Come diceva il sommo Dan, nessuno me l’ha chiesto però..
Benvenuti agli irrinunciabili awards di WeGotGame.
Perdonateci gli ex-aequo, d’altronde siamo in due.

MVP

..il figlio e lo spirito santo.

1. Kevin Durant (10)

2. LeBron James (8)
3. Kobe Bryant (6)

Gerry: Prendo in prestito una citazione di Flavio Tranquillo: scelgo LeBron per la completezza, Kobe per vincere, Durant per segnare. La Trinità è nitida ed individuata, si tratta solo di metterli in ordine in base ai gusti personali e quindi il 35 dei Thunder ha la mia preferenza. Nash sta portando degli scappati di casa ad un passo da un’impresa, Josh Smith è gli Atlanta Hawks ma nessuno se ne accorge.

Mookie: Stesso podio e stesso ordine, non per gusto personale ma per quanto visto in regular season. Scollegando cuore e cervello (tanto Nash l’hai già inserito tu) spreco due honorable mentions per i migliori giocatori delle due squadre in testa alle rispettive Conference: Rose e Parker.

Honorable Mentions: Tony Parker, Steve Nash (2), Derrick Rose, Josh Smith (1).

Most Improved Player

Come Eddie Murphy e Dan Aykroyd.

1. Ryan Anderson (9)
1. Andrew Bynum (9)

3. Nikola Pekovic (4)

G: Lin ha ricevuto fin troppe gratificazioni durante l’anno, anche questo premio sarebbe eccessivo; via libera allora a Ryan Anderson, che D’Antoni avrebbe apprezzato più di Melo e Chandler messi insieme. Il bamboccione gialloviola alterna momenti di procurata irritazione ad altri di assoluta onnipotenza in area, Pekovic è il più completo giocatore negli ultimi 3 metri dell’intera Lega. Monroe e Cousins sono materiale extra-lusso, ma DeMarcus lo era già dall’anno scorso.

M: Andrew Bynum è già oggi il miglior centro della Lega, a sentire Shaq. Quando e se crescerà come passatore diventerà il prototipo del pivot ideale. I miglioramenti di Paul George valgono almeno il 50% dell’upgrade dei Pacers, Marc Gasol è giustamente diventato materiale da ASG, Pekovic la vera sorpresa.

Honorable Mentions: Paul George (3), Jeremy Lin (2), Marc Gasol, Greg Monroe (1).

Defensive Player

Mia!

1. Serge Ibaka (8)
1. Danny Green (8)

3. Tyson Chandler (5)

G: Più un sistema difensivo di squadra è poco convincente, più il suo miglior interprete merita il premio quando riesce da solo ad elevarlo: Chandler rientra perfettamente nella descrizione. Il Boweniano Green è esaltante nel contenimento uno contro uno dei piccoli, Ibaka fa sembrare Dwight uno stoppatore normale. Ma su singolo possesso il migliore di tutti resta LeBron.

M: A San Antonio difendono tutti, ma il nome di Green è il primo da farsi. In Oklahoma invece ci sono tre che tirano e gli altri giocano essenzialmente solo in una metà campo: Ibaka ritira il premio anche a nome dei compagni. Tony Allen ha trasferito il suo dna ai compagni come Garnett fece a Boston, Deng è ancora un fattore nei Bulls di Thibodeau e per la prima volta non è un’americanata nominare il Prescelto.

Honorable Mentions: Tony Allen (4), Luol Deng, Dwight Howard (2), LeBron James (1).

Sixth Man

Un premio in pugno.

1. James Harden (10)

2. Goran Dragic (5)
2. Jason Terry (5)

G: Si va sul sicuro con Manu Harden: il parallelo con l’originale Ginobili assume ormai contorni sempre più suggestivi. Piaccia o non piaccia, con tutti i suoi difetti Harrington è il segreto di tante vittorie dei Nuggets. Dragic dimostra di essere molto di più del cambio di Lowry, mentre non si possono ancora trascurare i soliti sospetti Terry e Williams.

M: Se Harden rinnovasse con i Thunder potremmo già assegnare il titolo anche per i prossimi 5 anni. Tira dal campo con il 60%, segna oltre 9 punti e prende 5 rimbalzi in 20 minuti di media.. è l’identikit di Thiago Splitter, l’uomo che ha portato Duncan fresco ai playoff. Goran Dragic è un mio pallino anche se il suo meglio lo ha fatto vedere da starter. Merita mezza riga anche la stagione di Brandon Rush nella Baia.

Honorable Mentions: Al Harrington, Thiago Splitter (4), Brandon Rush, Louis Williams (1).

Rookie

The Chosen 2.

1. Kyrie Irving (10)

2. Ricky Rubio (8)
3. Kawhi Leonard (4)

G: Irving non è forte in senso assoluto come dovrebbe essere una prima scelta, ma ha un approccio ed una mentalità eccezionali al punto da essere l’unico che non ho odiato nella pacchianata dell’All Star Game. C’è tanta voglia di tornare a cantare olè olè olè olè, incredibile come Thomas ha cambiato i Kings da ultima scelta del draft, gli animaleschi Faried e Leonard sono fattori titolari in squadre da playoff.

M: Per certi versi Irving mi ricorda l’ingresso nella Lega di Brandon Roy: nba-ready ma con margini di sviluppo non clamorosi, dicevano.. L’infortunio di Ricky ha messo in luce quanto fosse importante per i Lupi giunti ad un passo dai playoff. Piove sul bagnato è un’espressione che avrebbe senso a Portland, invece ne ha nel Texas merito del pick di Kawhi Leonard. Derrick Williams sta sbocciando sotto la guida di Adelman, MarShon Brooks ha talento, ma mi aspettavo di più.

Honorable Mentions: Isaiah Thomas (3), Kenneth Faried, Derrick Williams (2), MarShon Brooks (1).

Coach

Facce da Finals?

1. Tom Thibodeau (8)
1. Greg Popovich (8)

3. Rick Adelman (4)
3. Stan Van Gundy (4)

G: Sistema e cultura di pallacanestro: Bulls e Spurs hanno una marcia in più rispetto a qualsiasi altra contender. Commovente la resistenza di Stan Van Gundy nella situazione più assurda e difficile dell’intera NBA, impossibile non affezionarsi. McHale è quello che ha portato maggiormente oltre le previsioni la squadra che allena, mentre Vogel è la più piacevole e non scontata conferma.

M: Stagione capolavoro di Popovich, anche se ai playoff farà più fatica di Thibodeau che, ad est, guida l’unica squadra vera da titolo. I Lupi di Adelman non sono solo belli da vedere, sono pronti per i playoff 2013. Con o senza Gay e Randolph, con Mayo e Arenas nello stesso spogliatoio, Hollins porta ancora i Grizzlies alla post-season. Sloan credo sia orgoglioso di quanto sta combinando il suo allievo a Salt Lake City.

Honorable Mentions: Lionel Hollins, Kevin McHale (2), Tyrone Corbin, Frank Vogel (1).

Executive

L'uomo nell'ombra degli Spurs.

1. R.C. Buford (10)

2. Neil Olshey (6)
3. David Kahn (4)

G: Vero che il sistema Spurs aiuta i suoi interpreti a rendere meglio che altrove, ma il sistema Spurs funziona anche perché Buford sbaglia raramente, talvolta superandosi come i capolavori in serie di quest’anno. La mandrakata autunnale sfruttando la scia delle basketball reasons ha messo i Clippers per la prima volta sulla mappa e resta la mossa più significativa dell’anno. Hammond ha riparato parte dei danni fatti negli anni scorsi in Wisconsin.

M: Il premio era già suo, ma con la presa di Boris Diaw ha allontanato i colleghi a distanze siderali. Buford è il Jordan dei General Manager, non a caso tutti gli emergenti vengono paragonati a lui. La rivincita di Kahn: Rubio valeva l’attesa, con Williams si può liberare di Beasley e ha portato a Minnie il miglior coach disponibile sulla piazza. Bird ha aggiunto i pezzi mancanti per portare i suoi Pacers stabilmente nei quartieri alti. Bogut sano può risollevare gli Warriors dall’anonimato. Ai Clippers manca giusto un coach.

Honorable Mentions: Larry Bird, Daryl Morey (3), Masai Ujiri (2), John Hammond, Larry Riley (1).

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6 Comments to “WGG 2012 Awards”

  1. fidi says:

    ci stan tutte.. x dpoy vado con chandler..
    e finalmente qualcuno menziona la stagione di josh smith..

  2. Stavrogin says:

    C’è qualcosa che non mi torna con Minnesota.
    Se tutti citano Adelman tra i possibili COY, Rubio tra i ROY, Pekovic tra i MIP, addirittura qualcuno Love tra gli MVP… Qualcuno mi spiega come mai sono fuori dai playoff?
    Per me tutti sopravvalutati (tranne forse Rubio).

  3. Saimon says:

    @ Stavrogin

    Credo che il motivo sia semplice e l’abbia scritto tu stesso tra le righe…..Adelman è TRA i possibili COY, ma non il favorito. Rubio è TRA i ROY, ma non lo sarà (ok, qui è anche sfiga.) Pekovic è TRA i MIP ma non è il favorito…..e così via.

    Manca il classico centesimo per fare il dollaro, che in questo caso sono i playoffs….un ultimo scatto di maturità, consapevolezza e continuità…et voilà, post-season servita. E anche a lungo, credo.

  4. PROFETA says:

    D’accordo su tutto ma sul COY,anche se non l’avrei mai detto,
    assolutamente Kevin McHale.

  5. Simone says:

    Per il sixth man avrei menzionato anche Dunleavy, che a Milwaukee con poco più di 20 min sta viaggiando a 12 punti a partita con percentuali da career high dal campo (0.482) e da tre (0.424).

  6. from0tohero says:

    Ci stanno tutte. Categorie inesistenti che meriterebbero valutazione: Giocatore più sopravvalutato: Wall Predicatore nel deserto: D-Will Lost in “transition”: Bosh Steal of the draft: Chandler Parsons Arena più tristemente desolata: Palace of Auburn Hills Professionalità 0: Odom (ma Dwight non ci va lontanissimo) Come-back Player: Gerald Green (Ammesso che player lo fosse prima, ma se avesse solo un pò di testa…)

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