From Celtics vs Sixers 101-85, del 21.5


No, 18 punti decisivi nel solo terzo quarto di Brandon Bass, in un pivotal game di secondo turno playoff, non erano francamente in agenda.

Brandon, sei il mio Big Five!


L’origine di questo misfatto è a monte ed è uno dei capolavori tattici maggiormente significativi per quanto passati inosservati nel corso dell’anno: il suo autore si chiama Doc Rivers, il protagonista è Kevin Garnett.

Mossa voluta od obbligata che sia, lo spostamento nel ruolo di centro di KG non solo ha restituito all’elite della Lega un giocatore che aveva palesemente imboccato la parabola discendente, ma si è riverberata sulla chimica dei Celtics permettendo loro di vivere da protagonisti anche l’uscita di scena.

La logica dietro questa scelta è talmente nitida da apparire quasi tardiva nella sua costante applicazione: da un lato Garnett è meno dinamico e più grosso di qualche anno fa pur essendo sempre un 2.11, dall’altro è quasi ufficiale l’estinzione dei grandi centri, come dimostra l’effetto Gerovital che ha folgorato pure Duncan.

Già nel 2008 i Celtics campioni cavalcarono la configurazione con Garnett centro, ma il numero “4” era l’atipico perfetto, James Posey, in grado di stare e cambiare su chiunque in difesa e di allargare il campo in attacco, demineralizzando ogni contromossa avversaria.

Brandon Bass è tutt’altro giocatore: gioca solo il mid range game, adora ricevere dai 5 metri e tirare piazzato, non è un fattore in difesa, non fornisce opposizione fisica, ha pochi centimetri per il ruolo, non è esplosivo nei piccoli spazi.

Dovrebbe essere un punto debole di Boston ed il principale motivo delle reiterate difficoltà a rimbalzo dei Celtics in stagione, eppure Rivers ed i suoi giocatori lo cercano sempre, non smettendo di servirlo anche quando, come nel primo tempo di questa gara 5, compie pasticci in serie nel trattamento di palla che contribuiscono all’esile vantaggio dei Sixers.

Ed hanno ragione loro: quando un Celtic diverso dai Big Four fa più di 20 punti, Boston con ogni probabilità vince. Brandon Bass è l’unico che può andare oltre quella soglia grazie anche alla copertura ed agli spazi che gli garantisce Garnett da centro.
In questa serie ci sono sempre almeno 10 tiri dal campo per lui, oltre alla solita bella storia da raccontare.

Paul, Ray e Kevin non si stanno solo gestendo, ma sono ancora più subdoli: selezionano i singoli quarti da giocare, valutando di volta in volta l’opportunità di impegnarsi al massimo o di non impegnarsi affatto.

Rondo fa il Rondo, Bohemien: un atteggiamento ribelle che si pone in sistematica opposizione ad ogni valore e costume del buon senso, unico modo per ritrovare una forma di libertà.

Ma se c’era una squadra diversa da Miami e Chicago che poteva arrivare alla finale della Eastern, quella era Boston.
E questi strampalati Celtics, con tre nonni, uno scapestrato ed un sottodimensionato, in una malcelata modalità “rebuilding” già avviata, sono davvero ad una vittoria dal più romantico sipario che le divinità del basket potevano calare su di loro.

A South Beach i tre amigos hanno già cucito il drappo biancoverde.
Com’è giusto che sia, Bass e Garnett permettendo.

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5 Comments to “Il Basso ed il centro”

  1. Buzzer_beater says:

    Ottimo articolo come sempre.

    Da tifoso Celtics spero in una finale San Antonio – Boston.
    Anche se gli Spurs sono molto più completi e profondi, e quindi favoriti, sarebbe grandioso vedere lo showdown tra KG e Duncan.

    Certo, prima ci sono ancora Philly e i tre amigos da sistemare…
    mica pizza e fichi

  2. Mavio says:

    Quando ho visto il box score ho pensato ad un errore del sito… :p

    Ai “5 strampalati” aggiungi Bradley che è uscito dal nulla condito di niente, Stiensma che come rincalzo da 15 minuti a sera sta funzionando benissimo e Pietrus che fa sempre comodo : se avessero avuto tempo e modo di far girare Moore e (soprattutto) Johnson in rotazione, sarebbe stato il massimo!

  3. Frinf says:

    da tifoso boston posso dirlo senza paura: siamo ben dopo la frutta, abbiamo già chiesto il conto.

    ma in un modo o nell’altro la classe non è acqua e forse riusciremo ad arrivare alla finale di conference…spero che arrivi anche miami in finale per finire, vada come vada, nella gloria. come dicevate tempo fa, la storia dei big four può finire senza anello ma non senza pathos!

  4. MVPizza says:

    OMG, non stavo sognsndo, era proprio brandone
    ora prendiamoci gara6 e usciamo dignitosamente dopo, va bene così

    p.s. come mai bass non rendeva così tanto accanto a howard?

  5. Saimon says:

    concordo con Frinf, anche io da tifoso. La bocca sa ancora da ammazzacaffè, ma quel che mi fa mantenere salda la speranza di vedere i C’s in finale è che….quest’accozzaglia di pensionati, matti e mezziruolo ha una solidità mentale e una capacità di adattarsi alle situazioni che altrove (specie in rosso-nero-giallo, nel caso in cui) non hanno neanche lontanamente.

    Riguardo Bass….io lo vedo semplicemente come Glen Davis 2.0 ….evidentemente a Rivers piace, e molto, avere quel tipo di giocatore in quella posizione lì. Già una volta non è andata male male male….

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