Definizione di partenza.

Nello sport professionistico, un franchise player non è semplicemente il miglior giocatore della sua squadra, ma è l’atleta attorno al quale una franchigia decide di costruire una squadra nel futuro immediato.

Kyrie Irving, la nuova grande speranza dei Cavs.



Caratteristiche.
È probabilmente (non necessariamente) il giocatore con più talento della sua squadra. Ma altre doti – come possono essere la leadership, l’intelligenza, la capacità di reggere la pressione, di migliorare i compagni, di leggere la partita – lo rendono il migliore dei suoi. Quello che fa la differenza.

Per me una fondamentale integrazione da aggiungere alla definizione é lo scopo finale: attorno al quale costruire una squadra.. che possa vincere almeno un campionato!
Perché se non riesci ad immaginare che il tuo uomo migliore possa essere un giorno MVP delle Finals, quello non è un franchise player.
E allora evidentemente non stai costruendo una squadra che punta al titolo, né oggi né domani.

Infine, avrei da obiettare anche sulla chiusura della definizione di partenza: “futuro immediato”.
Un franchise player resta tale anche se arriva in una squadra che non ha il supporting cast adeguato a competere ad alti livelli da subito. D’altra parte se hai un atleta dalle caratteristiche sopra elencate e ti ci vuole un lustro per essere vagamente competitivo, o sei il peggior management della Lega o il tuo è un presunto franchise player.

Viceversa, ci sono nomi che hanno avuto questo status per molti anni o perfino per l’intera carriera, ma che ora non possono garantire di essere gli stessi trascinatori di un tempo per altre tre post-season.
Penso a campioni come Tim Duncan, Steve Nash, Paul Pierce. Possono vincere un anello nel 2014? Forse sì. Da MVP delle Finals? Credo di no.

Prendo questa e le prossime due stagioni come triennio di riferimento.
O la tua squadra si presume abbia tutta questa finestra temporale per ambire al titolo, o entro questa scadenza hai completato il percorso che la porta nell’elenco delle contender. Per rientrare nella lista dei franchise player un giocatore deve essere il migliore dei suoi in uno di questi due scenari.

Ho preso spunto da questo articolo che due mesi fa proponeva una graduatoria dei franchise player scegliendone 11.

Secondo i criteri sopra elencati e sulla base delle mie personali opinioni, ho eliminato senza indugio tre nomi presenti in quella lista:
– Carmelo Anthony
Quando dimostrerà di essere in grado di integrarsi al meglio con allenatori e compagni? Perché i Knicks di Lin vincevano senza di lui? Può un franchise player essere quello che crea problemi di chimica?
– LaMarcus Aldridge
Provate a immaginare.. togliete lui a questi Blazers e rimetteteci un Brandon Roy sano come un pesce, cosa vedete? Ecco la differenza tra un ottimo giocatore e un franchise player.
– Monta Ellis
Talento. Ma quasar player o foundation guys sono due definizioni più appropriate.

Ecco la mia lista.

1. Kevin Durant
Per età, talento, volontà, fame, spirito di squadra e clutchness messe assieme, è semplicemente impossibile non chiamare lui al primo posto di questo particolare Draft.

2. Kobe Bryant
Il primo nome che mi viene in mente quando penso a chi è il miglior giocatore di pallacanestro del pianeta e quello a cui darei la palla che decide se vinco o perdo la partita. Anche se prima ha sbagliato 10 tiri consecutivi. Al secondo posto solo per (33) ragioni anagrafiche.

3. LeBron James
Sono nove anni che gli costruiscono attorno la squadra e l’hanno fatto talmente bene che un anno fa pareva non si dovesse neppure giocare. Non ha ancora un anello e sarà sempre messo in discussione finché non ci riuscirà, perché è Il Prescelto. Forse è questione di pochi mesi.

4. Deron Williams
Finito l’elenco dei semi-dèi, scelgo quello che per me resta il miglior playmaker della Lega. Non è il momento migliore per proporlo così in alto, ma ha tutte le caratteristiche per essere il leader vincente di una contender. Che arrivi un pezzo da novanta a Brooklyn o faccia le valigie, entro Natale confido di prendermi una rivincita sullo scetticismo che posso suscitare oggi con questo quarto posto.

5. Dwight Howard
Il mio ideale di centro è Olajuwon, seguito da Sabonis. Viene da sè che trovo molto meno attraenti le diverse qualità tecniche di Shaq (in passato) e di Howard (oggi) nonostante gli enormi passi avanti che entrambi hanno fatto in carriera. Ma per definizione, il centro dominante della Lega è un giocatore attorno a cui costruire una squadra.

6. Derrick Rose
MVP di Lega in carica e in lotta per confermare il titolo. Non potrebbe essere in un contesto (coach, città, compagni) migliore, ma ha ampiamente dimostrato di essere un leader (silenzioso, modello Duncan) in grado di portare una franchigia al rango di contender. Ci sarebbe riuscito anche altrove.

7. Dirk Nowitzki
MVP delle Finals in carica, ovvero il franchise player dei campioni NBA. Nonostante le 33 primavere, mi pare ancora presto per preferirgli i prossimi.

8. Blake Griffin e
9. Chris Paul
Due franchise player nella stessa squadra. Se restano assieme e i Clippers entro 27 mesi non giocano almeno una finale di Conference, probabilmente li stiamo sopravvalutando.

10. Dwyane Wade
Ci voleva giusto l’approdo a South Beach di LeBron per provocare un attimo di esitazione nel rispondere alla domanda “chi è il F.P. degli Heat?”. Di certo Wade non si sente secondo a nessuno ed è difficile dargli torto. Un anello vinto da MVP nel 2006 fuga ogni dubbio.

Dopo il #3 di Miami ogni nome inizia ad essere una scommessa un po’ prematura, ma sue due nomi mi sentirei di osare.

11. Kevin Love
Ha personalità, gioca con grande intensità, è un fattore in entrambe le metà campo, sa segnare da ogni distanza. È un talento old-school nelle mani di un grande coach, credo che già tra un anno lo aspetteremo al salto di qualità ai playoff.

12. Kyrie Irving
A Natale non l’avrei neppure considerato e invece si sta dimostrando nba-ready, un buon playmaker, un sorprendente scorer, un insospettabile closer. E con lui tutti i Cavs sembrano in ascesa, un bel segnale.

Un pezzo di due anni e mezzo fa che faceva il punto su questo stesso tema distingueva tra Franchise e Foundation Guys: Rose, Durant e Howard hanno fatto un salto di qualità, viceversa alcuni di quei nomi ora sono improponibili.
Un paio ce li ha tolti il destino: Yao Ming e Brandon Roy. Per molti era inevitabile un ridimensionamento per ragioni anagrafiche. Ma per altri suona come una bocciatura.

Gli esclusi: le vittime dei super-team.
Bosh riceve più complimenti da quando gioca alle spalle di Wade & LeBron: statistiche individuali a parte, è decisamente questa la sua dimensione, non quella che aveva a Toronto.
Dimensione che prima con Nash poi con Carmelo (e per un paio di settimane anche con Lin) ha sempre ricoperto Stoudemire.
Rondo deve essere il franchise player dei Celtics: sì oppure no? È uno dei temi caldi e i pareri si dividono. Nei momenti importanti, i Celtics sono ancora la squadra di Pierce.. e nonostante le triple doppie di Rajon, mi schiero tra gli scettici.

Gli esclusi: big men.
A parità di condizioni, nel dubbio si chiama un centro. E a volte si pesca male, come Portland dimostra. All’inizio o a metà del percorso di maturazione, è ancora presto per ritenere che Cousins, Monroe o Hibbert possano diventare franchise player in grado di vincere una serie di playoff. Kings, Pistons e Pacers però fanno bene a puntare su di loro.
Un caso a parte è Bynum, potenziale franchise player ma finché ha la stessa divisa di Kobe la verifica è rinviata.

Gli esclusi: too much hype.
Su John Wall, Tyreke Evans e probabilmente anche Brandon Jennings abbiamo visto abbastanza da poter affermare che non c’entrano nulla con i primi 10 nomi dell’elenco e che mai nella vita saranno i leader di una contender.

Gli esclusi: gli italiani.
Bargnani e Gallinari sono già i migliori delle rispettive franchigie. E i record di Toronto e Denver esprimono anche quanto sono lontani entrambi dal poter essere franchise player di una contender. Si va da mission:impossible a mission:improbable.

Gli esclusi: quasar player.
Sembrano stelle ma non lo sono. Brillanti ma non vincenti, le loro squadre non fanno mai troppa strada. Ne è piena l’NBA, alcuni team ne hanno anche una coppia: Joe Johnson & Josh Smith; Danny Granger & David West; Monta Ellis & Stephen Curry. Ottimi giocatori ma non fanno un franchise player messi assieme.
Mi riserbo un’eccezione per i Grizzlies di Zach Randolph, Marc Gasol e Rudy Gay.

Gli altri esclusi.
Bogut troppo cagionevole. Pau Gasol per carenza di fame. Su Al Jefferson direi che ci hanno già provato. Westbrook non ha ancora dimostrato di essere anche solo un secondo violino da titolo. Qualcuno ha il coraggio di andare all in con Jeremy Lin?
Infine, o sei Telespalla Bob o sei Krusty il Clown.. e Iguodala è fatto su misura per giocare accanto a un franchise player.

Tags:

17 Comments to “Are you a Franchise Player?”

  1. Frinf says:

    concordo su tutto,forse avrei portato un po’ più su wade (nonostante si sia involuto moltissimo dai tempi in cui faceva il bello e cattivo tempo a miami…per me non c’è nemmeno il dubbio su chi sia attualmente Batman e chi Robin) e un po’ più giù howard (almeno sotto rose)…però sono opinioni personali, come anche la disputa paul/williams su chi sia meglio dell’altro.

    sono anche felice di vedere che qualcun’altro è d’accordo con me sul fato che iguodala sarebbe assolutamente illegale da secondo violino. rimane solo un problema salariale suppongo, perché è ben pagato e se gli si affianca un f.p. di primo livello credo si creerebbe una situazione salariale non proprio comoda…ma se penso ad una accoppiata rose-iguodala (per dirne una qualunque) credo che ogni GM sarebbe felice di avere questi problemi.

  2. MVPizza says:

    come sempre un ottimo articolo
    quoto quasi tutto,su DWill e su Rondo, ma non su Howard. sei sicuro che abbia tutte le caratteristiche richieste?
    il FP non deve essere per forza l’uomo dell’ultimo tiro, ma come fai a basarti su un giocatore tanto scarso tecnicamente? persino shaq è su un altro pianeta in confronto a lui…

  3. Leonardo Ancilli says:

    Secondo me la valutazione sul record di Denver non tiene conto della marea di infortuni che hanno dovuto subire, altrimenti credo che nelle prime quattro ci sarebbero ad occhi chiusi. E Gallinari ad oggi penso sia uno dei primi 20 della lega, uno di quelli di cui i numeri dicono la metà di quanto vale.

  4. luca says:

    Non sarei così negativo su Gallinari, ad esempio stanotte contro Atlanta, ha messo un tiro allo scadere di un certo “rilievo”…
    Bargnani, a mio avviso, è ingiudicabile finchè rimane in una squadra come Toronto. In generale non credo che siano giocatori franchigia, ma li vorrei cmq “mettere alla prova”.

    Secondo me un nome te lo sei scordato e tutt’ora credo che possa fare la differenza: Ginobili.

  5. Mookie says:

    Un saluto a tutti!

    @Frinf
    Da Wade decimo a Deron quarto non c’è un vero scalino, li ho messi in quest’ordine per un mix di ragioni comprese anche le “preferenze” personali, infatti non ho nulla da obiettare alle tue proposte di ritocco alla graduatoria.
    I Sixers stanno facendo un’ottima stagione, ma per provare un ulteriore salto di qualità dovranno cambiare qualcosa e penso che Iguodala cambierà divisa prima della prossima regular season. Il contratto e le contropartite possono impedire che la “nostra” idea si concretizzi.

    @MVPizza
    E Shaq sostiene che il vero centro dominante della Lega sia Bynum.
    (ogni volta che lo vedo infilare un semigancio ringrazio Kareem per avere insegnato bene al Bambinone.)
    Non credo che Superman sarà mai capace di mettere palla a terra come altri pari ruolo o che aumenterà il raggio di tiro, non sarà mai “bello” da vedere ma per efficacia sia in difesa che in attacco attualmente è difficile metterlo al secondo posto. Ci sono però dei seri candidati a scalzarlo dal primo posto nel ruolo, anche in meno di due anni..
    Mi chiedi se ha tutte le caratteristiche? Ecco, il vero punto debole potrebbe essere questo: quanto Howard è capace di rendere migliori i compagni? La sua presenza in area costringe le difese a lasciare più spazio sul perimetro, ma non credo faccia molto altro. È anche vero che è qualità non troppo comune a chi gioca centro, viceversa nella mia chart compaiono 4 playmaker.

    @Leo
    Sì, Denver a infermeria vuota era seconda ad Ovest dietro solo ai Thunder. Non dico che sarebbe ancora lì, ma almeno in compagnia di Grizzlies e Lakers. Gallinari è strepitoso, un giocatore che vorrei avere nella mia squadra. Un talento all-around come pochi e che ha veramente iniziato a giocare in NBA solo da quando è arrivato alla corte di coach Karl.
    Potresti anche avere ragione a dire che è uno dei primi 20 nella Lega, ma prima di considerarlo un potenziale MVP di una contender, devo vedergli fare ancora uno step. E se poi finisse per essere un Ginobili accanto ad un nuovo Duncan, va bene uguale, no?

    @ Luca
    Non sono negativo sul Gallo!! Dico che Denver non è ancora una contender.. ma se Danilo cresce ancora potranno diventarlo. Può essere un franchise player ma per ora scommetterei più facilmente su una carriera “alla Ginobili”.
    Bargnani ha grandi qualità ma anche delle lacune tali che nemmeno nella migliore ipotesi me lo immagino f.p. di una contender. Esattamente come Aldridge dei Blazers.

    Ginobili non l’ho affatto dimenticato, ma ha 34 anni e dopo un carriera da fenomeno.. accanto a un dinasty player come Duncan, tu costruiresti una squadra che vuole giocare per il titolo fino al 2014 su di lui?

  6. MVPizza says:

    @mookie
    concordo con shaq, e lui dovrebbe intendersene….
    non si tratta solo di bellezza (anche se ieri notte ho visto il duello M.Gasol-Bynum, altra categoria…).Howard è una sega palla in mano, punto. non nego la sua enorme efficacia in campo ma
    secondo me un centro dominante non può limitarsi a essere più grosso o veloce degli altri, non basta.
    oltre ala questione tecnica ti (ri)chiedo: ha le caratteristiche
    mentali per essere un FP? è primo per numero di falli tecnici…

  7. Frinf says:

    secondo me howard non ha la stoffa del vero leader…e il fatto di essere un centro con un range di tiro approssimabile allo zero non lo aiuta certo a fare quel che possono fare nei minuti decisivi i vari colleghi come durant&co…poi come diceva mookie bisogna vedere anche cosa succederà da qui a tre anni, con la crescita dei centri attuali e l’arrivo di nuovi lunghi dominanti (per quel poco che so di ncaa, davis su tutti).

    Io rilancio e dico che anche il gallo potrebbe fare l’iguodala di turno…meno fisico ma con più palle. Capace di dare una vera mano al franchise player quando serve e di mettersi in proprio quando preferisce…penso però non abbia la stoffa per fare il primo in una squadra da titolo, e non ce lo vedo a fare (per dire) quel che ha fatto Nowitzki lo scorso aprile. Il gallo ha la fortuna di essere nell’unica squadra NBA in cui può rappresentare una specie di franchise player a pari merito e brillare moltissimo. Però comunque lo reputo un grande giocatore (tra i primi 20?forse…tra i primi 30 al 100%) preferisco lui a tutti quei “quasar player”…loro sono troppo ingombranti (e hanno meno IQ cestistico) per essere dei validi secondi violini e troppo poco forti per essere dei trascinatori. Il gallo è intelligente ed è un all-around, non mi viene mente un grande giocatore con cui non riuscirebbe ad abbinarsi a meraviglia…specialmente se questo franchise player avesse larga fiducia in lui (come appunto ginobili-duncan o jordan-pippen o simili).

  8. Saimon says:

    Gran bella analisi, come sempre.

    Sulla questione franchise player: pur da tifoso bostoniano, io farei ancora un giro di giostra puntando tutto sul Mamba. E’ un vincente impressionante, e ha quel “fuoco” che amo vedere nel mio giocatore franchigia ideale. Dopo di che, spazio a KD per i prossimi 20-25 anni 🙂

    Sulla vostra posizione 3, il Prescelto. Ritengo che in quella posizione sia di Wade. Intendo: se decidi, per provare a vincere un anello, di andare a giocare con uno che franchise player è già, secondo me perdi automaticamente lo status di giocatore franchigia. Te lo togli di dosso da solo. Così facendo hai automaticamente ammesso che “da solo”, se sei tu la grande star, non ce la fai. Ergo, ti autonomini secondo violino fino a nuova prova contraria. E’ una provocazione, ma spero di aver reso il concetto.

    OT: Permettetemi un complimento a tutti, su questo blog si parla di pallacanestro in maniera seria, matura e pacata. Senza ululare dopo 5 righe “Kevin è meglio di Kobe, Bargnani meglio di Love, Irving ha più mobilità articolare di Jerry West” ecc ecc. come succede purtroppo altrove.
    Bravi tutti.

  9. Mookie says:

    @ MVPizza e Frinf
    Howard non ha tutte le caratteristiche del F.P. ma “tutte” non so quanti le abbiano.. ad esempio nell’articolo del 2009 che ho linkato ne riconoscevano solo 6. Oggi metterei la mano sul fuoco su 3, e nessuno di questi è un centro. Nel ruolo mi sembra OGGI ancora la prima scelta.

    @ Saimon
    La tua provocazione è motivata e riprende il concetto che ha espresso Michael Jordan su “the decision”. E la condivido, però..
    È anche vero che i tre amigos volevano giocare assieme e Pat Riley – perché mica tutti i GM sarebbero stati capaci di riuscirci – era a Miami, dunque è “toccato” a LeBron raggiungere Wade. (L’ipotesi di finire a Toronto non penso fosse contemplata da nessuno…)
    Però a vederli nel rettangolo di gioco, mi pare che il ruolo di leader sia saldo nelle mani di James.

    PS: È di poche ore fa questo articolo di Dan Wetzel su Melo e sul tema dei franchise player.

  10. Saimon says:

    @Mookie

    per massima onestà, devo comunque ammettere che se fossi GM, me ne strafregherei della decision e delle polemiche e del fatto che personalmente amo James quanto la sveglia alle sei di mattina….ci costruirei sopra anche la mia pensione, altro che!

    Comunque, sempre per provocare…..la scorsa notte con Orlando, per vincere, quattro fuori e palla a Dwyane…. 🙂

  11. Vincenzo says:

    Iguodala a rigor di logica è un franchise player: innanzitutto è il migliore dei Sixers, e su questo credo non piova. Poi c’è da dire che è in grado, spesso se non sempre, di trascinare la propria squadra, se non con i punti con tutto il resto: assists, rimbalzi, palle rubate, poche perse, difesa.

  12. Hank Luisetti says:

    4. Deron Williams: Non si puote vedere.. 🙂

    ..perchè?? non certo per qualità tecniche..ma forse per quelle mentali.. su cui ancora ci sono troppi pun ti interrogativi.. oh IMHO eh..

  13. Mookie says:

    @ Saimon
    Sì, alla voce “closer” credo che con LeBron e Wade si possa scegliere di andare tanto con uno quanto con l’altro.

    @ Vincenzo
    Sì, concordo e i fatti ti danno ragione. Ma per essere fedele alla mia personale accezione di franchise player (ovvero NON quella in apertura di post) non credo che Iguodala possa essere il franchise player di una contender. Trovo invece che possa essere un sopraffino “Pippen”.

    @ Hank Luisetti
    Come scritto nel post.. “Non è il momento migliore per proporlo così in alto” e sapevo che avrei fatto storcere il naso a molti.
    Però non ho punti interrogativi così ingombranti sulle sue qualità mentali, come hai tu.
    Non resta che attendere il prossimo vero banco di prova, suppongo già dal prossimo autunno.

  14. from0tohero says:

    Articolo bellissimo. Cerco di esprimermi il più sinteticamente possibile.

    1.Lebron è il miglior giocatore mai esistito… per una regular season. Troppo bio-diverso, troppo atletico, troppo passatore, troppo potente, esaltante difensore su uomo e sulle linee di passaggio, straordinariamente resistente (su 82 regolari ne gioca 70 al top) e il più completo sui 28 m, purtroppo per lui disciplina poco praticata ai Play-off. Sono anni di Finali di conference quasi sicure. Cosa manca? Ci sono milioni di teorie al riguardo e tutte di persone che ne capiscono 100 volte me, ma IMHO questo più che avere un blocco psicologico non si fida dei suoi tiri liberi e non entra a prenderseli (cosa che potrebbe fare ogni volta vuole come il suo suo amico con il 3 ha abbondantemente dimostrato nel 2006).

    2. Se la mia vita dipendesse da una giocata, ancora oggi, nonostante tutto chiamerei “4 basso” e isolamento per Duncan in post. Cosa che Popovich ha fatto(giustamente) per una decade. Credo che Duncan sia l’emblema del Franchise Player per eccellenza alla quale neanche troppo velatamnte si ispirano Rose e Durant.

    3.Iguodala è un all-around purissimo. Giocatore favoloso per visione, difesa, rimbalzi atletismpo e Closer sottovalutato. Purtroppo ha un problema che credo non riuscirà a risolvere: tira malissimo. Non ne faccio una questione di meccanica ma proprio di efficacia.

    4.I Franchise player “veri” sono in sostanza 7-8, 2 li ha Miami, le altre devono dare contratti troppo alti a Giocatori che non li valgono. A parte lo strano caso di Morey a Houston che in piccola parte è un GM sulla falsa riga del Protagonista di Money-ball. straordinario ma alla fine non credo che così si possa vincere.

    Un SALUTO E CONTINUATE A SCRIVERE pezzi di questa qualità

  15. Hank Luisetti says:

    No ma i miei dubbi su D-Will sono molteplici.. alla fine non ha mai combinato più di tanto.. sicuro meno di CP-13 e DH-12.. ha avuto un’allenatore che gli altri due non hanno manco visto col binocolo.. ed anche col rapoporto compagni e questione leadership non ha dimostrato certamente più del centrone dei Magic.. in più quest’ultimo ha dimostrato di essere più fattore rispetto al neo(e presto ex??) Nets.. insomma ad oggi non credo possa essere diverso da questo. Poi il prossimo anno sarà l’anno della verità.. sia per lui, che per DH ..ma anche per CP..

  16. Stavrogin says:

    Concordo con Hank, Deron in quarta posizione di un articolo per il resto perfetto, secondo me.
    Non per questioni tecniche. Ma proprio per quelle virtù “soft” che rendono un bravo giocatore un vero leader.
    La scorsa stagione una sua pallaccia scagliata con violenza addosso al compagno rookie Hayward colpevole di non aver fatto il movimento che Deron si aspettava (e per la cronaca Gordon impassibile riuscì a controllare quel passaggio stizzito e tramutarlo in due punti) mi illuminò da questo punto di vista.
    Quest’anno… non è riuscito a rendere minimamente rilevante la sua franchigia.
    Chris Paul + scrubs = playoff
    Deron Williams + scrubs = nulla

  17. Regher says:

    Eh si, il franchise player Deron. Chiediamo a Avery

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>