From Pacers vs Heat 94-75, del 18.5


Toh, che strano: LeBron sta pensando all’ipotesi di perdere.

L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli altri animali: paura.


Ormai è un happening in salsa statunitense, come lo spring break degli studenti a marzo o la zucca esposta ad Halloween il 31 ottobre: tra maggio e giugno si consumano le settimane del terrore di LeBron.

Ad inizio playoff era logico pensare che quel momento sarebbe arrivato in finale ad Est contro Chicago, ma l’infortunio di Rose e l’harakiri dei Bulls ha imposto di posticipare il tutto alla finale NBA contro Spurs o Thunder di turno.

Niente da fare, errore, si è ancora una volta sottovalutato il problema: l’evento è il presente, è già arrivato contro Indiana.

I Pacers rinunciano a Satana, stanno coi tiratori facendo ricevere e giocare chi vogliono, talvolta con battesimo annesso, ed ecco allora le mattonate di Chalmers (non saranno sempre 25 punti) e di Miller, le difficoltà delle gambe di Battier persino nello scivolamento difensivo, il palesarsi di Haslem nelle vesti di ex giocatore, il dramma umano di Pittman smarrito in quintetto, l’inutilità di Anthony nel giocare i pick and roll.

Lo scioperante polemico Dwyane Wade, ex uomo lupo da 30 tiri quando era leader incontrastato degli Heat, sedato comprimario come Peppino, schiacciato ed offuscato dal carisma ingombrante di Totò James (2/13, 5 perse). L’infortunato Chris Bosh, di cui mai avrei pensato di considerare decisiva un’assenza, più che mai in versione Malafemmina che si fa rimpiangere.

Ma tutto questo è solo la superficie del problema, che parte da molto più lontano ed ha origini recondite.

In fase di preview su Miami così commentavo:

Il rinnovo di Spoelstra rischia di istituzionalizzare la pallacanestro dello scorso anno, ovvero quella delle stelle che vincono col talento e non di squadra e che rende più evidenti i difetti di LeBron.

Ed eccoci qua, alle solite: LeBron che assorbe i compagni, col suo gioco, coi suoi limiti e soprattutto con le sue paure. I tre amigos di South Beach che diventano la squadra dell’MVP, con tutta la pressione su di lui: da solo, da fermo, da prescelto, da analfabeta.

Il coach che rinuncia a creare un sistema offensivo di continuità, perché semplicemente è impossibile, e perde pure il controllo della squadra e dello spogliatoio, come dimostrato dalle uscite orrende dai timeout e dalle paturnie di Dwyane.

E’ incredibile, ancestrale, ma per troppi versi assurdo, che a distanza di tutti questi anni si possa ancora andare a riprendere ogni singolo discorso che facevamo sull’inadeguatezza dei sudditi del Re LeBron a Cleveland e renderli attuali ora.

Tutto sto casino, e non si vince neanche stavolta?

Non riesco a pensare a Miami eliminata dai Pacers, anzi fatico ancora a pensare a campioni NBA diversi dagli Heat quest’anno. Ma intanto a Boston, San Antonio ed Oklahoma City già si fregano le mani e nell’Illinois c’è il boom del mercato delle bombette, divorate con più voracità di Rockerduck in queste settimane.

Tuttavia oggi è nell’Indiana che lo spazio antistante i canestri posti sopra al garage per non insospettire la polizia locale è di colpo popolato come non mai.
Non dipende dai Pacers, ma fare paura agli avversari non è mai stato così facile: gli avversari hanno LeBron.

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9 Comments to “Fear”

  1. simonpietro says:

    finalmente ragazzi siete tornati! quanta roba… io pensavo che con l’infortunio di Bosh fosse più facile per Miami vincere (leggi il -12 di plus/minus di Bosh di gara 1 che gli Heat hanno rimontato senza di lui) invece sta mancando da morire alla squadra, come lungo su cui difendere. Wade sciopera, Haslem è involuto e i Pacers muovono la palla anche meglio rispetto ai Mavs dell’anello, anche se con caratteristiche diverse (i Pacers hanno meno tiro da 3, meno pick’n’roll e più gioco interno).
    Miami Cavaliers mode on?

  2. Mavio says:

    Premetto che da buon tifoso Suns non “lovvo” né “hato” nessuno dei protagonisti dell’articolo, così mi affranco da eventuali etichette che potrebbero essermi affibbiate a priori 🙂

    Ritengo che Bosh sia fondamentale alla luce di 2 cose:

    1) PF e C forti non abbondano, lui lo è, la sua assenza peserebbe dappertutto, è oggettivamente difficile da sostituire;

    2) A sostituirlo ci sono il cugino scemo di capitan Haslem, Pittman, Turiaf, Anthony, J. Howard, E. Curry e fino a qualche mese fa c’era pure Gladness! What else?

    3) James è costretto a lavorare anche per tappare le loro falle, oltre che quelle offensive di Battier in SF. Ciò comporta un lavoro improbo in difesa su almeno 2 avversari (il dirimpettaio naturale, che sia un 3 o un 4, più il centro avversario che banchetterebbe con ognuno dei succitati PF/C), maggior peso offensivo sulle sue spalle (e quelle di Wade, of course), tutto ciò spalmato su un minutaggio enorme a cui giocoforza è costretto.

    Più che paura negli occhi di LBJ, io vedo frustrazione.

  3. MVPizza says:

    al-qaeda aveva rapito anche voi? bentornati!
    tatticamente parlando Mavio ha già detto tutto, e credo che per battere indiana basterebbe che i vari miller & co. mettessero quei tiri con km di spazio.
    ma qui sta il problema, non è facile aspettare per 20 secondi non sapendo se la palla ti arriva. non trovo altri modi per spiegarmi come gente che non fa altro possa tirare con l’11,9% (!!!) da 3 nella serie.
    come hai già detto, senza sistema offensivo è un attimo perdere attacco, poi le partite,e infine il controllo dello spogliatoio.
    se qui è impossibile, allora va cambiato tutto.
    a lebron non servono (solo) compagni migliori, serve che sia lui a migliorarli. attraverso un coach che lo indirizzi in un sistema.
    sono sempre gli stessi discorsi fatti da anni, chissà perché lui non vuole capirlo….

  4. Edo says:

    Ciao ragazzi,
    mi sono avvicinato all’nba da poco tempo, ma sto cercando di recuperare il tempo perduto, e questo blog è una miniera di informazioni e analisi ben fatte. Detto questo, riguardo l’affaire LeBron ci sono delle cose che non riesco a capire e vengo a chiedere umilmente lumi.
    S’è capito che è uno stronzone di dimensioni epiche (e un bamboccione) e che manca a dir poco di clutchness, però, con tutti i suoi limiti, è un giocatore formidabile, sia in difesa che in attacco. S’è giocato molto male le sue carte passando a Miami in quel modo holliwoodiano, ma io non riesco a capire che colpa ne ha lui se l’allenatore che ha è un fantoccio, incapace di impostare un vero gioco in attacco, e se la dirigenza non gli da una squadra decente (allenatori compresi) al di fuori dell’altro big e mezzo. Era così anche ai Cavs, ma ancora: è colpa sua? Ok che i tre contrattoni ingolfano il salary cap, ma deve pensarci LeBron a risolvere la cosa? Insomma, credo che il nostro sia andato a Miami anche perché c’era un certo Riley a muovere i fili della squadra…per chiudere il pippone: perché gli vengono addebitati tutti i difetti degli Heat, anche se alcuni, mi pare, sono causati da palesi errori del GM?
    Con la testa sotto i vostri piedi,
    Edo

    Ps: l’anno scorso tifavo per l’anello a Kidd e Nowitzki.

  5. Mavio says:

    Caro Edo, ciò che hai scritto (soprattutto il finale) sembrava la lettera di Troisi e Benigni a Savonarola! 🙂

    Detto questo, provo a darti delle pur parziali risposte:

    1) Più che essere stronzone e bamboccione, il problema è semplicemente di confusione/perplessità/buio in certi momenti della partita. Carenza di decision making, assenza endemica di clutchness… Qualcosa viene meno in certi momenti. In ogni caso, a parte le carenze di tipo mentale che ha mostrato a più riprese non esagererei a dargli addosso, campione era e campione resta, potrebbe tirar fuori dal cilindro qualcosa di nuovo, stupire ed iniziare a vincere. Non so se crederci, ma forse questo è l’anno buono che lui dia delle risposte ;

    2) Lui non ha colpe se l’allenatore è un fantoccio, ma i veri fuoriclasse elevano il livello dei (pur mediocri) compagni solo con la loro presenza, Spo o non Spo. Ai Cavs c’è riuscito fino ad un certo punto, qui ha il dovere di farcela e tutta la pressione del mondo addosso (anche a causa dello “show televisivo” ) perchè ha 1 altro campione accanto + Bosh. Fallire ora lo condannerebbe nei libri di storia del basket a “Ciò che DOVEVA essere e non è stato per causa del suo mal” ;

    3) Se ingolfare il cap significa avere LBJ, Wade e Bosh in roster (che per inciso, non prendono neppure il massimo salariale per scelta loro) ben venga. Il problema è che il resto dello spazio è speso per Anthony, Miller e Haslem che quest’anno hanno fatto “passo” per motivi diversi tra loro + altra paccottiglia inutile : disfunzionalità alò!

  6. Saimon says:

    @ Mavio

    giusto per fare la figura del rompic…..

    “campione era e campione resta” dici tu.
    Io dico che campione ancora non è stato, e che anche sta primavera l’aria non è buona….è tutta lì la differenza.
    Sono straconvinto che, eliminata la scimmia e sbloccata la pressione, una volta che questo vince un anello poi è probabile che si debba far impiantare delle dita extra per portarli tutti insieme.
    Tuttavia, per ora….campione no.

  7. Mavio says:

    Nessuna rottura di palle 🙂

    Abbiamo solo un’idea diversa della situazione Heat e LBJ.

  8. Saimon says:

    Riflettevo, sulla questione convivenza tra star….non è detto che l’ammasso di talento ed ego non funzioni a prescindere.

    Ok, i Lakers edizione Malone+Payton è implosa malamente, sul più bello.
    Ok, questi Heat paiono non funzionare come previsto (per ora).

    Ma gli stessi Heat, 2006? Avevano D-Wade e Shaq, e in più se non ricordo male Payton, The Genius Walker e J-Will. Mica male come mix esplosivo! Differenza? Pat Riley scese a pontificare…..Forse Spo ha più colpe di quelle che si gettano (più volentieri, per altro) a LeBron.

  9. Edo says:

    Ehehehe, sì Mavio, hai beccato la citazione.
    Condivido grosso modo tutto quello che hai scritto, ma resta che su LeBron c’è qualcosa che sembra più un’attesa messianica che altro. E’ come se, tra le righe, gli si imputasse di non essere in grado di vincere da solo: “sei talmente forte che non puoi non vincere”.
    Io peraltro non sono così convinto che la volta in cui si “sbloccherà”, ammesso e non concesso che gli riesca, automaticamente inizierà ad inanellare anelli. Anzi, il calare della pressione attorno a lui potrebbe anche farlo rilassare e, paradossalmente, renderlo più umano (dal punto di vista dell’impatto in una squadra).
    Ma va be’, seghe mentali.
    Però che giocatore…

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