È martedì 15 dicembre, nel calendario NBA è il primo giorno buono per ammettere i propri sbagli.

Andre Miller a Portland: errore o strategia?

Andre Miller a Portland: errore o strategia?

A partire da oggi le franchigie potranno realizzare degli scambi che includano anche i free-agents firmati la scorsa estate.

Parlando di acquisti sbagliati quello di Andre Miller è il primo nome che viene in mente a chiunque e non è una sorpresa che oggi i principali siti che si occupano di rumors abbiano il #24 dei Blazers in copertina.

Inutile dare la colpa al veterano arrivato dai Sixers. Non è in discussione la qualità del giocatore, né tanto meno la serietà dell’atleta, semmai l’adattabilità delle sue caratteristiche al sistema di gioco di Nate McMillan.

Fin qui Blake ha sempre (ri-)mediato in campo la tanto chiacchierata compresenza di Roy e Miller, con il primo costretto a giocare ala piccola. Ora a Portland sembrano pronti a fare la cosiddetta prova del nove: finalmente Andre e Brandon giocheranno assieme, dal primo minuto, nei loro ruoli naturali. Questa è l’indiscrezione che circola poche ore prima della sfida interna contro i Kings.

Lo spostamento in panchina di Blake accontenta quanti difendono la scelta estiva di Pritchard di aggiungere Miller al gruppo. Soprattutto per vedere all’opera un backcourt così come era stato progettato. Il fatto che questa soluzione non sia mai stata proposta fin qui, nonostante le molte defezioni, sembra avvalorare la tesi che una trade sia nell’aria. Perché se non va neppure così… come avete visto, non ha funzionato in nessun modo, potrebbe essere la giustificazione a cui fare ricorso.

Quella di Miller a Portland è una storia nata male in partenza. Perché è stato solo la terza scelta della dirigenza, dopo gli assalti falliti a Turkoglu e Millsap. Perché molti hanno sollevato dubbi sull’efficacia di un play con le sue caratteristiche accanto a Roy. Perché fin dai primi giorni nella visione di McMillan il suo ruolo era quello di fornire un cambio di ritmo alla sua famigerata second unit.

Un ripiego e per giunta scomodo. La mossa principe del tanto atteso mercato dei Blazers, ma al tempo stesso relegato contro ogni pronostico a subentrante.

Inevitabilmente la risposta giusta è una delle tre che seguono (oppure lo sono tutte e tre, con percentuali diverse):
1. McMillan non è stato capace di inserire con profitto il talento e l’esperienza di MIller.
2. È stata una cattiva scelta tecnica.
3. È stata una mossa di mercato orientata ad acquisire un asset rivendibile.

Quest’ultima è anche la tesi di Marc Stein (Espn)

La maggior parte dei colleghi di Pritchard hanno creduto per mesi che il general manager dei Blazers abbia firmato Miller esclusivamente per concludere la finestra di mercato almeno con un elemento di valore da cedere in futuro. La scorsa estate è stata l’ultima al di sotto del tetto salariale per Portland.

Da questo punto di vista errore sembra possa diventare sinonimo di strategia.
Ma se Portland non si riassesta in tempo e resta fuori dai playoff, ai tifosi chi andrà a raccontare di strategie e salary cap?

Un altro giocatore che potrebbe cambiare divisa dopo pochi mesi è Ramon Sessions.

Si impone come una delle sorprese della scorsa stagione, quando guadagna iil posto da titolare nei Bucks di coach Skiles. Nonostante il suo rendimento sia stato molto incostante, i momenti migliori hanno impressionato molti: 44 punti in una partita, 24 assist in un’altra sono davvero tanti per un giocatore sbucato dal nulla o quasi.

Dopo averlo promosso a point-guard del proprio futuro, la franchigia del Wisconsin con uno sconcertante dietro-front estivo lo lascia libero di accasarsi dove meglio crede.
Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde. Brandon Jennings ha impiegato poco a fare chiarezza.

Ramon sceglie il Minnesota. Quei TimberWolves che al draft hanno selezionato due point-guard: Jonny Flynn e Ricky Rubio. La decisione dello spagnolo di restare in Europa mi dispensa dal citare nuovamente Baricco. Resta discutibile la decisione di McHale di firmare una point-guard emergente avendo già in casa uno dei migliori rookie nello stesso ruolo.

Sessions può giocare benissimo da shooting guard, sostenevano quelli che annuivano alla mossa del general manager dei Lupi. Ma coach Rambis quella coppia di guardie non l’hai quasi mai proposta. Di fatto Sessions è diventato il backup di Flynn. E una riserva che incassa 16 milioni per 4 anni, a rigor di logica, non dovrebbe rientrare nei piani di una franchigia che punta a completare la ricostruzione.

Un contratto che per ora non dovrebbe faticare a trovare compratori, a patto che gli attuali 22 minuti a partita in cui viene impiegato non diminuiscano ulteriormente.

Difficile trovare altre delusioni tra i principali free-agent che in estate hanno trovato squadra.
Con Ron Artest i Lakers si confermano squadra da battere nella costa Ovest; ma anche Trevor Ariza contribuisce ai successi dei Rockets senza Yao e McGrady; Rasheed Wallace è un cambio di lusso per il duo Garnett-Perkins dei Celtics che padroneggiano nella Eastern Conference; Shawn Marion sta aiutando i Mavs a ritrovare quel ruolo di contender smarrito negli anni; con la coppia Ben Gordon – Charlie Villanueva i Pistons si ritrovano in zona playoff, nonostante le prolungate assenze di Hamilton e Prince; Hedo Turkoglu è giunto a Toronto ad un prezzo forse eccessivo, ma di certo ha poco a che vedere con i mali ormai storici che impediscono ai Raptors di risalire con decisione le charts; McDyess perfino Channing Frye si sta ri-legittimando ai Suns del magnifico Steve Nash e può guardare il suo precedente coach con l’aria di chi si è preso una rivincita.

Dei colpi dell’estate, l’unico ad essere sotto le attese è Brandon Bass. Lascia il Texas per la Florida aspettandosi che il polacco dei Magic faccia il percorso inverso. Invece si ritrova a sudare sia con Marcin Gortat che con Ryan Anderson per avere spazio (17 minuti so far) nelle rotazioni di coach Stan Van Gundy.

Infine ci sarebbe Allen Iverson. Ma lui per stracciare il contratto firmato con i Grizzlies durante la off-season e scegliere una nuova destinazione non ha aspettato il 15 dicembre.

Eccolo, l’errore più breve. E se lo leggiamo dalla parte dei Grizzlies, confrontando il rendimento prima e dopo Iverson, Molière ha ancora ragione.

Gli errori più brevi sono sempre i migliori.

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