Non c’è niente da fare, anche il più accanito hater deve prenderne atto: Carmelo Anthony è di gran lunga il miglior giocatore dell’ultimo mese di NBA.

Dedicata a te, a te e pure a te.


E’ bastato togliergli dai piedi quel gatto morto di Stoudemire, quel fenomeno da baraccone di Lin e quel buffo allenatore esaurito coi baffi per assistere alle evoluzioni del miglior realizzatore puro della Lega.
In Aprile viaggia a 32 punti di media in 38 minuti, con 8 rimbalzi e 4 assist per condire la pietanza.

Segna come vuole, dove vuole, quando vuole, e soprattutto quando serve, come vergognosamente confermato nei due maestosi possessi finali contro Chicago al Garden e nel modo in cui si è sbarazzato di Milwaukee (30 di media) in quelli che erano diventati due delicati spareggi playoff.

Chi è il giocatore che negli ultimi 10 secondi ha segnato più canestri (18) dal campo per mandare in vantaggio la propria squadra dal 2003?
Piccoli suggerimenti: non è LeBron (che te lo dico a fa’), non è Wade (che decolla nei playoff), non è Durant (diamogli tempo), non è il tedesco, non è Pierce e non è nemmeno Kobe.

Sì, oltre a tutto il resto, nessun giocatore ha più clutchness di Melo, non tanto e non solo per ragioni metafisiche, ancestrali o trascendentali, ma banalmente per la più empirica e tangibile considerazione tecnico-fisica: i centimetri, il gesto in elevazione, la schiena dritta ma in equilibrio, la rapidità del rilascio e l’altezza da cui questo avviene fanno di lui il tiratore in sospensione più immarcabile della Lega.

Persino Domineddio Durant ha una meccanica più schiacciata ed un rilascio meno immediato dell’ex Denver, pur essendo chiaramente quello che gli va più vicino per onnipotenza.

Quindi, ok, siamo tutti d’accordo: evviva Carmelo, Carmelo uomo franchigia, Carmelo primo violino, Carmelo MVP, Carmelo campione NBA?

Eh no, troppo facile così.

In questi mesi ai Knicks sono accaduti episodi di cui nemmeno i più attenti e velenosi giornalisti della Grande Mela potranno dirimere ogni dietro le quinte.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata tuttavia la totale assenza di empatia nel rapporto tra D’Antoni e Anthony: al primo non poteva piacere come giocava il secondo, al secondo non poteva piacere come allenava il primo.
Si sono annusati con diffidenza, non si sono capiti (o si sono capiti troppo), non si sono snaturati per venirsi incontro, non si sono mai amati.

E poiché la franchigia è ovviamente Melo, come direbbe il tipico allenatore trombato da Cagliari o Palermo: paga sempre l’allenatore.

Il messaggio fu chiaro subito, immediato, fin dalla prima partita con Woodson, un 121-79 contro i Blazers a cui fecero seguito altre 4 brillanti vittorie ed un record complessivo di 15-5: da un Mike all’altro, la musica è cambiata.

Nemmeno il più stolto osservatore NBA può tuttavia pensare che un nuovo coach in poche ore ed un allenamento, tanto più al cospetto della piazza e della squadra più umorale degli interi Stati Uniti, abbia rivoluzionato dal di dentro le viscere tattico-tecniche di questi Knicks.

Io non ho la certezza e forse persino i diretti interessati non potranno mai averla, ma il sospetto è per lo meno lecito: Carmelo si è rifiutato di giocare il sistema di D’Antoni, e se rifiuti il sistema remi contro, e se remi contro perdi, e se perdi fai esonerare l’allenatore.

Non aveva bisogno di chiedere alla proprietà o alla dirigenza la testa del coach, ma bastava la naturale inerzia di un sistema che non funzionava e di una chimica impossibile tra lui, Amar’e e Chandler per rendere troppo debole la posizione del cocciuto ex Milano col contratto in scadenza, anche di fronte al resto del roster che non a caso è a sua volta ringalluzzito dopo l’avvicendamento.

Una tonnara, un guazzabuglio, un pastrocchio con tanti colpevoli (tra cui ovviamente D’Antoni) senza un vero colpevole, ma con Melo che non può uscirne candido e pulito come se niente fosse.

Può essere considerato fuoriclasse chi non riesce ad esprimere tutto il suo potenziale o buona parte di esso in qualsiasi situazione?
Può essere considerato uomo franchigia chi non riesce ad elevare il proprio gioco per ottenere anche solo una vittoria in più per la propria squadra?
Può essere considerato vincente chi non riesce ad abiurare il proprio ego per venire incontro ad un sistema per quanto sgradito (il Triangolo non piacque inizialmente nemmeno a MJ e Kobe)?

Solo i prossimi 2 anni ci daranno quella definitiva, ma all’intermedio dell’Aprile 2012 la risposta può solo essere negativa, proprio a causa dell’eccessiva metamorfosi tra il Melo appassito di D’Antoni ed il Melo fiorito di Woodson (la differenza nell’intensità difensiva è la più abissale e significativa di tutte).

Che sappia segnare, l’abbiamo sempre saputo. Che abbia il talento per essere potenziale MVP e miglior realizzatore della regular season, ora lo sappiamo. Che sappia vincere da protagonista, lo scopriremo presto.
Ed è l’unica cosa che può fare per mettere tutti d’accordo.

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8 Comments to “Non Melo dovevi fare”

  1. Incandenza says:

    Sono convinto che rispetto a un mese fa, anche di più, la condizione fisica di Melo sia notevolmente migliorata, consentendo al suo rendimento in campo di impennarsi. Il numero 7 ha avuto diversi problemi con gli infortuni in stagione, ma in effetti nella turbolenta storia recente dei Knicks sono passati in sordina.

    Le ultime partite di D’Antoni in panca, quelle sconfitte di fila che hanno portato alle dimissioni, hanno visto un Anthony che giocava in maniera diligente, ma non aveva la fisicità necessaria per andare al canestro con al frequenza di adesso. Anche i jumper più semplici, quelli che oggi mette con un difensore attaccato al volto, non entravano.. non penso fosse questione di un atteggiamento sbagliato.

    Sull’atteggiamento difensivo di Melo, lo farei rientrare in quello complessivo della squadra, che con la partenza in quintetto di Shumpert ha assunto una dimensione ben distante da quella dell’era dantoniana ( complici gli infortuni di Lin e Stat, chiaro). Magari nelle primissime gare di Woodson c’era uno stimolo psicologico in più, ma oggi si vede un’organizzazione difensiva vera, se no non si potrebbero spiegare certe prestazioni del team..

  2. Mavio says:

    Io penso che la chiave di volta di questa ripresa, al di là dei fattori citati già tante volte, sia l’assetto difensivo nuovo. La lineup attuale vede 3 difensori validi come Fields, Chandler e Shumpert, che insieme formano potenzialmente un assetto difensivo completissimo. Il problema sorgerà nel momento in cui Stat tornerà in PF, facendo scalare Anthony in SF, Fields guardia (a me come ala piccola “finta” non è piaciuto per nulla) e Shumpert in panca (non è una PG e mi sa che non ci giocherà mai più). Se Anthony dovesse metterci la grinta e la voglia di questo periodo, NY diventerebbe pericolosa, se non già in questi PO, almeno dalla prossima stagione, quando si proverà a scaricare Stat e sperare di trovare un 4 di livello (penso solo io a Bargnani???)

  3. Saimon says:

    @Incandenza

    permettimi di dissentire. Premesso che non sono né un lover né un hater a prescindere di Anthony (su altri lo sono eccome, ma su di lui no, non so perchè) trovo la tua analisi un po’ troppo “innocentista”.

    E’ vero che l’impronta differente di Woodson si vede, ma è altrettanto vero ed evidente che Anthony ha cambiato atteggiamento e predisposizione mentale dal suo arrivo. Trovo che al di là dei problemi fisici che può aver avuto, in realtà non gli interessasse più di tanto sbattersi e giocare, anche sul dolore. Non per quel coach, non per quel sistema almeno.

    Per farti capire…..prendiamo Kobe, o Pierce. Sono anni, e dico anni, che questi due giocano oltre e nonostante problemi fisici di ogni genere e entità….eppure non li hai mai in campo con l’indolenza e la sufficienza con cui, per lunghi tratti di questa stagione, si è visto in campo melo…..

  4. Incandenza says:

    Saimon, per quello che ho visto io, il Melo post-Linsanity appariva frenato, più che disinteressato.

    Io ho ravvisato le cause di questo rendimento mediocre negli infortuni, ma anche nel fatto che psicologicamente Anthony si sentisse poco libero: ogni partita tutti si chiedevano, media in testa, come la star “antagonista” si sarebbe posta rispetto al nuovo arrivato, Lin. Melo giocava sapendo che ogni isolamento, ogni tiro forzato, ogni passaggio mancato sarebbero stati giudicati frutto del suo egoismo, del suo essere una prima donna, etc.
    Mettiamoci anche che Lin, da semi-prototipo di play dantoniano, aveva spesso la palla in mano, spostando Melo a giocare sull’esterno, ad aspettare scarichi sul lato debole. Non è palesemente il gioco che valorizzi il numero 7, c’è poco da fare; chiedere ad uno che da il meglio in altre situazioni di adeguarsi al gioco con Lin è comprensibile, ma pensare che riesca subito a dare il massimo è poco realista, visti anche gli acciacchi ( non dimentichiamoci, poi, che nelle partite in causa, 6-7, sono arrivate sconfitte contro squadre di livello medio-alto).
    Fatto sta che, come ho scritto prima, Melo faceva il compitino, poi tirava, spesso senza forzare, e i jumper non entravano: magari sembrerò “innocentista”, ma vedendo quelle partite non mi smebrava che Melo remasse contro, anzi. Però snaturava il suo gioco, e chiaramente il rendimento cala in una situazione del genere, anche se hai tanto talento.

  5. simonpietro says:

    Eppure se guardiamo la squadra con quei d’antoniani 4 esterni in quintetto e JR e Novak da 4 (sempre scuola baffo) a finire le partite al posto del barone e di fields, verrebbe da pensare che il problema grosso sono l’esatta coincidenza offensiva da spot-up (entrambi hanno la migliore arma nel tiro dalla media) e l’incompatibilità come gioco di squadra (pick’n’roll contro isolamenti) di Amare e carmelo: e a questo punto bisogna mandare via Amare, ma chi ti prendi? quasi nessuno ha giocatori da mandar via per pareggiare 100 mln di dollari (escludendo l’albatros di Rashard Lewis XD).
    p.s. nonostante questi Knicks siano più vincenti anche se Melo-dipendenti in maniera esagerata, mi piacevano molto di più (opinione personale)i “pompati” Knicks della Linsanity con Novak-Chandler-Lin-Fields-Shumpert, un gruppo di giocatori con poco talento che hanno avuto in mano la grande Mela per una settimana.

  6. Saimon says:

    Domanda tecnica…..ma il pizzetto di coach Woodson??? E’ disegnato col pennarello??

  7. Stavrogin says:

    Ehm.. ragazzi… state bene? E’ un mese che non scrivete…

  8. Gerry says:

    E’ bastata l’evocazione per la riapparizione. 😉

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