Le cinque storie di cui non si parla abbastanza.

5. BOSTON: THE PRIDE TO BE HOSTILE

Great win… #teamceltics

[Avery Bradley – via twitter]

Come si spiega la rinascita dei Celtics dei Pierce nelle ultime settimane? Le triple doppie di Rondo? La ritrovata convinzione di Garnett? La fisicità di Bass?
Non ci era mai sembrata tanto corta la Boston del Big Four, eppure proprio con Ray Allen in borghese matura sempre più quello che fino a poco tempo fa pareva solo un modesto vice-Rondo.

E invece nei laboratori del Massachussetts ne modificavano segretamente il dna fino a farne un difensore in grado di stare 36 minuti col fiato sul collo di Wade (6/17 dal campo) e finire negli highlights con imprese del genere.

4. I PICCOLI PROTAGONISTI DI DENVER

Ty Lawson (25 punti) e Aaron Afflalo (22) sono stati i migliori realizzatori per i Nuggets nella loro vittoria 104-101 ad Orlando. È stata la quarta volta in questa stagione che Lawson e Afflalo superano quota 20 punti nella stessa partita. Tyreke Evans e Marcus Thornton dei Kings, e John Wall e Nick Young dei Wizards sono le uniche altre coppie di guardie ad aver fatto quattro prestazioni del genere.

[Elias Sports]

Il vino buono sta nelle botti piccole. Ma ce n’è poco! Almeno a giudicare dai risultati di Sacramento e Washington.
Un dato emerge: il dynamic-duo che paga è sempre composto da un finalizzatore nella frontline ed uno nel backcourt. L’unica anomalia pare essere proprio rappresentata dalla coppia di guardie di quella Denver che sta tenendo il passo-playoff anche senza i canestri del nostro Danilo.

Un’anomalia che però ha il carattere della provvisorietà: senza Danilo e con il brasiliano finito nella Capitale, coach Karl non può certo contare su McGee o Birdman per colmare il vuoto improvviso.

3. GLI ORSI SI NASCONDONO A MEMPHIS

I Grizzlies sono in media o sotto la media nella maggior parte delle classifiche di categorie statistiche. Ciò nonostante.. nessuno li vuole affrontare ai playoffs. […]
Entrano nella top ten solo quando si tratta di recuperi (primi) e rimbalzi offensivi (noni).
Quel che fa tanto effetto è che tutti accettano questo approccio. Li senti fare gli stessi discorsi in ogni angolo dello spogliatoio. Quello che è così inusuale è che prendono ispirazione da un role-player. Tutte le qualità di questa squadra possono essere usati per descrivere Allen.

[J.A. Adande – Espn]

I Grizzlies di coach Lionel Hollins (l’unico Blazers di successo in circolazione) forse non emergono nelle charts, proprio come non sempre finiscono a referto gli intangibles con cui da sempre tutti i Tony Allen del mondo fanno vincere le proprie squadre.

Un anno fa hanno portato a gara7 i Thunder dopo aver eliminato gli Spurs. Senza Rudy Gay. Questa volta, senza Zach Randolph per quasi tutta la regular seaason sono ancora lì a reclamare un posto nel tabellone della post-season.
Per quanto si possa discutere dei problemi (eventuali) di chimica, il quintetto composto da Conley, Allen, Gay, Randolph, Gasol ha giocato troppo poco assieme, in salute, per poterne limitare le potenzialità. Aggiungiamo Mayo, Cunningham, Speights e ora perfino Gilbert Arenas ad alzarsi dalla panchina e anche in quanto a profondità Memphis si nasconde straordinariamente bene nella league average.

2. UN TRAMONTO SILENZIOSO A CLEVELAND

“Non mi ci vedo a fare l’allenatore, specialmente ora. I coach lavorano tantissimo, un sacco di ore. C’è una cosa che mi ha colpito davvero: ho giocato per due Coach of the Year (Mike Brown a Cleveland, Sam Mitchell a Toronto) ed entrambi sono stati licenziati. Il più delle volte sei in balia dei tuoi giocatori.”
Anthony Parker non vuole diventare un coach nella NBA.

[The Sports Xchange]

Si avvicina il momento del ritiro per quello che wikipedia definisce unanimemente riconosciuto come uno dei più forti cestisti statunitensi che abbiano mai giocato in Europa. In effetti il suo meglio lo ha fatto vedere nel nostro continente, dove ha vinto due Eurolega e per due volte è stato nominato MVP della manifestazione.
Anche negli States si è fatto apprezzare, ma in prossimità delle 37 candeline sulla torta i numeri (poco più di 6 punti e 2 assist in 24 minuti) testimoniano il passare degli anni.

Una carriera, la sua, che ha pochi paragoni: il talento della superstar a Maccabi, ma anche la maturità dell’uomo squadra accanto a LeBron. La sua intelligenza si legge anche in questa dichiarazione che pochi tra i suoi colleghi avrebbero il coraggio di fare.
È vero anche che si è beccato due tra i peggiori Coach of the Year che ricordi..

1. SACRAMENTO E IL PROFETA ISAIAH

Una scelta #60 che ha avuto un impatto così nella sua stagione da matricola? Manu Ginobili è stato una miniera d’oro alla #57, ma fece meno di 8 punti di media nel suo campionato da rookie.. a 25 anni e già con anni di basket professionistico all’attivo. Michael Redd è stato un’altro furto della fine del secondo giro, ma da rookie la sua media si attestava a 2,2 punti a partita. Le statistiche di Thomas sono simili a quelle del primo Gilbert Arenas, ma Arenas era il secondo selezionato del secondo giro del draft 2001, ovvero il trentesimo assoluto. […] Non sono fazioso nel dirlo: quello che sta facendo Isaiah Thomas va oltre ogni dato precedentemente stabilito nella NBA, almeno nell’era del draft a due giri.

[Sactownroyalty.com]

Il padre per una scommessa – persa – gli diede il nome della star dei Pistons dei Nineties. La madre aggiunse una lettera per dargli il nome di un profeta. Insomma una piccola variante alla storia di Jesus Shuttlesworth in He got game.
La prima cosa per cui si è fatto notare Isaiah Thomas è quella “a” di troppo che lo distingue dal suo celebre quasi omonimo, ma l’assonanza è tale da valergli immeritati fischi dai tifosi Knicks.

Al minimo salariale anche per i prossimi due anni..
Tira meglio di Rubio, segna più di Harris e Dragic e il suo rapporto assist/palle perse è migliore di quello di Irving, Wall, Lin e Westbrook.
Ma il grande pregio di Isaiah Thomas è che ora i Kings hanno un playmaker. Non l’ha capito coach Westphal, che infatti ha perso il suo posto in panchina. Il subentrante Keith Smart invece ha spostato Tyreke Evans nel ruolo di ala piccola e lanciato in quintetto l’unico giocatore a roster che assomigliasse ad un playmaker.

Il nanerottolo (175 cm) ha dato ai Kings un gioco in transizione decente e maggiori opzioni alla fase offensiva rispetto alla regia di Evans ed è stato nominato miglior rookie della Western Conference nei mesi di febbraio e marzo: non male per chi, 49 partite fa, aveva semplicemente l’obiettivo di guadagnarsi un posto in squadra.

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One Comment to “Boondocks stories”

  1. Saimon says:

    ….con menzione d’onore anche per il probabile fine carriera di Jermaine O’Neal. Che non sarà stato Chamberlain, ma è sempre un sei volte All-Star.

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