Cinque storie da seguire.

5. PORTLAND: DUE NOMI DAL NULLA

Se i Blazers vendono Felton hanno una possibilità di fare i playoff. Il ragazzo è un cancro ed è un giocatore scadente. Bottom line. Period.

[Jason Quick (The Oregonian) – via twitter]

Non avevo mai sentito il reporter dell’Oregonian massacrare un Blazers in modo così drastico. A Portland hanno deciso di rinunciare ad ogni speranza di post-season ed hanno venduto il vendibile. Di conseguenza Felton è rimasto nonostante la conferma da più parti che in Oregon hanno telefonato a tutte le franchigie della Lega per farlo sparire.

La stagione di Portland offre pochi motivi per essere seguita. Due nomi sono sufficienti: Kaleb Canales e Nolan Smith.

Il primo, 34 anni, è il più giovane head coach della NBA. Ha iniziato come video coordinator per poi essere promosso ad assistant coach 3 anni fa ed ha diretto la squadra all’ultima Summer League. Il presidente Miller ha detto che in estate cercheranno un nuovo coach e un nuovo GM, ma Canales ha molti ammiratori nell’organizzazione ed ha un mese di tempo per far vedere le sue qualità.
Il secondo è l’unico giocatore scelto negli ultimi due draft a meritare uno sguardo. Canales, che al contrario di McMillan darà spazio a tutti e soprattutto ai giovani, ha già iniziato a dargli buoni minuti. Non fosse per Felton, sarebbe uno starter nel nuovo corso dei Blazers.

4. (THE KING OF) NEW YORK

Chi pensavate che avrebbe lasciato per primo la città, il coach scelto da Donnie Walsh o il giocatore-copertina comprato da James Dolan? […]
D’Antoni non ha saputo o non si è interessato di soddisfare e addolcire Carmelo Anthony e Amar’e Stoudemire […] Per quelli che non hanno prestato attenzione alle sei stagioni da head coach degli Hawks di Woodson, i suoi schemi offensivi sono fedelmente incentrati sugli isolamenti, pensate a Joe Johnson.
Melo sarà molto contento di giocare per Woodson.

[Peter Vecsey – New York Post]

L’articolo di Vecsey si intitola “Carmelo wins the war” e non lascia alcun dubbio su chi comanda nella Grande Mela. Nei paragrafi riportati c’è la risposta più sbrigativa ma anche essenziale che possa spiegare perché il destino di D’Antoni a New York era segnato. Ma ci sono anche le premesse per leggere in anticipo la ragione per cui i Knicks non saranno contender neppure con Woodson. Avete mai visto una franchigia vincere un anello con un leader che mette le sue performance davanti ai risultati della squadra?

Melo non è un franchise player, tuttavia l’owner dei Knicks e il fidato consulente Isiah Thomas hanno legato il loro destino a lui. Unico happy ending possibile: dare le chiavi a un coach di altissimo prestigio e carisma in grado di cambiare la testa all’ex Nuggets. My two cents: se Phil Jackson non ha voglia di tornare a bordo campo si scavalcano agevolmente e di slancio i 40 anni senza titolo per la franchigia di New York.

3. BUCKS: ON THE MAP!

Gioco a due tra i due migliori giocatori del mese di marzo della Eastern Conference.

[Kelly Dwyer – Ball Don’t Lie]

È la caption di una foto in cui compaiono Drew Gooden ed Ersan Ilyasova. Parrebbe un articolo di stampo umoristico, e invece..
Prima il turco, poi l’ala-centro uscito da Kansas nel 2002 (4a scelta assoluta!) hanno guadagnato il riconoscimento di Player of the Week della metà orientale degli States. Due settimane in cui i Bucks hanno perso solo una partita (-2 a Chicago) delle sette disputate.

Gooden in particolare ha registrato 18 punti, 10 rimbalzi e 8 assist di media nelle ultime tre, compresa la seconda tripla doppia in carriera. Dopo aver sgranato gli occhi mi sono domandato, ovviamente, quando diavolo ne avesse già messa a referto una! E dire che in segno di spregio gli autori di questo blog lo chiamano da anni Ciccio Coso.

Con l’addizione di sure-shot Monta Ellis e steal-of-the-deadline Ekpe Udoh, questi Bucks che affiancano i Knicks all’ottavo posto hanno le carte in regola per tenere in ansia Spike Lee e amici fino a fine regular season.

2. DENVER: LA RAPIDA ASCESA DI FARIED

Il rookie Kenneth Faried è stato perfetto dal campo (5 su 5) e nei tiri liberi (8 su 8] catturando allo stesso tempo 16 rimbalzi nella vittoria dei Nuggets sui Celtics per 98-91. Dal 1955 ad oggi solo altri due giocatori nella storia della NBA hanno finito senza un errore nel tiro (con almeno 5 tentativi sia dal campo che dalla lunetta) catturando contemporanemante almeno 15 rimbalzi. Charles Oakley (nel ’91) e Brendan Haywood (nel ’10).

[Elias Sports]

Se pensate che JaVale McGee possa non far rimpiangere la presenza in campo di Nené, siete nel blog sbagliato. Altrimenti possiamo ipotizzare che a Denver abbiano pensato di potersi liberare del contratto pesante (65 milioni di dollari in 5 anni) che avevano fatto firmare nel corso dell’ultima off-season al brasiliano spedito nella Capitale. O meglio, di poterlo fare senza un contraccolpo tale da perdere un posto nel tabellone dei playoff 2012.

La risposta è nella fiducia crescente di Karl nel rookie Kenneth Faried. La matricola scelta all’ultimo draft con il pick #22 non solo si è guadagnato il quintetto (giocando accanto a Nenè) nel corso della stagione, ma alla seconda partita post-trade è stato capace della prestazione riportata sopra. In 24 minuti di gioco. Faried ha ricevuto molti apprezzamenti per la sua abilità di difendere gli avversari in post, ma ieri è stato portato a lezione da Nowitzki e gli insiders da Denver iniziano a domandarsi se non abbiano avuto troppa fretta nel puntare così su un esordiente.

Infortuni di Gallinari permettendo, la permanenza di Denver tra le prime otto ad ovest passa da come Faried e Mozgov (e mettiamoci anche Koufos) sapranno dare una dimensione interna, su entrambi i lati del campo, al gruppo di coach Karl. Altrimenti spazio a McGee e Birdman e tanti auguri..

1. ORLANDO:

La decisione di Howard è una grande vittoria per i Magic e mette fine a una settimana folle che ha visto Howard cambiare continuamente idea sulle sue intenzioni future fino alle ultime ore prima della fine del mercato. […]
“Dwight non vuole essere il ragazzo cattivo” sostiene una fonte coinvolta nella decisione maturata nelle ultime 24 ore. “Non vuole essere impopolare.”

[Adrian Wojnarowski – Yahoo! Sports]

Il primo nome nella mia lista è il suo: Dwight Howard.
Questa trade deadline la ricorderò per la decisione di Superman. O forse sarebbe il caso di dire la non-decisione.
Lui ne ha fatto una questione di (anacronistica) lealtà, ma la mia sensazione è proprio quella con cui si conclude il pezzo di Wojnarowski: non vuole essere impopolare.

Non vuole essere fischiato dai suoi vecchi tifosi o inimicarsi l’intera Lega, non vuole fare la fine di LeBron. Non vuole farsi nemici. Tutte ragioni condivisibili e apprezzabili, ma non possono e non devono essere quelle che ti impediscono di rifiutare l’occasione di giocare per l’anello. Se davvero ha pensato di andarsene è perché non ha fiducia nelle possibilità dei suoi Magic. Rimanere per non farsi odiare significa solamente rinviare l’inevitabile e forse perdere un treno. In estate sarebbe stato il free-agent che sposta gli equilibri, quello che tutti vogliono. E sarebbe stato libero di scegliere il suo destino. Invece è rimasto ad Orlando, terza forza ad Est ma apparentemente non in grado di competere con Miami e Chicago.

E ora mi aspetto che dimostri la sua lealtà giocando da posseduto, con una voglia di vincere trascinante e contagiosa. Che parli come se Orlando sia la squadra da battere. Che sia il Kevin Garnett della Florida. Insomma, ora mi aspetto di vedere qualcosa in più da Howard, perché non si resta tanto per restare.
La lealtà non è rinunciare ad andarsene senza che la franchigia in cui hai passato l’intera carriera ottenga nulla in cambio. La lealtà è restare con la stessa voglia di vincere di sempre.

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