Miglior prospetto dai tempi di LeBron. Ricorda Bill Russell. Unanime prima scelta assoluta del prossimo draft. Miglior lungo dai tempi di Duncan. Nuovo Kevin Garnett. Materiale da Hall of Fame.

Come dominare una finale NCAA con 1 su 10 dal campo.

C’è un’ipnosi collettiva che dagli States sta arrivando in Europa e spinge Anthony Davis nei giudizi degli addetti ai lavori (anche a noi vicini), senza lasciare il beneficio del dubbio a chi osa metterne in discussione le prospettive.

Prospettive che, in quanto strettamente collegate al futuro, non possono effettivamente essere messe in discussione: Davis ha i presupposti per dominare le scene da domani ed è l’unico giocatore disponibile al (temo sopravalutato) draft 2012 che non si può fare a meno di scegliere alla numero 1.

Ma oggi il neo campione NCAA con Kentucky non è pronto per incidere sui due lati del campo tra i pro e non si può sapere con certezza assoluta cosa ne verrà fuori.

Il suo scouting report è facilmente riassumibile: uno pterodattilo intelligente.
Non c’è nulla di puramente tecnico nel suo gioco, ma è prima di tutto uno degli scherzi meglio riusciti di Madre Natura.

Non è un franchise changer, ma può diventare un opponents offensive changer: non è tanto e non solo un difensore eccezionale, ma una modalità nuova di essere difensore che costringerà gli attaccanti ad adeguare le proprie scelte e le proprie traiettorie in base ad una nuova forma di ostacolo verso il canestro.

Con la sua lunghezza e reattività può occupare una quantità di spazio potenziale che mai era stata occupata prima in questo sport. Quello stesso gesto che il giorno prima senza Davis sembrava possibile, il giorno dopo con lui non lo sarà più.

Mutombo, Mourning, Dwight Howard e fattispecie simili occupavano più spazio reale di Davis perché erano banalmente più grossi, ma non avevano la capacità che ha Anthony di arrivare così lontano in così poco tempo, sia verso l’alto che verso il lungo.

Il fatto che lo faccia pure con intelligenza, agonismo, letture adeguate, concentrazione e comprensione del gioco a 19 anni spiega perché per lui sia stato scomodato tutto quel ben di Dio in apertura.


L’impatto con la NBA presumo sarà difficile.

Quella sua abitudine di stazionare nei pressi dell’area come un avvoltoio per la stoppata e di giocare lungo le linee di passaggio subirà un brusco ridimensionamento dalla rapidità di esecuzione e dalle regole NBA (tre secondi difensivi e difesa illegale sul lato debole): sarà così meno libero di muoversi in libertà in aiuto appena qualche sciagurato prova la penetrazione o il passaggio.

In attacco senza sistema non ci siamo e se finisce in una Washington o Charlotte attuale tutti i suoi limiti saranno evidenziati invece che camuffati. Non è vero che non ha gioco offensivo e non sa segnare, semplicemente non è un attaccante rifinito e completo che può costruire per se stesso.

Sarà massacrato nei primi mesi uno contro uno a difesa schierata, dovendo limitarsi al compitino come ha fatto già al college quest’anno, e sarà spostato e sballottato da giocatori 30-40 chili più pesanti di lui, prima che il suo corpo ci dica se è in grado di mettere su muscoli in palestra.

A livello collegiale ho avuto un effetto deja vù micidiale rivedendo in lui esattamente il Marcus Camby della Massachusetts 1996, guarda caso allenata proprio da quel Calipari attuale allenatore di Kentucky.

Anche sul piano somatico la somiglianza con l’ex Blazers è notevole, in attesa che qualche visagista truccatissimo dei divi NBA separi l’inquietante “monociglio” che, insieme ad una libera interpretazione delle arcate dentali, contribuisce a vedere spesso il termine “ugly” accanto al suo nome nel sottobosco del web.

Ma Camby è anche una delle più grande anomalie della storia della Lega, perché in 16 anni di carriera fece registrare il massimo stagionale di punti segnati proprio nell’anno da rookie a Toronto.

Da quel momento Marcus, che aveva molto più attacco all’epoca dell’attuale Anthony, si è trasformato specializzandosi in uno dei più forti difensori d’area della NBA.
Come si può essere sicuri che Davis, partendo più indietro di Camby nell’approdo professionistico, non intraprenda una strada simile? Ed una carriera del genere (o sulla falsariga di Noah e Tyson Chandler) sarebbe un buon traguardo per un giocatore così improvvisamente fanatizzato?

Ho una sola certezza: uno così non si è mai visto su un parquet di pallacanestro, poco importa se questo valeva (testa a parte) anche per McGee.
Che basti per cambiare le sorti di una franchigia e per aspirare alla Hall of Fame, appuntamento tra non meno di 5 anni.

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5 Comments to “The next franchise changer”

  1. Bandini says:

    Grande Gerry, torni a parlare di college, anche se esclusivamente del fenomeno Davis.
    Considerando che un paio di anni fa il nativo di Chicago giocava guardia, direi che ancora non sappiamo chi sarà Anthony Davis tra qualche anno, visto che sembra continui a crescere. L’IQ cestistico di questo ragazzo è notevole, oltre alla capacità di stare in campo in modo ordinato. Per definirlo mentalmente, si potrebbe dire: “ricordate Cousins al college? ecco, tutto l’opposto!”
    Sono curioso di sapere quale giocatore gli preferirà MJ al draft di giugno.

  2. MVPizza says:

    “…è l’unico giocatore disponibile al (temo sopravalutato) draft 2012…”
    sopravalutato in che senso?

  3. Gerry says:

    Spero e penso che sia l’ultimo anno in cui trascuro così il basket college. 😉

    C’è di buono per MJ che essendo talmente unanime il consenso su Davis alla 1 non può fare a meno di sceglierlo (lotteria permettendo) e nessuno può permettersi di criticarlo se le cose andassero male.

    @MVPizza

    Capita spesso che nelle opinioni generali un draft venga pompato oltre gli effettivi meriti e si riveli nel tempo al di sotto delle previsioni.
    Come capita ancora più spesso il percorso inverso (draft che sembra povero e si rivela ricco).

    Ho visto NCAA solo nell’ultimo mese e mi sono approcciato con una ventina di nomi “di cui avevo sentito parlare un gran bene”, quindi con altissime aspettative.

    Sono rimasto delusissimo, non mi sono innamorato di nessuno e riscontro numerosi giocatori di cui si parla nettamente troppo bene rispetto alla realtà.

    Mi permetto 4 nomi come casi di qualcosa che non torna:

    -Andre Drummond: in 3 partite gli ho visto fare un solo movimento offensivo credibile; per il resto solo schiacciate, alley oops e contropiedi. Molto meno pronto del primo DH, che già non lo era.

    -Harrison Barnes: non ha ancora la velocità ed il ball handling nel traffico per crearsi un tiro, non comprende il gioco a cospetto di quello che si dice, non va fino in fondo. Rischia di essere Marvin Williams che incontra Rashard Lewis senza tiro, però partendo dalla base difensiva e dall’etica lavorativa può uscire fuori davvero di tutto.

    -Thomas Robinson: a me piacciono tantissimo giocatori come lui, alla Millsap, lavoratori, costantemente in crescita, animali da rimbalzo, attaccanti sottovalutati. Ma Robinson sarebbe favoloso intorno alla 15a scelta, come steal del draft.

    -Austin Rivers: non comprendo le ragioni di tale entusiasmo attorno a lui, al netto del nome.

    Se Robinson è proiettato intorno alla 3a scelta e Rivers nelle prime 7, si capisce emblematicamente che questo draft 2012 potrebbe avere qualche serio problema.

    Ho discrete sensazioni solo su Kidd-Gilchrist, Beal e soprattutto Lillard.

  4. MVPizza says:

    “Capita spesso che nelle opinioni generali un draft venga pompato oltre gli effettivi meriti e si riveli nel tempo al di sotto delle previsioni.”…
    beh, tutti i draft vengono pompati e molti si rivelano al di sotto delle aspettative, specie ora che i prospetti si fanno vedere al college solo 1-2 anni, ci si basa quasi esclusivamente sul potenziale.
    comunque condivido il tuo discorso, da quel che si dice questo draft viene paragonato a quello del 2003, ma gli esempi che citi fanno giustamente sorgere qualche dubbio.
    ne aggiungo un altro: Perry Jones. con un’altra testa, la prima scelta assoluta del prossimo draft.

    una domanda: nessuna possibilità di vedere nella top 5 beal e rivers?

  5. Gerry says:

    Dalla seconda scelta in giù ogni prospetto si porta dietro rischi e perplessità e ci sono almeno 20 giocatori che possono comodamente inserirsi nella top 5, tra cui certamente Beal e Rivers.

    Beal è già proiettato nei mock draft da quelle parti, per me lecitamente; Rivers ha le risorse realizzative ed il nome per salire lassù, ma a mio avviso non è nemmeno da top10.

    In base all’ordine di scelta avremo certamente un quadro più completo, tra le squadre che sceglieranno in quella zona Toronto e Portland potrebbero essere interessate.

    Ma regola numero 1 per le previsioni nella top10 del draft: vietato collegare le esigenze apparenti della squadra a quella che sarà l’effettiva scelta.
    I front office NBA non ragionano (solo) così.

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