bella partita.

Una partita in cui ha vinto chi doveva vincere. Una partita in cui ha perso chi si è consacrato tra i grandi.
Tutto torna, Rajonevolmente.

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6 Comments to “Rajonevolmente Miami Heat”

  1. Saimon says:

    Orgoglioso. Da tifoso bostoniano sono orgoglioso e fiero. Senza recriminazioni, senza chiamare in causa nessuna attenuante o scusante. Senza se e senza ma. Il Celtics pride e l’aurea epica che solo questa squadra si porta in giro.

    In un anno in cui il titolo NON si poteva in ogni caso vincere, questo è il modo migliore, più onorevole, più Celtic per chiudere il ciclo. Red sarà fiero di loro.

  2. MVPizza says:

    solo applausi per questa magnifica squadra, non mollano mai
    rondo sta convincendo tutti gli scettici (me compreso) riguardo il suo ruolo di giocatore franchigia. la cosa che più mi ha impressionato sono le sole 3 perse (che possono arrivare in 2 minuti, quando si sente “creativo”…) nonostante i 53 minuti ed il numero di palloni che ha toccato. alla fine dei playoff avrà convinto tutti?

  3. Johnny Firpo says:

    Se pensi che in giro c’è gente che ancora non è “convinta” fino in fondo di Lebron,Kobe,Durant credi possano esserlo tutti di Rondo? 🙂 Rajon è semplicemente uno dei migliori giocatori della lega,con il suo indiscutibile talento e le sue lacune(come tutti del resto)che probabilmente non colmerà mai completamente…se ci si aspetta da lui una gestione ragionata degli attacchi alla Nash per 48 minuti,beh allora non si sarà mai convinti;così come il quarantello di ieri,con precisione di tiro più accostabile al suo compagno Ray Allen che non a lui,ben difficilmente verrà replicato,visto che non è,e non credo sarà mai,prevalentemente uno scorer. Detto ciò,è uno che ti spacca la partita,una macchina da triple doppie,un passatore meraviglioso e un atleta pazzesco…e anche tante altre cose. Discutere la legittimità della sua presenza nell’elite di questa lega è follia

  4. simonpietro says:

    e se gli arbitri mi fischiano quel fallo di Wade su Rondo sul 105 pari, stiamo qui a sbizzarrirci con battute sul choking del Prescelto (aridanghete) e sull’eroismo di Rajone….

  5. Mavio says:

    A sto punto puó finire 4-0 ma non ci saranno vinti. Onore non solo a un Rondo piú eccelso del solito, ma a ognuno dei Big 4. Detto ciò, se i Celtics vincono gara 3 c’è da mettersi le mani nei capelli…

  6. Buzzer_beater says:

    Ottimo articolo, come sempre.
    Sono tifoso Celtic da lunga data, e l’altra sera guardando la partita ho goduto e sofferto.
    Come dice Saimon, non sono amareggiato, ma solo orgoglioso.
    La sconfitta di gara 1 mi ha lasciato l’amaro in bocca, così come le sconfitte della serie dell’anno scorso.
    Questa partita è una cosa a parte.
    L’incarnazione del Celtic Pride di 4 magnifici giocatori.
    E di un Rondo spettacolare, da libri di storia.
    Rispetto per questi campioni, che comunque finisca la serie, e ovunque vadano l’anno prossimo, saluteranno i loro tifosi col botto.

    Da veri Celtics

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