Milwaukee gioca non bene, ma benissimo.

It's just the way the game is played today.


Liberatosi dell’onere di trovare un senso alla presenza di Bogut e di Jackson, coach Skiles ha potuto dare libero sfogo alla sua fantasia, alla sua preparazione e forse alla sua lungimiranza, tornando a fare quello che sa far meglio: il burattinaio con giocatori da plasmare e sviluppare.

Area libera per tagli continui senza palla, attacco costante dal primo secondo, tutti i giocatori in movimento, spaziature enciclopediche, assenza di giocatori interni o monodimensionali, due piccoli in campo che giocano il pick and roll tra loro, incroci in palleggio.

Principi non nuovi se presi in quanto tali e concetti che qualsiasi appassionato di Eurolega incontra settimanalmente da parecchi anni.

Ma principi nuovi a livello NBA, perché nemmeno D’Antoni aveva preso così tanto dall’Europa mettendolo insieme in un ibrido così originale oltreoceano. Diversamente dall’ex coach di New York, inoltre, qui in Wisconsin è previsto che ogni giocatore possa sia passare che tirare che mettere palla a terra.

Ilyasova sembra un Kukoc più moderno; Ciccio Coso Gooden ha una tripla doppia in faretra a sera; Monta Ellis dopo Curry trova in Jennings il terzo gemello Derrick per ripresentare la catapulta infernale; Dunleavy, Udoh e Delfino, tutti diversi tra loro ma tutti esaltati dal sistema a prescindere dai minuti in campo.

Ma è anche un sistema vincente ai massimi livelli? No, o perlomeno non adesso, perché oggi si vince ancora con l’equilibrio e la perfetta commistione tra attacco e difesa.

I sistemi come quelli di Skiles infatti hanno difetti troppo distinguibili e chiaramente non risolvibili e perdono di vista elementi ancora troppo essenziali come la presenza in area ed a rimbalzo, il focus sulla difesa, il peso delle gerarchie nei finali.
L’eccesso di democrazia che degenera nell’oclocrazia, lo stesso problema che costerà caro a Denver in prospettiva playoff.

Siamo però in un’evidente fase di transizione.

Alla fine degli anni ’90 coach Popovich giocava e vinceva con Duncan e Robinson, che non hanno mai preso in considerazione l’ipotesi di uscire dall’area; oggi coach Popovich gioca e vince con Bonner e Diaw, che adorano prendere posizione sul perimetro.

Il coach della franchigia più glamour degli interi Stati Uniti si rivolge ad un catanese per sapere che indirizzo dare al suo attacco; il basket democratico di Denver trova origine dall’esperienza europea di coach Karl; la squadra storicamente più internazionale della NBA, non a caso con sede in Canada, è travolta da europei in campo, nella dirigenza e nelle idee; Philadelphia, Orlando, Minnesota, Phoenix: tutte contaminate da concetti nati oltreoceano.

La svolta tecnica impressa da coach Skiles nel dopo Bogut è quella maggiormente suggestionante al momento, come per altro evidenziato dal record di 6-1 dalla trade e dall’ormai perfezionato aggancio a New York.

Dando un occhio al calendario dei Bucks e confrontandolo con quello dei Knicks, diversamente da quanto pensavo per un fatto più politico che altro (“New York ai playoff ce la mandano”), il discorso per l’ottavo posto è tutt’altro che chiuso.

Ma è dando un occhio allo stile di gioco di Milwaukee ed a quello di coach Woodson che il duello si allarga e diventa affascinante e filosofico: da una parte chi gioca senza schemi e lascia piena libertà a ciascuno di leggere ed attaccare il ferro all’interno di concetti generali; dall’altra chi esegue in un gioco stereotipato ed ha l’obbligo di concedere un certo numero di possessi a certi giocatori di nascita e formazione statunitense.

Democrazia contro oligarchia; neorealismo contro divismo; team of nations contro star system.
Ed oramai, sempre di più, Europa contro America. Oggi contro, ma domani sempre più vicini.

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One Comment to “CSKA Milwaukee”

  1. Sergamo says:

    Bravi, sempre bravi, sempre begli articoli! ben scritti, bella punteggiatura, un piacere da leggere.
    Non ho visto giocare Milwaukee ultimamente, ma mi sono incuriosito.
    Ah, e grazie per avermi fatto scoprire il blog di Sergio Tavcar, una leggenda!

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