From Jazz vs Spurs 104-101, del 7.12


E gli Spurs non sono Pop.

«Sopportali fino ad Aprile»

«Sopportali fino ad Aprile»


Menù degli attuali San Antonio Spurs: mancata intesa su un cambio difensivo e sguardi che non si incrociano; avversario che scappa via a Duncan nei minuti decisivi; tre metri di spazio per il tiratore sul perimetro; ingresso libero nella propria area; quintetti senza Tim, Tony e Manu; palle perse sanguinose con orrendi passaggi orizzontali troppo pigri; improvvisazioni e forzature eccessive da parte di Parker.

Nessuna stella Michelin, anzi per i gusti di Popovich c’è una sola parola che può rendere il concetto: inaccettabile. Ovviamente condita dal suo miglior repertorio di imprecazioni e dal riaffacciarsi della sua ineguagliabile cultura militare, con cambi punitivi distillati senza guardare in faccia a nessuno come i bei tempi.

San Antonio ha cambiato modo di giocare. Per inserire le tante facce nuove giunte negli ultimi mesi (in primis l’istintivo Jefferson), per sopperire alla svanita e mai troppo rimpianta essenzialità di Bowen, forse anche per trovare alternative all’amministrazione controllata Parker&Duncan, lo staff tecnico ha snellito il libro dei giochi offensivi ed allentato la presa sui rigorosi principi difensivi.

Risultato? Misero record del 50% (9-9), l’attacco che prevale sulla difesa (concetto delirante per Pop), la novità principale Jefferson in pantagruelico ritardo nell’ingresso nel sistema e Spurs nettamente indicati come la contender più indietro sul piano della brillantezza e dei meccanismi di squadra.

Paradossale la produttività dalla panchina di Matt Bonner, emblematico il suo career high della scorsa notte a Salt Lake City: nei momenti chiave non solo era in campo come ormai gli accade da un anno a questa parte, ma rappresentava anche un tangibile riferimento grazie alla sua pericolosità perimetrale che concede metri di campo per le incursioni di Parker.

Ma se Bonner fa l’Horry e il Ginobili messi insieme e si prende persino il tiro decisivo a fil di sirena, i 28 punti di Red Rocket suonano paradossalmente più come un campanello d’allarme che come un piacevole ed inatteso ritornello.
Anche perchè poi ti devi portare nella tua metà campo i limiti sconfortanti in difesa ed a rimbalzo del casellante Matt, letteralmente non in grado di identificare il proprio avversario a causa del gap fisico-atletico che lo distanzia dalla decenza NBA.

San Antonio per vincere non può essere la squadra di Bonner, ma deve essere la squadra di Ginobili.
E’ stato dimostrato l’anno scorso, nel lancinante primo turno playoff contro la bestia nera Dallas, in cui Duncan e Parker erano segnalati intorno agli 80 punti ma senza dare la sensazione di poter riuscire a ribaltare la serie ed il pronostico da soli con quel supporting cast senza l’ex Virtus Bologna.

A Ginobili oggi mancano esplosività, gambe e fiducia per arrivare al ferro. E’ talmente palese da non essere preoccupante. Se da Bahía Blanca non arrivano segnali distensivi ma anzi il momento più alto della stagione di Manu è stata la versione cacciatore a mani nude di pipistrelli, a questo gruppo mancherà sempre l’improvvisazione sul tema, il cambio di ritmo in grado di spiazzare le difese, il valore aggiunto per il titolo.

Per altro attenzione al numero di soluzioni dalla panchina degli Spurs, troppo sottovalutata in questo particolare periodo di rodaggio ed al di là dell’argentino: i giovani Blair (difensore cinque stelle) e Hill (grande speranza tutto campo) sono i maggiori indiziati ad essere fattori nel medio periodo; Mason e Bonner forse non sono una garanzia quando si alza il livello della contesa, ma restano un lusso se possono fare gli operai specializzati.

Anche dal quintetto è lecito attendersi solo riscontri in crescita: McDyess (e volendo lo stesso Ratliff) pare già entrato in modalità Horry, attribuendo alla regular season lo stesso ruolo del Campari prima di una cena importante, ma i suoi blocchi saranno determinanti nelle battaglie in postseason; Jefferson è in ritardo, ma le sue 78 partite di playoff in maglia Nets si faranno sentire in Primavera quando sarà più a suo agio come finalizzatore e quarto violino.

Le grandi squadre ed i grandi giocatori ci hanno insegnato l’arte del salire di livello quando conta veramente e si assegnano i gioielli più preziosi: arriverà infatti la classica serie di vittorie subito dopo la pausa di fine Febbraio che porterà i nero-argento senza problemi tra le prime 5 ad Ovest. Nessuno meglio di Duncan e soci sa gestirsi nel corso della stagione.

Se fossi un tifoso Spurs, non sarei quindi preoccupato. Certo, vedere San Antonio fuori dalla griglia playoff fa un certo effetto, anche perché pur sempre ad un quarto di stagione e non alla seconda settimana.

Popovich non sta vedendo quello che vorrebbe vedere, ma sta ponendo tutte le premesse per raccogliere i frutti delle novità da Aprile.
Per ripresentarsi come la più credibile rivale di Kobe e coach Zen sulla strada della terza finale consecutiva gli basterà poi aspettare che BatManu torni in versione El Narigon e che Bonner torni a fare il Bonner.

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