Sono passati 10 giorni da quando questo sconosciuto è improvvisamente diventato qualcuno. La sua è la storia dell’anno in NBA, di lui parlano tutti.

Quando hanno chiesto un parere su di lui a Kobe Bryant alla vigilia della sfida Knicks-Lakers, la risposta “non so di chi state parlando” è stata definita dalla stampa locale un insulto all’intera città di New York.
Perché NYC oggi è lui, Jeremy Lin.

Tutti pazzi per Jeremy.

Riassunto stringato del percorso cestistico di Lin: esce da un college tutt’altro che rinomato per la pallacanestro: Harvard. Non scelto al draft, lo scorso anno trova un posto nel roster di Golden State, per ventinove comparsate.
Per creare lo spazio salariale necessario a provare a strappare DeAndre Jordan ai Clippers, nella baia lo tagliano il 9 dicembre. Il nuovo coach degli Warriors Mark Jackson non ne può più di ripetere che lui, per colpa del lockout, non l’ha potuto neanche vedere giocare.

Lo raccolgono i Rockets, ma anche Houston lo rilascia alla vigilia di Natale per fare posto a Samuel Dalembert. Era una delle sei point guard presenti al training camp, ma non saprei dirvi altro di lui – è il ricordo onesto e significativo di Kevin Martin.

Approda infine ai Knicks quando Shumpert si aggiunge a Baron Davis nella lista delle guardie in infermeria. Non avesse avuto un’occasione prima del 7 febbraio, probabilmente sarebbe stato tagliato anche a New York, ha ammesso l’agente del giocatore.

Ma l’occasione è capitata, per “merito” delle pessime prestazioni dei compagni di reparto, contro i Nets. Non ho fatto un buon lavoro in difesa su Lin – ha ammesso a fine gara Deron Williams. Un bookmaker non avrebbe neppure quotato una frase del genere.

Dalla successiva sfida Lin è partito in quintetto per una striscia di 5 vittorie consecutive in cui è stato assoluto protagonista con 27 punti e 8 assist di media.
Dopo Deron, anche Wall e Rubio hanno perso il confronto diretto con il nuovo starter dei Knicks. Contro i Lakers ha fatto più punti (38) di Kobe.

È letteralmente sbucato dal nulla l’ultimo Player of the Week della Eastern Conference. Lo chiamano Yellow Mamba, è scoppiata la Linsanity, i tifosi riempiono il Garden per vedere lui!
E ora, che succederà? Ci manca solo la sua faccia sulla copertina del Times con il titolo “Può quest’uomo salvare i Knicks?”

Ha personalità, gioca senza paura, è sfrontato. Aspetti per i quali mi ricorda il primo Sam Cassell. Non è stilisticamente gradevole come Ray Allen, ma è solo nel tiro dalla lunga distanza che sembra poco efficace. A volte mi sembra poco fluido nei movimenti, ma poi ecco che ti stupisce per la velocità del primo passo o per come schizza in alto e schiaccia.

Confesso che qualcosa non mi convince del tutto ancora e non sono così pronto a scommettere che siamo di fronte ad una nuova stella della Lega. Il fatto poi che stiamo parlando di un playmaker esploso nel sistema D’Antoni mi rende ancora più cauto.

Però è innegabile che questa da 5 partite non è più la squadra di Melo e Amar’e.
È la squadra di Lin e D’Antoni.

I cori “fire D’Antoni” la dicono lunga sullo spettacolo che stavano offrendo i Knicks in questa stagione. E da tempo anche in questo blog continuiamo a ripetere che il management non ha costruito un roster coerente con la filosofia di gioco del suo allenatore.

Lin è il protagonista del grande ritorno alla pallacanestro che vuole coach Mike.
Quella che fin qui sembrava una ricetta sbagliata, ora ha un aroma speciale: si torna a correre, circolazione di palla, tutti coinvolti, pick’n’roll e area sgombra per le penetrazioni. Ultimamente anche difesa.
È bastato aggiungere l’ingrediente mancante (un playmaker degno di questa definizione) e.. toglierne un paio.

Perché è diventato questo il nuovo tema.
Cosa succederà quando rientrano le due superstar? Anthony e Stoudemire torneranno a volere la palla in mano, a fermare la circolazione e intasare l’area? Chi deve adeguarsi, loro a Lin o viceversa?

Nonostante l’entusiasmo sfrenato del momento, fatico ad immaginare che Anthony – fino ad oggi autentica point forward dei Knicks – diventi uno che si muove principalmente senza la palla per riceverla in movimento, che lasci ad altri il compito di iniziare l’azione offensiva e decidere come svilupparla.

Il caso di Amar’e invece è meno problematico. Anzi, se quello tra Lin e Chandler è diventato un pick’n’roll formidabile, non voglio immaginare cosa possano fare assieme lui e il #17. Però resto sempre perplesso circa la coesistenza con Chandler: D’Antoni predilige avere un solo uomo nel pitturato e, offensivamente, potrebbe optare per giocare con Amar’e da “5” e Novak da “4” perimetrale.

Fossimo in NFL la soluzione ideale sarebbe mettere l’ex Suns nel team offensivo e l’ex Mavs in quello difensivo. O introdurre i cambi mentre il cronometro corre, come nell’hockey.

Jeremy Lin & New York, tutto è successo per una serie di coincidenze fortunate.
Ma la fortuna aiuta gli audaci, pare.

Bravo D’Antoni che ha rischiato, è andato all-in puntando sulla guardia di origine asiatiche; non solo non ha perso il lavoro, ora può gioire dei successi di una squadra di nuovo “a sua immagine e somiglianza”.
Fenomenale Lin che ha sfruttato l’occasione come se fosse l’unica nella sua vita; ora ha un contratto garantito fino al termine della stagione (Restricted da giugno) e sta vivendo un sogno.

Anthony adesso ha l’opportunità di dimostrarsi un vincente: accantonando l’ego (ma il ruolo di closer non glielo tocca nessuno) e fidandosi del suo coach.

Perfino il management della franchigia della Grande Mela ha improvvisamente la possibilità di fare delle scelte, anche a costo di rinnegare le precedenti. Difficile accada prima della deadline del 15 marzo, perché credo ci sia la curiosità di vedere se il nuovo mix suonerà bene.

Peggio di com’erano due settimane fa non saranno di certo, ma non sono affatto sicuro che i Knicks al completo siano migliori di quelli ammirati in questi giorni.

E se tutti i pezzi non si incastrano bene, cosa impedisce in estate di studiare una cessione di Anthony?

Sarebbe il restyling più coraggioso della storia della NBA.
E se fosse anche il più vincente?

Tags: , , , , , , , ,

7 Comments to “Resty-Lin’ NY?”

  1. Bandini says:

    Mookie, la tua conclusione è di fatto una conferma della mia idea che potremmo essere di fronte ad nuova edizione della Ewing theory, la Melo-theory!
    Certo, Lin è il “fenomeno” (nel senso letterale, cioè cosa che si manifesta) che ci voleva per una stagione Nba come questa, che effettivamente finora è stata un pò monotona e con poche partite veramente degne di rilievo, mentre con tantissimi, troppi blow out. Anche io sono curioso di vedere Lin su un arco più lungo di partite.
    Ah, a quello con il cartello con scritto Yellow Mamba dovrebbero dare il Pulitzer…

  2. Mookie says:

    … poi si potrebbe anche dire che la Melo-Theory si erà già manifestata a Denver nello scorso finale di regular season.

    A memoria, per qualità è la peggior regular season da tanti anni.
    Ricordo una partita in cui un commentatore tecnico americano ha esclamato in diretta “man, NOBODY is playing defense” riferito a entrambe le squadre.
    Più in generale non si vede grande basket, ma qualche motivo di interesse si trova sempre.

    E ci sono anche tanti crolli improvvisi: non fai tempo a elogiare una squadra che nel giro di tre giorni ne perde malissimo due facili. Ma su questo il calendario compresso e la corta pre-season sono giustificazioni accettabili.
    Forse anche per questo chi ha cambiato meno sta facendo particolarmente bene (Sixers su tutti).

  3. Kikkoshoot says:

    A proposito di closer…Lin ha appena messo la tripla della vittoria..e la favola continua..

  4. simonpietro says:

    Linsanity at the Buzzer!!!! David Stern starà gongolando nel suo ufficio!!! quoto Bandini sul Pulitzer a quello del cartello Yellow Mamba, mentre a proposito di stagione anomala, Portland perde 3 partite in fila al Rose Garden per la prima volta dal 2006, l’ultima stanotte prendendone 124 (!!!!) dai Wizards….

  5. Mookie says:

    @ Kikkoshot
    .. e alla domanda su chi prenderà il tiro sulla sirena al ritorno di Melo, D’Antoni ha risposto “i don’t know”. D’altra parte finché dura, perché cambiare?..

    @ SimonPietro
    e la terza fa malissimo! Perché perdere contro Washington è un disastro, anche se LaMarcus si è infortunato subito.

  6. Gerry says:

    Nella notte merita la citazione anche quel gran paraculo di Amar’e, che si è arruffianato e coccolato il Lin tutto il tempo con tanto di giocate a due decisive nel finale, come dire “beh, avete visto? Certo, io e Jeremy, la coppia dei Knicks del futuro, avevate qualche dubbio?” 🙂

    Chi aveva più bisogno di una vittoria a Toronto era Stoudemire, ora la patata bollente passa al rientrante Melo.

  7. Bandini says:

    @ Mookie Riguardo la stagione, giustamente VanGundy domenica in Bulls@Celtics si chiedeva perchè i Wizards andassero in diretta nazionale, visto come giocano. Tra l’altro, anche le zebre a volte fanno delle performance sottotono, sempre per il campionato troppo fitto.

    Riguardo Lin, ultimi 6 punti a Toronto di un certo peso, e poi si dice che studiare non serve a nulla, questo ha fatto Harvard!
    Su Melo, se è veramente è un leader vincente, dovrebbe provare a lasciare almeno per 30 minuti la gestione dell’attacco a Lin, poi se del caso mettersi in proprio quando serve, insomma come hanno fatto i grandi quando hanno vinto non guidare l’attacco per 48 minuti, ma farlo bene per i 12-15 minuti chiave. Ah, e poi dovrebbe iniziare a difendere, e su quello ho già più perplessità, data la scarsa propensione e capacità nel fondamentale del prodotto di Syracuse (che infatti difende a zona da circa 30 anni).

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>