From Magic vs Thunder 102-105, del 1.3

Mi chiamano MVP.

Apparentemente pigro, smilzo, a tratti persino svogliato ed indolente, mai un visibile sforzo fisico, infallibile e delicato al tiro, ridicolizza il nemico.

No, non è Terence Hill prima della reincarnazione in Don Matteo, ma il miglior giocatore della NBA del 2012.

Non è ancora un grandissimo. Ottimo attaccante, ma è ancora troppo incompleto. Ha il baricentro troppo alto. Ha pochi muscoli, è troppo magro. Non difende. Si accontenta del tiro da fuori. Non ha clutchness, gli mancano giocate decisive nei finali, sbaglia tiri importanti. Non sarà mai paragonabile ai più forti. Non ha cattiveria, non è un leader. Con lui non si va da nessuna parte.

E tante altre castronerie lette e sentite in questi anni ed addirittura in questi mesi.

Ammetto di aver sempre accelerato troppo con Kevin: dicevo che avrebbe cambiato la NBA quando ancora doveva giocare un minuto in NBA; dicevo che era il miglior attaccante quando ancora Kobe gli era davanti; dicevo che era il miglior giocatore quando ancora LeBron gli era davanti.

Ora basta: i bastian contrari sono sempre graditi se motivano il loro dissapore, ma non riesco più ad accettare che la contemporaneità dell’evento non permetta di coglierne il valore.
E non posso più accettare di ascoltare o leggere, che sia da Flavio Tranquillo o da utenti di un forum, che con Durant “stiamo vedendo il domani della Lega”.

Ma come “il domani”, Flavio? Ma con “l’oggi” come la mettiamo?

Tira dove vuole, contro chi vuole, quando vuole, segnando: ma questo lo faceva già.

Quello che però non faceva l’anno scorso è passare la palla in questo modo, coinvolgere i compagni con questi tempi, aggredire il ferro con questa cattiveria, andare a rimbalzo con ancora più intensità, difendere in possessi chiave muovendo i piedi, aspettare il proprio momento ed essere sempre decisivo nei finali vincenti.

E’ maturato definitivamente come uomo franchigia, come si nota in piccoli particolari tipo il difendere ancora più forte quando sta giocando male in attacco o nel concedere gli spazi che meritano a “Tony” Westbrook e “Manu” Harden, cavalcandoli anche dopo loro errori e riuscendo a coesistere in particolar modo col primo, nonostante tutto.

Davvero affascinante in questo senso il paragone con il carisma di Tim Duncan, ovvero un modo di essere leader con l’esempio senza per forza alzare la voce e litigare con tutti.

Ravviso in lui un solo difetto palese che compare ogni tanto in attacco: si piace troppo, accontentandosi talvolta del minimo sindacale quasi bastasse avere la palla in mano per segnare.
Come evidenziato da Tranquillo in telecronaca, è troppo passivo in entrata ed in uscita dai blocchi perché si sente troppo forte.

Ma per questi dettagli tecnici se ne riparlerà a maggio.
Ora Oklahoma City è prima e su chi vincerà la regular season si decideranno le sorti del titolo di MVP tra James e Durant; per il perdente l’occasione della rivincita arriverà di sicuro pochi mesi dopo a Londra, come compagno del vincente, e forse anche un po’ prima verso giugno, decisamente da avversario.

Intanto però, gaudeamus igitur, del nuovo status di Domineddio col 35 si è convinto anche l’Avvocato, primo passo per accorgercene poi tutti quanti insieme a cascata: non ha eguali nella Lega, Durant è il giocatore che sposta di più oggi nell’intera NBA.

Il fatto che si possa dire indifferentemente la stessa cosa di Kobe e LeBron non toglie nulla alla componente sacrale di Kevin.
D’altronde quando si fa il segno della croce non ci si ferma al Padre, al Figlio o al solo Spirito Santo, ma si pronunciano tutti e tre insieme: ben distinti ma formati della stessa sostanza.
Amen.

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6 Comments to “Lo chiamavano Trinità”

  1. luigisim says:

    ha 23 anni, é veramente difficile immaginare cosa fará fra 4-5 anni… é di un altro pianeta

  2. doppok says:

    In più ha aggiunto il tiro su un piede alla Wunderd Dirk (lo ha copiato, finalmente, anche Kobe mi pare, uno che non smette mai di imparare dagli altri) che lo rende ancora stilisticamente più bello.
    Poi, a differenza di qualcun altro ha rispetto per il gioco, il che non può non portare rispetto nei suoi confronti…

  3. luca says:

    L’unico mio dubbio su Durant è la struttura fisica. Con tutti i contatti che ci sono nell’NBA ho paura che il suo fisico potrebbe accusarne molto fra qualche anno (infortuni intendo). Il problema è che su quel fisico non è il caso di “lavorarci” troppo sopra, credo che molte delle sue caratteristiche di gioco (e che lo rendono un fenomeno) sono proprio dovute alla sua stuttura fisica. Per il resto è assolutamente un fenomeno.

  4. Saimon says:

    …gli stessi dubbi che tanti avevano su Ginobili al suo ingresso in Nba. Eppure sui contatti lui ci ha quasi costruito la carriera.
    Questo qua è tanta roba per davvero, e in più come faceva giustamente notare Doppok (straquote), risulta enormemente più simpatico ai più per la quasi totale mancanza di spocchia.

    Ve lo vedete KD nel siparietto di “na one, na two, na three”….?

  5. Max Giordan says:

    Seppure inimitabile come stile, nella magrezza e in alcune movenze mi ricorda il buon Michael Cooper – certo ha molti centimetri in più e altre caratteristiche tecniche.

    Bellissimo il paragone con Trinità!

  6. Brisss says:

    Gerry…fenomenale la conclusione “teologica” dell’articolo!! Complimenti…:-)

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