Tra i tanti fallimenti del primo turno, uno dei più fragorosi ci tocca da vicino.

Mi arrendo. Per ora.

Danilo Gallinari non è pronto per i playoff. Non ha ancora il mix di testa, cuore, gambe e tecnica necessario per essere protagonista in una gara 7. E’ stato pesato, è stato misurato ed è stato trovato mancante.

Ha giocato una serie contro i Lakers sotto standard (tranne inutili sprazzi in gara 3) culminata nella prestazione più negativa proprio nella gara senza domani, con numeri impietosi: 3 punti, 1/9 dal campo, 4 perse, addirittura scartato da coach Karl in miseri 26 minuti complessivi.
Nella visione americana dello sport, non ci potrebbe essere aggravante peggiore.

Col salire del livello fisico di avversari e gioco, ha sofferto contatti e sotto ogni punto di vista in attacco: non è andato dentro, non ha mai attaccato il ferro persino dopo aver ottenuto il cambio difensivo, non si è messo in partita coi falli subiti ed i liberi, non ha trovato canestri facili in contropiede, non è stato efficace da fuori, dalla media ed in avvicinamento, non ha coinvolto coi tempi giusti.

Ha difeso bene qualche minutino su Kobe, ok, ma si tratta di un dettaglio in relazione a quanto è stato mandato fuori giri da Metta World Peace nell’altra metà campo. Danilo in gara 7 non è stato rimandato, è stato bocciato.

L’alibi in realtà sarebbe comodo: non stava bene, ha avuto una stagione piena di infortuni (caviglia prima, dito poi) che ne hanno minato sicurezza, ritmo, forma e meccanica di tiro.

No, troppo comodo. In un mondo selvaggio e testosteronico come la NBA, in cui la sopraffazione fisica è elemento portante del gioco, quasi come la voce “integrità fisica” di Football Manager, chi si rompe non è adatto a questi livelli.

Forse è ingiusto, in parte è eccessivo, certamente è triste, ma è la dura legge della natura NBA.
Ne sanno qualcosa a Chicago, mentre a Portland si tengono settimanalmente simposi e conferenze coi massimi luminari in materia.

Ad inizio stagione mi ero sbilanciato accostando il Gallo alla voce All Star, vuoi per la particolare conformazione democratica dei Nuggets che faceva di lui la cosa più vicina al loro primo riferimento offensivo, vuoi per il sorprendente nuovo involucro muscolare all’interno del quale evoluiva Danilo.

E francamente nella prima parte di stagione, non appena ha sistemato tempi e ritmi del suo nuovo tiro da fuori, era qualcosa che gli assomigliava molto, tanto che a poche settimane dall’All Star Game di Orlando anche molti addetti ai lavori lo consideravano papabile tra i 12 dell’Ovest.

Poi è successo di tutto, dagli infortuni di cui sopra al reiterato crollo delle percentuali da tre punti, oltre a qualche gara dalla panchina che ne ha affossato le statistiche generali ma non le velleità al cospetto degli osservatori americani, visto che era comunque onnipresente nelle migliori giocate di giornata, talvolta per un canestro allo scadere dall’angolo senza equilibro, altre per un mefistofelico passaggio al peluche Faried.

Ed allora io ci vado lo stesso cauto, per coerenza e per affetto: il fatto che non sia ancora pronto intanto non vuol dire che non lo sarà mai, tanto più intuendo il suo carattere testardo che gli impone di non riuscire a dormire la notte dallo shock del giorno dell’eliminazione.
Proprio come i grandi, che vivono per i momenti più importanti.

Inoltre questa particolare stagione è da prendere con mille molle e costringe a racchiudere in un enorme asterisco qualsiasi tipo di giudizio definitivo, nel bene e nel male. E non c’è solo il male nella stagione di Gallinari e di Denver, anzi.

La bocciatura è agli atti. La delusione pure, così come il ridimensionamento da potenziale miglior ala piccola legale ed umana (esclusi i due della Trinità) a solamente uno dei migliori “quasar player” (brillano come stelle ma non sono stelle) della Lega.

Ma siamo tutti davvero così sicuri che un non ancora 24enne, con mentalità vincente e solo alla sua terza stagione effettiva NBA, sia già irrimediabilmente compromesso per essere protagonista ai playoff in futuro?

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5 Comments to “Quasi-stellar Gallo”

  1. Vincent says:

    Nella trinità però metterei anche Anthony io, per coerenza numerica se non altro.. :p

  2. Gerry says:

    Ci sta. Anche se evangelicamente individuavo ed individuo il terzo componente della trinità NBA Anno Domini 2012 in Kobe, l’ultimo Melo merita la riscrittura di qualche capitolo della Bibbia nel libro delle ali piccole. 🙂

    Scaraventando il confronto col Gallo, duole dirlo benché fosse d’attualità ad inizio stagione, nelle note a margine.

  3. Magic says:

    Non scherziamo ragazzi… “Nylo” Gallinari non può essere paragonato alle migliori ali piccole della NBA! Io sono un suo tifoso sfegatato, ma da qui a dire che lui è uno dei migliori in quel ruolo ce ne passa!
    Piuttosto guardiamolo come un valore aggiunto ad una squadra da titolo: lui è la pedina in più che alza il livello di una squadra buona ad un livello di squadra da titolo! Almeno per ora, non può essere uomo franchigia in NBA, ma andasse in un contesto tipo Lob Angeles creerebbe quel qualcosa che che ad una squadra come i Clippers manca… buona squadra, playmaker intelligente, grande presenza sotto i tabelloni… manca quel qualcosa… quel qualcosa che si chiama Gallinari !!!

  4. Stavrogin says:

    Gara 7 è stato un colpo tremendo.
    Mi aspettavo che un tipo tosto come lui “steppasse up” (ahahah scusate il barbarismo), dimostrando che Metta non basta per fermarlo, che può essere non solo “uno dei tanti”, ma il valore aggiunto e il quid vincente per una squadra democratica come Denver.
    Quello che è successo invece rende un’immagine del Gallo diametralmente opposta: un buon giocatore che però nei momenti topici perde efficacia, si lascia intimorire da avversari “ostici” e dal contesto.
    Provando a salvare qualcosa di quella triste partita, sottolinerei che comunque Danilo ci ha provato. Non si è esattamente nascosto (LeBron-style). Si è preso qualche tiro, ha provato qualche invenzione. Purtroppo fallendo amaramente, il che ha convinto GK a limitarne i minuti. Ma la sua faccia tosta c’era. Spero che a Denver guardino al di là dell’orrenda prestazione e si accorgano che il Gallo la testa per gettare il cuore oltre l’ostacolo tutto sommato ce l’ha.
    Altrimenti il rischio che dismettano in fretta l’investimento fatto (come nel caso di Nené) c’è. E allora chissà dove potrebbe finire il nostro Danilo…

  5. Francesco says:

    anche io sono ancora sotto shock per la gara 7 del Gallo; un’involuzione incredibile ai miei occhi che lo seguono dal primo anno in A quando dopo tre mesi era il leader, closer e metteteci ogni altra cosa che volete della squadra; talento, palle intelligenza sconfinate. Gallo dove sei?( e il tiro da tre che ti ha portato all’all star game?) Per il resto uno come lui per le ambizioni che ha deve mettere su una varietà di opzioni offensive per emergere ad alti livelli e la cosa bella e che, in linea teorica,  può farlo: ti negano l’entrata? tu li punisci da tre o dal mid range. ti stanno vicino? tu entri e prendi il fallo. ti raddoppiano? fai l’assist per non parlare dei mismatch potenzialmente infiniti. Ma finchè questa roba non c’è è sola una promessa mancata e il tempo è finito. Domanda vera: non è che lo spediscono in un gulag? Lo aspettano ancora a Denver? Che ne dite? Io credo che dopo la debacle se passa una buona trade a Denver lo mandano a quel paese, qualunque esso sia perche il giocatore piú pagato della squadra non ti puó tradire cosi quando serve. Ultima domanda: andato in nba troppo presto? Credo proprio di sì e la sta pagando carissima.

    Ps che faccio mi arrendo anche io?

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