From Pistons vs Celtics 96-81, del 19.2

Quando basta l'immagine.

Gli attuali Boston Celtics mi ricordano una musicassetta o videocassetta di qualche anno fa, alla comparsa dei primi CD e DVD.

Avevano accompagnato momenti importanti e speciali della tua vita, le avevi usate e condivise fino all’altro ieri, erano ancora in grado di prestare il loro servizio per quanto obsoleto, ma sapevi ineluttabilmente che potevano solo essere destinate a scomparire.

Dal luglio 2012, dopo una scontata cavalcata ai playoff di puro cuore ed orgoglio che potrebbe anche riservare qualche sorpresa, questi Celtics non ci saranno più. Il Patto di Roma, che nell’estate 2007 aveva sancito la missione di uno spogliatoio che avrebbe dovuto riportare ed ha riportato il titolo NBA a Boston, è stato abrogato.

Ma non è saltato per un evento specifico, per incompatibilità tecnica, per cambio nelle gerarchie o nelle aspirazioni dei firmatari. E soprattutto non è saltato per un contrasto personale o una lite, che anzi erano e sono parte integrante della gestione Rivers, in grado di maneggiare personalità non facili affrontando sempre faccia a faccia le difficoltà e trattando tutti allo stesso modo.

No, il Patto di Roma è saltato per naturale inerzia, per inesorabili limiti anagrafici e per quello che impietosamente si deve considerare “fine di un ciclo”. Tutto il resto è solo conseguenza.
E’ saltato perché doveva saltare, una cosa che chiunque avrebbe previsto alla sola lettura delle carte d’identità di Pierce, Allen e Garnett e che anzi è stato rimandato di qualche anno rispetto alla presumibile scadenza.

Era un contratto a tempo determinato, si sapeva che tra stage, progetti e proroghe non si sarebbe comunque potuto andare oltre il 2012, ovvero il tempo dei dischi ottici di Miami, Chicago ed Oklahoma City.

Il primo campanello d’allarme è suonato nella frettolosa e sbagliata cessione di Perkins, grave passo falso di Ainge non tanto e non solo sul piano tecnico per l’indispensabilità della presenza di Kendrick in area nella difesa di aiuti e recuperi di Boston, ma soprattutto per il simbolico elemento umano che segnava una spaccatura proprio in quello spogliatoio un po’ più speciale di altri.

Il nervosismo di Rondo ora non è casuale: nonostante le inverosimili smentite, Danny Ainge ha provato e sta ancora provando a cederlo, perché non ha identificato in Rajon la pietra miliare del futuro dei Celtics.


Nella notte a Detroit la sua espulsione è stata solo la punta dell’iceberg di una partita giocata quasi controvoglia, con linguaggio del corpo irritato ed irritante, mandando fuori giri i compagni sul piano emotivo e tecnico, pare litigando persino con uno soprannominato Candyman prima che Spike Lee si prendesse cura di lui.

E come sempre nei Celtics dei Big Four, più Rondo gioca da solo e più le cose si mettono male per Pierce e compagni.

Da tifoso Celtics ho a lungo osteggiato, criticato e mal sopportato Danny Ainge ben oltre i suoi demeriti, per quella costante incapacità di dare un senso ad una sua decisione in relazione a quella precedente o alla successiva.

Era un navigatore a vista, non sapeva nemmeno lui cos’avrebbe fatto il giorno dopo e cosa sarebbero stati i suoi Celtics il mese seguente, ma sono bastati 20 giorni in quella folle estate 2007 per passare dal sogno svanito di Oden o Durant alla più clamorosa redenzione della storia recente della NBA.
La navigazione a vista elevata a scienza esatta, giù il cappello.

Ora Ainge è chiamato ad un’altra grande sfida della sua carriera, per quanto affrontarla con un anello al dito e qualche vittoria significativa alle spalle sia certamente un ansiolitico potente.

Sa benissimo che Rondo è l’unico reale giocatore sotto contratto con un elevato valore di scambio e sa ancora meglio che la sua cessione può e deve solamente portare all’arrivo a Boston di un altro All Star non ancora trentenne.

E’ la ragione per cui non ha senso, al netto di eventuali altri inserimenti, lo scambio coi cugini Lakers per Pau Gasol, inspiegabilmente cavalcato e giudicato “epocale” dall’Avvocato, ma del tutto estraneo a qualsiasi logica per i biancoverdi.

Non puoi andare all-in per provare un micidiale canto del cigno sfruttando un arco temporale così limitato, perché il quintetto Bradley, Allen, Pierce, Garnett e Gasol non è comunque in grado di trovare in due mesi una chimica nuova e le motivazioni per dare l’assalto alle affamate Miami e Chicago, tanto più senza il fattore campo e partendo dal settimo posto nel seeding. Se va male, sei davvero finito.

No, Ainge deve rivoluzionare i Celtics gestendo l’addio dei veterani anche a costo di rinunciarvi in modo brusco e capitalizzando con la meglio gioventù la separazione da Rondo, non ripetendo quindi l’errore che all’inizio degli anni ’90 costò a Boston più di 10 anni di imbarazzante anonimato.

Perché Pierce, Allen e Garnett, come Larry Bird e soci, hanno sicuramente prodotto musiche e filmati che ti hanno fatto commuovere e soprattutto vincere.
Ma non è affatto detto che una canzone ascoltata su CD o un film visto su DVD non possano essere un capolavoro ugualmente emozionante.

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5 Comments to “Shipping up from Boston”

  1. Luca 8 says:

    “Nella notte a Detroit la sua espulsione è stata solo la punta dell’iceberg di una partita giocata quasi controvoglia, con linguaggio del corpo irritato ed irritante, mandando fuori giri i compagni sul piano emotivo e tecnico”; se sostituisco Detroit con Cuveglio mi ricorda qualcosa… 🙂
    Scherzi a parte, quello che dici è giusto ma non so a quanti all star giovani e veri puoi arrivare da una trade di rondo, anche perchè alla luce del contratto di pierce la stella andrebbe cercata negli spot di 4 o 5. A meno quindi di una ipotetica trade di rondo per arrivare ad Howard non vedo soluzioni molto più interessanti (ad eccezione forse del fratello minore di Pau e qualcos’altro per fare quadrare il tutto)

  2. Gerry says:

    La situazione salariale dei Celtics è però sorprendentemente interessante, di fatto a libro paga l’anno prossimo ci sarebbero solo Rondo e Pierce.

    Uno scenario plausibile potrebbe essere Deron per Rajon, abbozzato anche oltreoceano (http://espn.go.com/boston/nba/.....ajon-rondo).

    Williams firmerebbe a Boston un pluriennale ed attirerebbe quel lungo che manca, che però in questa free-agency può solo avere le sembianze troppo care di Dwight.
    Poi Allen e Garnett rifirmano al minimo veterani e Danny Ainge può così elargire benedizione Urbi et Orbi affacciato dalla finestra di casa.

    Ma temo sia uno scenario troppo da Mulino Bianco del Massachusetts.

    Concettualmente ha pure senso non rinunciare a Rondo, sfruttando lo spazio salariale per affiancargli un altro big medio-giovane, e non far venire meno la mistica Celtics, permettendo ad Allen e Garnett di chiudere la carriera a Boston. Ma dipende molto anche da cosa vogliono fare loro, che è uno dei temi preliminari che Ainge deve aver ben chiaro prima di decidere come muoversi.

    P.S.: la coincidenza Detroit-Cuveglio ha del trascendentale, sia perché entrambi gulag mica da ridere, sia per i giocatori coinvolti e sia per le dinamiche abbastanza simili. Solo che Rondo non si sa bene per cosa protestasse, mentre a Cuveglio la sbroccata di quel formidabile play varesino era tecnicamente giustificatissima! 😀

  3. MVPizza says:

    potenzialmente con la coppia pierce-rondo(oppure Dwill) e gli altri 2 veterani dalla panchina i Celtics sarebbero ancora da titolo.
    ma quale big man potrebbe arrivare? Anch’io ho le tue stesse perplessità (sul piano tecnico ed economico) su Howard, ma dai free-agent non si può pescare niente di meglio.
    questo mi porta ad immaginare la firma di Deron e una trade che porti un lungo in cambio di Rondo.
    tuttavia non credo che una squadra si priverebbe di un buon lungo sotto i 30 anni (merce rara oggi) per prendere uno dei play sicuramente più forti della lega, ma che ha anche grossi difetti….

  4. simonpietro says:

    beh ma Roy Hibbert da Indiana (che non ha rinnovato) non sarebbe uno scenario possibile? in fondo offensivamente è meglio di Dwight e in difesa con vicino Garnett difende chiunque!

  5. Gerry says:

    Hibbert è la prima alternativa a DH tra i centri free agent, ma essendo “restricted” mi pare difficile che Indiana non pareggi qualsiasi offerta, trattenendo quindi il giocatore.

    Dopo Hibbert si passa a Lopez, Kaman, Hawes, Kwame Brown, Camby. Insomma, non esattamente il top, per un motivo o per un altro.

    Se ci fosse un accordo per trattenere al minimo veterani Allen e Garnett, cambierebbero tutti gli orizzonti e prenderebbe forma lo scenario di MVPizza, anche se bisogna sempre vedere quanto Boston sia apprezzata come piazza.

    Non ho la minima idea di che intenzioni abbia Ainge e quale sia il suo reale pensiero su Rondo (comunque gestito male in queste settimane e sicuramente offerto in scenari di trade). D’altronde la storia ci dice che non è mai possibile capire cosa frulli nella sua testa.
    So con certezza una sola cosa: non può stare fermo nei prossimi 4 mesi.

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